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Razzismo fra i giovani? D’Alia: “Gravi le responsabilità della politica, che invia messaggi fuorvianti”

18 febbraio 2010 16:52
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Il presidente dei senatori Udc, Gianpiero D'Alia, non ha dubbi. I messaggi che arrivano dai Palazzi fanno danno. Ilo giudizio di D’Alia è stato stimolato dalle conclusioni di una ricerca sui giovani e il loro rapporto con la diversità razziale. "L'indagine effettuata dall'istituto di ricerche Swg per la conferenza dei presidenti delle Assemblee Legislative delle Regioni e delle Province Autonome, sui fenomeni razzisti e xenofobi tra i giovani e' troppo preoccupante per

essere sottovalutata", osserva il senatore dell’Udc. "Se e' vero che più del 45% dei giovani -continua D'Alia - manifesta chiusura e xenofobia significa che i modelli culturali e sociali di riferimento sono sbagliati. Cos'altro può significare, ad esempio, la presenza su Facebook di oltre mille gruppi xenofobi se non il preoccupante radicamento nei giovani della cultura dell'intolleranza e quindi della violenza".

 

"Una delle cause di questa drammatica situazione e' certamente imputabile alla politica, e ai messaggi discriminatori che una parte di essa quotidianamente instilla nella coscienza dei giovani. E' necessario su questo fronte -conclude il capogruppo centrista- un profondo mutamento di rotta soprattutto nelle fila della maggioranza di governo".

 

L’analisi del Presidente dei senatori Udc rispecchia la realtà. Ogni problema di ordine pubblico da due anni a questa parte viene rappresentato come un problema dell’immigrazione. E l’immigrazione significa diversità. Gli immigrati in fuga dalla fame e dal dispotismo sono criminali che vogliono mettere a ferro e fuoco le città; gli immigrati regolari e non, costituiscono un pericolo per le popolazioni residenti. Non c’è giorno che queste considerazioni non vengano rivolte all’opinione pubbliche da uomini di governo.

 

Indimenticabile l’avvertimento del Premier sui barconi che sul Canale di Sicilia ospitano criminali per ottenere consenso ai respingimenti condannati dalle Nazioni Unite e dalla Chiesa, oltre che da vaste aree cattoliche e dall’opposizione.

Mentre questa denuncia arrivava alle redazioni dei media italiani, a Palermo due extracomunitari irregolari fermavano un folle che alla stazione di Palermo aveva ammazzato un anziano e ferito la moglie. Se non fossero intervenuti ed assicurato alla giustizia il folle, sarebbe stata una carneficina.

 

Mentre le parole del Premier hanno impaurito mezza Italia, la notizia dei due giovani che hanno rischiato la pelle e l’espulsione dall’Italia, non ha ottenuto alcuna audience, non è “passata”.

 

Poco si sa di quel che fanno i “nuovi” italiani nel nostro Paese, tutto si sa sui malavitosi di colore.

 

La rivolta di Via Padova a Milano, dopo l’uccisione di un egiziano, proprio qualche giorno fa, costituisce un episodio esemplare. La guerriglia fra sudamericani ed egiziani ha suggerito ai rappresentanti della Lega Nord, ancora a caldo, la proposta di andare casa per casa per sbattere fuori gli immigrati, rastrellamenti in città. Perfino un Ministro, Calderoli, caldeggiò la tolleranza zero. Nessun cenno ai problemi di ordine pubblico e alla necessità di un controllo assiduo del territorio.

 

Le ipotesi di provvedimenti eccezionali sono stati smentiti dal Ministro dell’Interno Maroni che ha usato il buonsenso e promesso l’invio di altri poliziotti e delle iniziative per favorire l’integrazione. Ma il danno, anche in questa occasione, come in tantissime altre, era già fatto perché la paura dei “neri” è stata suscitata a caldo ed è quella che rimane nei pensieri e nel cuore della gente, come va predicando da tanto tempo il Cardinale di Milano, Tettamanzi, che ha invece puntato il dito contro la politica e le istituzioni, come causa principale del crimine.

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