Gianfranco Miccichè versus i giornalisti. Di punto in bianco, all’indomani della consegna all’Ordine dei giornalisti della villetta di Totò Riina – perché la chiamino covo, non si capisce - li ha messi sul banco degli imputati con due accuse precise ma non ben motivate: sono bugiardi ed omertosi. Poi ne ha tratto le conseguenze: meritano di stare proprio nella casa del boss.
Il Presidente dell’Ordine, Franco Nicastro, ha tirato fuori la schiena dritta dei giornalisti e i poveri morti, colleghi che hanno subito il piombo della mafia e ci hanno lasciato la pelle perché facevano quel che dovevano fare, né più né meno (ed è questo, oggi, l’eroismo possibile). Reazione plausibile, dovuta e, purtroppo, rituale. L’episodio meriterebbe di finire in archivio, è un deja vu - il misfatto contro la categoria e la difesa d’ufficio – ma sentiamo di non poterlo fare e non ne capiamo compiutamente la ragione. Più che motivazioni sono sentimenti confusi e, forse, di alcun interesse per chi non li vive.
Miccichè non se la prende con tutti i giornalisti ma con quei bugiardi ed omertosi che “mortificano la categoria”. E’ quello che sostiene, più o meno. C’è qualcuno che può affermare che fra i giornalisti non ci siano i bugiardi e gli omertosi? O fra i medici, gli avvocati, i maestri di scuola elementari, gli infermieri, gli operatori ecologici o così via? E allora, sarebbe bene che non scattasse la consueta difesa della categoria, che raccoglie gente per bene (in grande maggioranza), professionisti seri e competenti, ed altri che navigano a vista, si arrabattano ed usano certe volte in modo spregiudicato il mestiere per farsi gli affari loro.
L’onestà non è una prerogativa della categoria dei giornalisti, ma una categoria – stavolta sì – dello spirito. Alberga negli uomini che la portano con sé, tutte le volte che possono, come una croce. Tutte le volte che possono, non sempre. L’omertà? Beh, dovrebbe essere bandita dalla professione. E’ la nemica dell’informazione. Chi nasconde il crimine, indulge sui comportamenti scorretti, le malversazioni, le prepotenze e li nasconde, non è solo un colluso, connivente, disonesto, ma un nemico – il nemico numero uno – della professione.
Ciò premesso, qualcuno può affermare, fra coloro che hanno alle spalle una lunga gavetta, di non avere nascosto una notizia, di non averla ingiustamente derubricata per ragioni che nulla hanno a che vedere con la sua valutazione? In definitiva, dunque, appare davvero difficile fare il muso duro nei confronti di chi afferma che fra i giornalisti ci sono i bugiardi e gli omertosi. Gianfranco Miccichè, tuttavia, sbaglia quando ritiene che il posto giusto per i giornalisti sia la villetta confiscata a Totò Riina. Sbaglia perché – come egli stesso osserva – i giornalisti omertosi e bugiardi, quindi indegni di esercitare quel mestiere, fanno danno alla categoria. L’atto simbolico compiuto dal governo, di assegnare il bene appartenuto al boss ai giornalisti, va considerato un premio alla memoria di coloro che ci hanno lasciato la pelle facendo il loro lavoro con dignità.
A Miccichè faremmo piuttosto una domanda: il Ministro Maroni avrebbe dovuto assegnarla agli ex parlamentari, tanto per fare un esempio? O agli ex dirigenti di partito? O ai manager, categoria cui lui ha appartenuto, prima di scendere in politica insieme al suo leader? Non ci sono bugiardi ed omertosi fra i banchi del parlamento, nelle stanze ovattate delle grandi aziende pubbliche? Se Maroni avesse consegnato la villetta ai suoi colleghi o ai manager, non avrebbe risolto il problema, che è di evitare di fare regali a chi non dice la verità e nasconde l’illecito.
Infine una curiosità. Ci piacerebbe sapere per quale ragione Miccichè si sia messo di traverso in questa circostanza. I leghisti non gli piacciono, questo è arcinoto, e il piacere di fare infelice Maroni potrebbe averlo stimolato, ma è troppo poco. Gli sono stati fatti dei torti negli ultimi giorni? Può darsi, ma sfogliando i giornali, il sottosegretario è sempre molto gettonato: periodici e quotidiani scrivono di lui con sorprendente frequenza. Non ha davvero di che lamentarsi. Ha costruito l’immagine di personaggio che non se ne tiene una – immagine che porta consenso – grazie ai giornalisti. Quali? Probabilmente anche quelli che non ama. Le nostre testate lo tengono in gran conto e ne ricavano consenso, perché gli articoli che lo riguardano, sono molto letti. Informando su ciò che fa e dice, facciamo il nostro interesse, quello dei lettori e dello stesso Miccichè.
