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Anno sabbatico per Tomasi di Lampedusa, Sciascia e Camilleri. E Macaluso in soffitta. Che succede nella sinistra ex Pci siciliana?

15 febbraio 2010 18:32
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(essepì) La domenica austera di Palermo ci ha costretto alla lettura accurata dei quotidiani. Giornata piovosa fredda e senza auto. Abbiamo perciò letto che Mario Centorrino, assessore del governo regionale in carica, ha suggerito ai siciliani l’anno sabbatico agli autori siciliani più letti: Andrea Camilleri, Tomasi di Lampedusa e Leonardo Sciascia.

Invero ha dato qualche altro consiglio, intervenendo ad un incontro propiziatorio degli Stati generali dell’Autonomia, organizzato a Siracusa. Oltre che alleggerire la libreria, occorrerebbe mettere in quarantena Emanuele Macaluso, portatore sano di malattie incurabile, come la nostalgia del milazzismo.

Macaluso è stato segretario del PCI, partito al quale Centorrino ha militato. Non c’è più mondo. Una volta i comunisti issavano altari per i loro quadri dirigenti, oggi li considerano alla stregua delle pandemie.  

Confesso di essermi chiesto che cosa sia mai accaduto a Centorrino, del quale ho letto pacate riflessioni su temi che più gli sono congeniali, in economia, e di avere nel contempo provato una irritazione spropositata.  

Per quale ragione ve lo spiego subito.  

Fui iniziato alle opere di Andrea Camilleri dal Birraio di Preston. Di lui, prima di allora, avevo letto un antico livello dedicato alla rivolta avvenuta, mi pare, a Porto Ermpedocle due secoli or sono. !Il birraio” mi deliziò per alcune notti. Leggendo, di notte, ridevo da solo. Autentiche esplosioni di risa. Una cosa sorprendente della quale non riuscivo a capacitarmi. Ridere in solitudine è una esperienza unica. Tutto comincia e finisce con te. Però c’è il libro, che è un oggetto, però animato: ti fa gesto, sberleffi, battute e di racconta situazioni esilaranti.

Come faccio a considerare Camilleri uno che ti deprime, che ti inculca l’irredimibilità della Sicilia? Con tutta la buona volontà, Mario Centorrino, assessore e professore, economista e sociologo dilettante, non riuscirebbe a convincermene nemmeno sotto tortura.

Di Leonardo Sciascia ho letto quasi tutto. E’ stato come leggere  racconti di Voltaire scritti da un siciliano. Mi ha suscitato dubbi, mi ha insegnato a riflettere ed aperto l’orizzonte delle conoscenze. In una parola, mi ha abituato alla complessità ed ha educato la mia emotività. Ho imparato che non è possibile digerire un evento e comprendere le ragioni della realtà che lo ha generato senza tenere d’occhio tutto il resto. Il mafioso non è solo un uomo crudele e prepotente ma anche uno che la sa lunga e ti mette nel sacco se non sei presente a te stesso. Un tutore dell’ordine non è solo il tutore della tua sicurezza ma un uomo che può fare male il suo mestiere e non devi dare per scontato niente. Una comunità, infine, non è fatta solo di persone per bene o di uomini arroganti e intollerabili, ma ci sono gli uni e gli altri e se non lo capiamo ci diamo la zappa ai piedi, il contesto diventa irredimibile.

Sciascia ha acceso una luce nei miei pensieri, ogni volta, costringendomi a ricordare che il bene e il male non si trovano da una parte o dall’altra. Magari fosse così.

Leonardo Sciascia non ha suscitato onde depressive, ma ha aumentato al contrario la fiducia in me stesso, costruendo un filtro dentro di me: ogni cosa che apprendo subisce sistematicamente il setaccio dei dubbi e delle conoscenze acquisite. Questo non mi vieta di sbagliare ma di sicuro non mi fa andare in terapia.

Infine, Il Gattopardo. Anche Tomasi di Lampedusa deprime? La sua Sicilia è irredimibile e sarebbe meglio non “leggerla”?

La vulgata popolare lo cita talvolta a sproposito con quel “cambiamo tutto per non cambiare niente”, o per i siciliani che vogliono solo dormire e pretendono di non essere svegliati mai, per il loro credersi il sale della terra. Per chi non ha letto l’opera queste citazioni potrebbero suscitare qualche perplessità, ma chi ha letto Tomasi di Lampedusa si fa la croce con la mano manca per lo sproposito.

