(g.s.) "L’emergenza ha bisogno di procedure snelle e decisioni rapide, ma non giustifica il moltiplicarsi di filiere autoreferenziali sottratte a qualsiasi controllo…”, avverte Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera, commentando lo scandalo della Protezione civile. E annota opportunamente: “La riforma della Costituzione ha abolito un sistema arcaico di controlli di legittimità sugli atti delle regioni e degli enti locali, però l’accresciuta autonomia locale non si è accompagnata a maggior rigore e senso di responsabilità”.
Giudizio severo, dunque.
Su Repubblica, lo stesso giorno, Eugenio Scalfari esprime identiche perplessità con toni estremamente duri e “definitivi”. All’accrescimento dei poteri presidenziali, osserva, si è accompagnato l’indebolimento dei controlli e delle garanzie. Il potere legislativo ha confiscato quello esecutivo, il disegno di legge è stato sostituito dal decreto legge e il decreto dall’ordinanza. Che a sua volta dovrebbe essere esternalizzata e affidata “non più ad un dipartimento collocato all’interno della pubblica amministrazione, ma ad una società per azioni di carattere pubblico in veste privatistica…”
Sia il Corriere quanto Repubblica superano tuttavia lo scandalo della Protezione civile per porre l’accento sui regimi straordinari che creano comportamenti deviati. Ed a ben ragione.
L’emergenza richiede plausibilmente la straordinarietà e questa le procedure rapide, così come ogni autonomia pretende il taglio di controlli esterni che la renderebbero inefficace e solo teorica. L’una e l’altra, tuttavia, promuovendo discrezionalità ampie, concedono liberalità che vengono usate da grassatori e malandrini e finiscono con il rendere meno appetibili le procedure ordinarie. Ogni volta che gli strumenti straordinari sono sottratti ai controlli, insomma, i nodi vengono fatalmente al pettine.
Bisogna dunque tornare indietro, abolendo le procedure rapide e sottoponendo a controlli anche le assemblee legislative che sono dotati di regimi amministrativi speciali?
Affatto. L’efficienza, le decisioni rapide e le procedure straordinarie sono essenziali nell’emergenza: l’autonomia amministrativa e la sovranità delle assemblee parlamentari vanno tutelati con un sistema interno di controlli. Ma ognuna di queste opzioni – emergenza e autonomia – indiscutibilmente giustificate, devono essere “meritate”: l’arrembaggio alle risorse pubbliche che esse propiziano è intollerabile.
Negli interventi di emergenza il business prevale e umilia professionalità, competenze, spirito di servizio. Nelle assemblee legislative la rincorsa al privilegio finisce con il prevalere e il principio della sovranità popolare diviene uno strumento per procacciare prebende.
Lo scudo giuridico che protegge gli apparati di emergenza e sottrae le assemblee legislative a valutazioni e controlli esterni può essere incautamente usato. Il regime trasforma la discrezionalità in potere illimitato di fare e disfare ciò che si vuole. La ragione politica e costituzionale che giustifica la straordinarietà regala una tutela impropria ad abusi e deviazioni. Gli scostamenti e l’assenza di trasparenza mettono a rischio gli stessi principi che giustificano la straordinarietà, proponendo una visione distorta delle istituzioni pubbliche – la Protezione civile o il Parlamento - cui l’opinione pubblica fa risalire, sbagliando, le deviazioni che sono frutto di decisioni incaute e scorrette.
Tanti, e non a torto, ritengono che – per esempio – il Parlamento regionale siciliano, abbia costruito un regime di privilegio svantaggioso per l’Isola. L’assenza di trasparenza ha contribuito in modo determinante a far nascere l’immagine distorta di un’istituzione dannosa per la Sicilia e le risorse pubbliche. Del pari, l’assenza di trasparenza ha stimolato comportamenti devianti. Lo scudo giuridico senza trasparenza crea fatalmente il contesto adatto agli abusi.
Se si vuole conservare una corsia preferenziale all’emergenza e salvaguardare il principio della sovranità popolare del Parlamento; se si vuole del pari mantenere l’autonomia amministrativa dell’Assemblea regionale siciliana e la stessa specialità dello Statuto, occorre semplicemente non abusare delle prerogative speciali e realizzare e rispettare regole di trasparenza inequivocabili.
Lo scudo giuridico e gli arcana imperii – la segretezza degli atti – creano le condizioni ideali dell’impunità e della discrezionalità sconfinata.