Eppure ne scriviamo “de relato” perché non ci è stato possibile avere notizie dirette da lui. Spesso per poiterne scrivere dobbiamo leggere le interviste che concede alla Sicilia di Catania con una frequenza impressionante. Il quotidiano catanese trova facilmente Miccichè, abbastanza facilmente Raffaele Lombardo e Francesco Cascio, il Presidente dell’Assemblea. Il Giornale di Sicilia non trova altrettanto facilmente Miccichè e Lombardo. In compenso s’imbatte in Francesco Cascio un giorno sì ed uno no. E’ possibile che le difficoltà non siano ostacoli procacciati dal destino, ma il risultato – legittimo – di scelte. Niente da eccepire.
Noi non omettiamo i gesti e le parole di Miccichè, comunque. Grazie a ciò che fa e dice facciamo previsioni, costruiamo scenari, azzardiamo ipotesi, ci avventuriamo – talvolta con audacia – su percorsi accidentati. Bugiardi, omertosi? Qualche volta sì, è possibile, ma senza averne coscienza.
E a lui, Miccichè, non capita mai di dire bugie o di essere omertoso?
Avrei voluto commentare il pezzo in verità, mai poi ho preferito una riflessione in più sul tuo intervento Artemyra. Condivido pienamente la tua posizione. A parte le sparate di Miccichè, abituato a far parlare di sè più male che bene, del quale nessun giornalista serio potrà mai farsi una grande opinione (come politico), appoggio le tue riflessioni sul pesante degrado che investe il giornalismo nostrano, a partire dagli organi d'informazione su scala nazionale. Sotto il comodo e ipocrita paravento della libertà d'informazione, è ormai un fiorire di giornalisti specializzati nel gossip, nella imbrattatura strumentale, nello scontro odioso e diffamatorio. Tira una brutta aria davvero, quanto a "giornalismo" in Italia. Inoltre, tocchiamo con mano che alcuni di questi "baronetti" della carta stampata, a forza di insulti e gossippate da quattro soldi, si sono allenati a far soldi in quantità, producendosi in affari editoriali, libri, televisioni.
Ce ne sono anche di seri, intendiamoci, ma la larga maggioranza si è ormai avvezzata al copione generale, al modello delle escort e delle massaggiatrici scambiate per prostitute, pur di alimentare il gioco sporco in politica.
Certo loro non fanno eccezione, appartengono alla materia umana (non a quella divina delle caste moralistiche) e perciò sono soggetti ad errori.
Per fortuna, sono ormai tante le persone che leggono e interpretano, con la propria testa.Se ci voltiamo leggermente indietro e ricordiamo le grandi firme del giornalismo italiano, a cui è appartenuta la grande Oriana, restiamo sgomenti da tanta mediocrità diffusa.
Cordialità Artemyra.
Svevo
Condivido il pensiero dell'ottimo Svevo, ma vorrei solo aggiungere che, fino a quando ci saranno coloro che continueranno ad interessarsi alle stupide "gossippate" non potrà che alimentarsi un giornalismo di conseguenza.
Voglio dire che: vivendo in una società che sembra ormai carpita da un vojerismo sub culturale espresso anche con trasmissioni televisive demenziali, è veramente difficile potersi riscontrare con un giornalismo di alta professionalità, poichè ormai la società appare viziata, anzi quasi volutamente persa in direzione di scoop di basso livello e assurdi pettegolezzi.
Una strada che sembra quasi segnata se non si pongono limiti, perchè sono proprio le regole ed i principi che determinano i valori di una società!
Un giornalismo professionale, sano ed obiettivo, può solo arricchire.
L'accusa dell'Onorevole Miccichè, oserei dire...passa in secondo grado rispetto a questa penosa e ben più triste realtà!
Vincenzo Cacopardo
Evidentemente questo personaggio inutile e arrogante vorrebbe prepararsi il suo futuro, vorrebbe cioè addirittura fare il governatore della Sicilia, certo che in quanto a presunzione non lo batte nessuno.
Ma quanta importanza date a questo personaggio! Questo và ignorato del tutto! Ma ve la siete vista mai una sua intervista? Roba da sbellicarsi dalle risate!