Il Gattopardo disegna un affresco dell’aristocrazia decadente e decaduta della Sicilia ottocentesca. Decaduta ma piena di dignità, rassegnata ai tempi nuovi, consapevole che la sua stagione si è conclusa. Racconta di popolani che combattono per cambiare le cose e di furbetti e mascalzoni che sgomitano per prendersi il potere grazie mal nuovo Regno.

Gli stereotipi sull’Isola irredimibile abitano le opinioni senza giudizio, come definisce Voltaire il pregiudizio.

Se questi autori sono tradotti in una cinquantina di paesi del mondo una ragione ci deve essere. Se la Sicilia non è mafia, ma cultura, lo si deve anche a loro ed ai tesori d’arte che essa ospita. Sciascia e Tomasi stanno dentro i  movimenti letterari internazionali e vedere nelle loro opere un’influenza negativa sul benessere psicologico dei siciliani è una bestemmia, anche se buttata giù con l’intento provocatorio.

Tomasi di Lampedusa subì l’ostracismo ideologico degli editor comunisti che ritenevano, in buona fede, che si trattasse di una storia vista con l’ottica di un aristocratico, quindi strabica e ingenerosa. Perfino falsa e deprimente, e soprattutto in controtendenza rispetto al risveglio delle masse dei lavoratori degli anni cinquanta.

L’ideologia sequestrò per dieci anni Il Gattopardo.

E’ curioso che a distanza di tanto tempo sia proprio quella stessa ideologia a consigliarne l’anno sabbatico.

Che cosa ne dovrebbero fare i siciliani di alcune opere di Pirandello, Verga o De Felice? E i russi per quanto tempo dovrebbero tenere in gattabuia Dostojevskji?

Quando arrivò sulle sale cinematografiche La dolce vita si disse che Fellini aveva sporcato l’immagine di un Paese che stava uscendo alla grande dalla tragedia bellica con il boom economico. Ma l’affresco di Fellini sospettava che non stesse affatto uscendo alla grande, che l’Italia era più ricca e stava cambiando ma era anche diventata cinica, un poco mascalzone e indifferente perfino dove meno te l’aspetti.

Il messaggio, forte e inequivocabile, fu capito seppure con qualche ritardo, ed ancora oggi il film viene considerata uno dei capolavori del grande cinema italiano di tutti i tempi. Nessuno consiglia di toglierlo dalla cineteca per un anno o un mese.

Un consiglio, se ci è consentito, agli uomini delle istituzioni. Si dedichino alla cura delle materie loro assegnate ed affrontino in punta di piedi il resto, specie in pubblico. Il rischio di danneggiare quel che di buono riescono a fare, occupandosi d’altro, è davvero alto. Come insegnano i suggerimenti letterari dell’assessore ed economista Centorrino.

Emanuele Macaluso, conclusivamente. Sarebbe malato di nostalgia milazzista? Mah. Ha una sua visione di quella stagione politica che per certi versi mi appare condivisibile, ma non è questo il punto. Credo che Macaluso sia una delle teste pensanti della sinistra italiana, lucido e attento. Un ottantenne che puoi non condividere ma che hai bisogno di ascoltare. Sempre.  

 Centorrino vorrebbe togliercelo per regalarci chi?

 

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angelo41 16 febbraio 2010   20:13

Centorrino deve pur dire qualcosa, deve giustificare lo stipendio che prende.

Concordo riguardo Macaluso, un politico di lunga militanza e raro equilibrio. Si può non condivedire, ma si ascolta.

Anonimo 16 febbraio 2010   16:47

Sono contento di pensarla diversamente da Hamel. Mi inquieterebbe il contrario.

Per lui nientedimeno il milazzismo avrebbe ostacolato l'industrializzazione della Sicilia. Ma se durò 18 mesi, e invece i suoi amici DC poi avrebbero governato con i socialisti a vita? Vuoi vedere che in quei 18 mesi sarebbe successo qualcosa di così irreparabile, di così tremendo, che poi tutti i partiti italiani che si sono susseguiti, poveretti, non sarebbero riusciti a correggerlo?