In Sicilia il modesto appeal di cui godono il Parlamento regionale, lo Statuto speciale e l’autonomia regionale è dovuto ai privilegi ed agli abusi. Ma denunciare abusi e privilegi “far parlar male” dell’autonomia, è considerato un tradimento o quasi. Si pretende il silenzio, sempre e comunque, sull’altare della salvaguardia delle istituzioni democratiche. E’ il capovolgimento della realtà. Conveniente ma falso.
I nemici della specialità sono coloro che utilizzano i presidi democratici dell’autonomia e della sovranità per arraffare privilegi e prebende, non coloro che denunciano abusi e scostamenti o l’assenza di trasparenza.
La rilevanza delle funzioni nei Parlamenti e negli apparati di emergenza richiede competenze elevate che giustifica emolumenti diversi da altre pubbliche amministrazioni ed investimenti più onerosi. Possono essere sopportati senza clamore sia scostamenti di costi sia parametri stipendiali più elevati che altrove. Non è sopportabile invece l’introduzione di regole speciali all’ombra dello scudo giuridico, l’assegnazione di appalti in cambio di prebende (ciò che sospettano i magistrati di Firenze per la Protezione civile) o l’attribuzione arrogante di privilegi intollerabili.
Apprendere che un funzionario dell’Assemblea regionale con l’incarico di capo di gabinetto a Palazzo dei Normanni intasca una indennità di diecimila euro (per quindici mensilità) oltre che uno stipendio lordo due volte e mezzo maggiore all’indennità obbliga richiama alla responsabilità politica e morale. Non solo i rappresentanti delle istituzioni e la politica, ma anche gli organi d’informazione, insolitamente silenziosi.
Chiunque faccia un poco di conti, avendo appreso quel che mette in tasca il funzionario, pensa che con le risorse attribuitegli si possano mantenere trenta famiglie e s’incazza.
il volo è pindarico, lo ammetto. Tutto sembra fluire inesorabilmente verso l'Assemblea... che sia in qualche modo responsabile di tutti i mali?
Fantastico questo articolo. Tra poco il direttore ci verrà a dire che il terremoto di Haiti é colpa dell'ARS, che quello in Cile é colpa del capo di gabinetto. Sicilia informazioni, in questo modo vi screditate..ma non lo capite?
Coniglio e le sue pie illusioni!
il volo è pindarico, lo ammetto. Tutto sembra fluire inesorabilmente verso l'Assemblea... che sia in qualche modo responsabile di tutti i mali?
Francamente non capisco tanto sbracciarsi e scrivere per una problematica banale che non merita alcuna discussione.
Il dato è semplice: Ogni funzionario pubblico e ogni impiegato di ogni genere e tipo devono agire con efficacia ed efficienza; devono massimizzare le risorse ad essi affidate e devono essere sottoposti ai regolari controlli per appurare la correttezza del loro comportamento.
Quanto agli stipendi, è doveroso richiamare il principio costituzionale che a parità di lavoro corrisponde parità di salario.
Dicevo: "Non merita alcuna discussione" ma aggiungo che merita la massima attenzione per quella mancanza di cultura gestionale, di scarso senso dello Stato ed etico che costituiscono il vero flagello nella nostra Isola, in Italia e fuori dell'Italia.
Sta a noi penalizzare pesantemente con il nostro voto chi questi principi elementari non rispetta e premiare chiunque contribuisce a farli rispettare.
Enzo Coniglio
Konics000@gmail.com
Coniglio e le sue pie illusioni!
Francamente non capisco tanto sbracciarsi e scrivere per una problematica banale che non merita alcuna discussione.
Il dato è semplice: Ogni funzionario pubblico e ogni impiegato di ogni genere e tipo devono agire con efficacia ed efficienza; devono massimizzare le risorse ad essi affidate e devono essere sottoposti ai regolari controlli per appurare la correttezza del loro comportamento.
Quanto agli stipendi, è doveroso richiamare il principio costituzionale che a parità di lavoro corrisponde parità di salario.
Dicevo: "Non merita alcuna discussione" ma aggiungo che merita la massima attenzione per quella mancanza di cultura gestionale, di scarso senso dello Stato ed etico che costituiscono il vero flagello nella nostra Isola, in Italia e fuori dell'Italia.
Sta a noi penalizzare pesantemente con il nostro voto chi questi principi elementari non rispetta e premiare chiunque contribuisce a farli rispettare.
Enzo Coniglio
Konics000@gmail.com