Ma per favore siate seri, lasciatelo perdere!
Gentile Direttore,
condivido in parte le Sue osservazioni sulle caratteristiche dei giornalisti. Le confesso che da giovane avrei voluto diventare giornalista sulle orme di un'Oriana Fallaci che negli anni sessanta/settanta era l'immagine perfetta di un giornalismo femminile graffiante ma onesto (poi, aimè, un po 'degenerato). Pensavo, ingenuamente, che i giornalisti avrebbero dovuto essere superparters...dimenticando che, comunque, ognuno di noi ha un'idea, un'opinione, un ideale, giustamente personale. In questi ultimi tempi ho visto però un'immagine del giornalismo estremamente degradante per la categoria; non parlo di bugie e di omertà, parlo di indifferenza al degrado morale, di servilismo di parte, di utilizzo del più becero pettegolezzo, di sputtanamento delle persone, di una mancanza di professionalità ignominosa per la categoria. Per fortuna i giornalisti non sono tutti così e ne conosco abbastanza per apprezzare la categoria e per portare a loro la mia stima e la mia amicizia. Come ben Lei sa, l'informazione è potere: la capacità di comunicare è un potere ancora più forte. Spero solo che la morale, l'intelligenza, il rispetto per i lettori e quindi per le pesone, siano la motivazione fondamentale per un'informazione e per una comunicazione di alta qualità.
Cordialmente.
Artemyra
Avrei voluto commentare il pezzo in verità, mai poi ho preferito una riflessione in più sul tuo intervento Artemyra. Condivido pienamente la tua posizione. A parte le sparate di Miccichè, abituato a far parlare di sè più male che bene, del quale nessun giornalista serio potrà mai farsi una grande opinione (come politico), appoggio le tue riflessioni sul pesante degrado che investe il giornalismo nostrano, a partire dagli organi d'informazione su scala nazionale. Sotto il comodo e ipocrita paravento della libertà d'informazione, è ormai un fiorire di giornalisti specializzati nel gossip, nella imbrattatura strumentale, nello scontro odioso e diffamatorio. Tira una brutta aria davvero, quanto a "giornalismo" in Italia. Inoltre, tocchiamo con mano che alcuni di questi "baronetti" della carta stampata, a forza di insulti e gossippate da quattro soldi, si sono allenati a far soldi in quantità, producendosi in affari editoriali, libri, televisioni.
Ce ne sono anche di seri, intendiamoci, ma la larga maggioranza si è ormai avvezzata al copione generale, al modello delle escort e delle massaggiatrici scambiate per prostitute, pur di alimentare il gioco sporco in politica.
Certo loro non fanno eccezione, appartengono alla materia umana (non a quella divina delle caste moralistiche) e perciò sono soggetti ad errori.
Per fortuna, sono ormai tante le persone che leggono e interpretano, con la propria testa.Se ci voltiamo leggermente indietro e ricordiamo le grandi firme del giornalismo italiano, a cui è appartenuta la grande Oriana, restiamo sgomenti da tanta mediocrità diffusa.
Cordialità Artemyra.
Svevo
Gentile Direttore,
condivido in parte le Sue osservazioni sulle caratteristiche dei giornalisti. Le confesso che da giovane avrei voluto diventare giornalista sulle orme di un'Oriana Fallaci che negli anni sessanta/settanta era l'immagine perfetta di un giornalismo femminile graffiante ma onesto (poi, aimè, un po 'degenerato). Pensavo, ingenuamente, che i giornalisti avrebbero dovuto essere superparters...dimenticando che, comunque, ognuno di noi ha un'idea, un'opinione, un ideale, giustamente personale. In questi ultimi tempi ho visto però un'immagine del giornalismo estremamente degradante per la categoria; non parlo di bugie e di omertà, parlo di indifferenza al degrado morale, di servilismo di parte, di utilizzo del più becero pettegolezzo, di sputtanamento delle persone, di una mancanza di professionalità ignominosa per la categoria. Per fortuna i giornalisti non sono tutti così e ne conosco abbastanza per apprezzare la categoria e per portare a loro la mia stima e la mia amicizia. Come ben Lei sa, l'informazione è potere: la capacità di comunicare è un potere ancora più forte. Spero solo che la morale, l'intelligenza, il rispetto per i lettori e quindi per le pesone, siano la motivazione fondamentale per un'informazione e per una comunicazione di alta qualità.
Cordialmente.
Artemyra