Hamel spari pure, è uno spasso leggerla. Magari ora il campione dell'industrializzazione in Sicilia allora sarebbe stato tale Giuseppe La Loggia, vero guardiano degli interessi di Confindustria in Sicilia.

E già, la storia la scrivono i vincitori. E, sinora, i vincitori sono quelli che hanno trasformato la Sicilia in una grande cloaca.

Ma la ruota della storia gira....

Tipheus

Anonimo 16 febbraio 2010   13:56

Caro Totò, visto che l'articolo non può che essere attribuito al direttore, Centorrino ha sbagliato nel fare una provocazione con un riferimento fuori luogo. Tomasi e Sciascia  sono  intellettuali  che  hanno  il difetto di dire la verità. Nelle parole di Centorrino riecheggiano le vecchie e desuete critiche di certro mondo di sinistra che ha marchiato xcol marchio d'infamia Tomasi e con l'ostracismo la denunciata irredimibilità della Sicilia e la denuncia del professionismo dell'antimafia di Sciascia. Ricordo qualche articolo o intervento pesante di intellettuali come Sanguineti, o Paglia, quest'ultimo su Repubblica chideva il rogo per il Gattopardo. Centorrino, da ex intellerttuale organico, non ha dimenticato quelle lezioni. In quanto a Macaluso, stimabile e corretto intellettuale, che continua a difendere la "maleodorante" vicenda milazzista, da siciliano che va dentro la storia, voglio ricordare che proprio il milazzismo ebbe il demerito di frenare, irrimediabilmente, l'unica stagione di grande progettualità industriale per a Sicilia lasciando che uno stuolo di imprenditori parassiti riversassero le loro esperienze passività venissero caricvate  sulle spalle sdei siciliani.

Pasquale Hamel

Anonimo 16 febbraio 2010   13:27

Bando alle ciance. Centorrino non ha detto che sono letterati scarsi. Ha detto che dipingono un'immagine senza speranza e senza ottimismo, com'è quella della Sicilia italiana del Novecento (ben diverso è il discorso con gli autori più antichi, quando almeno avevamo una dignità). E questa mancanza di speranza decreta il successo di mercato in Italia, perché le orecchie italiche è questo che vogliono sentirsi dire sulla Sicilia. Vogliono cantata ogni giorno la canzone della nostra inferiorità. E questi letterati, per quanto grandissimi dal punto di vista lirico, questo hanno fatto.

E personalmente anch'io ne ho le scatole piene. Voglio guardare con ottimismo al futuro, quello che Sciascia dice che per noi non esiste (ma parli per sé). Chiù scuru 'i mezzannotti 'un po fari.

Forse ha sbagliato un pelino di tatto, ma Centorrino ha detto una cosa sacrosanta.

W la Sicilia!

Anonimo 16 febbraio 2010   10:33

Centorrino abbia la dignità di ammettere di essersi sbagliato, altrimenti abbia la dignità di dimetetrsi dalla giunta regionale.

Come può Centorrino fare l'assessore alla pubblica istruzione se non capisce niente di letteratura. Camilleri descrive una sicilia fallimentare ? ma per favore !Camilleri descrive la realtà siciliana in modo ironica è un grande. Per non parlare di Tomasi di Lampedusa e di Sciascia . Questi autori sono l'orgoglio di noi siciliani , di quelli che amiamo la nostra terra.Chiaramente Centorrino ama di più il potere politico ceh la Sicilia.

Maria

 

Anonimo 15 febbraio 2010   22:45

Centorrino critica Sciascia e Tomasi di Lampedusa....

Attendiamo un commento dotto di Piripicchio su Junger e una dotta dissertazione di Peppe Nappa su Einstein......

Ma qualcuno ha ancora il senso del ridicolo?

Anonimo 15 febbraio 2010   19:27

Morgan ha detto che la cocaina aiuta a curare la depressione;i nostri grandi autori,Camilleri,Tomasi di Lampedusa,Sciascia,invece ,come dice l'illustre Centorrino,la fanno venire la depressione!Il grande Totò diceva:...ma mi faccia il piacere! 

Anonimo 15 febbraio 2010   19:06

se lo prenda centorrino l' anno sabbatico e con lui tutta la giunta degli yesman.....

se non fosse perchè sarà diventato professore per volontà di qualche deputato del pci di allora ci sarebbe da indignarsi.....ma non ne vale la pena

m.u.c.

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