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Il Papa fuori dalla grazia di Dio, gli assist di Ferrara, la strategia di Feltri e le suorine di Berlusconi. Boffo scende dalla croce e al suo posto…

10 febbraio 2010 16:39
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“Il Papa è fuori dalla grazia di Dio”, annuncia a tutta pagina, il Giornale di Berlusconi. Non è un titolo che farà ballare di gioia gli austeri abitanti dei Sacri Palazzi. Non sono abituati a subire le folate che vengono dall’altra riva del Tevere. La politica s’intromette nelle cose di Chiesa e  le gerarchie non sono affatto abituati a subirla. Hanno consuetudine e disposizione d’animo adatte a trattarla con passo felpato e la moderazione che si conviene ad uomini di chiesa a condizione che sia il Vaticano a dirigere l’orchestra ed il coro. Nei Sacri Palazzi non sono gradite le invasioni barbariche, nel senso letterale del termine.

 

Il Papa non è fuori dalla Grazia di Dio, comunque la si intenda l’espressione confezionata dal Giornale per affidare all’opinione pubblica, attonita, quanto sta avvenendo sotto la cupola di San Pietro. La Grazia non è venuta meno al papa teologo, né la pazienza. Solo che qualche volta è meglio fare sentire la propria voce, seppure per interposta persona. Benedetto XVI non le manda a dire, ma si comporta come se lo facesse, perché non può fare diversamente. Dovrebbe scrivere di suo pugno a Vittorio Feltri? O direttamente al suo editore, il Premier Berlusconi, per fare tacere le illazioni che vengono azzardate giorno dopo giorno dai quotidiani vicini alla Santa Sede.  Perché di questo, paradossalmente si tratta, le bugie, i sospetti, l’incarognimento arrivano dal Giornale, Libero e Il Foglio, tutti sulla carta ben disposti verso la Santa Sede. Fuoco amico, dunque, se a questa espressione viene data l’accezione “presunta”.

 

Facciamo il punto sulla disputa che coinvolge le più alte gerarchie della Chiesa cattolica.

Vittorio Feltri dedica edizioni monografiche a Dino Boffo, direttore dell’Avvenire, quando viene a sapere che ha subito una condanna per molestie alcuni anni or sono, e pubblica – tra l’altro – una velina della questura che fa di Boffo un omosessuale oltre che un  molestatore.

 

Perché tanto spazio a Boffo? Rappresaglia mediatica. Boffo fa il moralista a sproposito a proposito dello stile di vita di Silvio Berlusconi. Non  può permetterselo visto i trascorsi. L’attacco, furibondo, al direttore del quotidiano dei Vescovi italiani, provoca reazioni disparate e costringe Boffo alle dimissioni. La Chiesa si chiuse nel silenzio, ma non esce affatto contenta dalla vicenda, per via della scelta del Giornale di Berliusconi. Tutto finito?

 

Pareva proprio che fosse così, ma la coda velenosa è arrivata.

Feltri si concilia con un Boffo molto conciliante. Ospita quattro righe su una colonna e mezzo per correggere quanto scritto su Boffo. L’ex direttore dell’Avvenire non è gay, è persona per bene visto che si è dimesso, atto estremamente inconsueto nel panorama italiano. A suggello della ritrovata concordia, una cena, della quale i giornali danno puntuale notizia. La pace arriva però sull’abbrivio di insinuazioni, sospetti non troppo velati, grazie ai quali Feltri spiega la sua decisione di sbattere Boffo in prima pagina come un gay e molestatore con documenti arrivati da fonti insospettabili, istituzionali, assolutamente sicure. Quali?

 

Per rispondere bisogna ricorrere al convitato di pietra, Giuliano Ferrara, il quale ha offerto un prezioso assisti a Vittorio feltri, conducendo una indagine assai particolare, a conclusione della quale ha indirizzato l’attenzione verso il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e il direttore dell’Osservatore Romani, Gian Maria Vian. Sarebbero stati loro a confezionare la polpetta avvelenata al Giornale.

 

Feltri non fa il delatore perché non rivela i suoi informatori – contravvenendo all’etica professionale – ma lo fa capire ampiamente che le indagini del Foglio sono abbastanza corrette. Non ci sono i nomi, ma i luoghi di provenienza della polpetta ci sono.

 

La vicenda assume così proporzioni gravi. Bertone e Vian avrebbero infamato Boffo per colpire la Cei passata da Ruini a Bagnasco. Una lite di potere nella Santa Sede, all’ombra di un Pontefice tenuto forse all’oscuro di tutto.

Fra mezze parole e mezze conferme, illazioni ed allusioni, il quadro di riferimento, grazie al Foglio di Ferrara ed al Giornale di Berlusconi, diventa sempre più chiaro e viene adottato da tutta la stampa italiana, che fa i commenti più disparati ma su una cosa appare certa, che c’è una lotta al coltello nei Sacri Palazzi.

 

Ed è a questo punto che il Vaticano decide di uscire al naturale con una nota insolitamente aspra, durissima, che chiama sul banco degli imputati calunniatori e diffamatori. Vian e Bertone, insomma, sono vittime di bugie  che tendono a dipingere a tinte fosche il governo della Chiesa e lo stesso Pontefice.

Con chi ce l’ha il Vaticano? Non ci sono nomi, ma di sicuro non può essersela presa con le testate che di questa storia hanno raccontato ciò che apprendevano altrove, cioè sul Foglio.

 

Nella nota del Vaticano, tra l’altro, c’è un indizio che conduce a coloro che si ritengono vicini alla Chiesa. I papisti, insomma. O gli atei devoti. Senza precedenti, la Santa Sede non aveva mai perso la pazienza. Non ha sopportato che ad uscirne indenne dalla querelle erano quelli che hanno provocato il caso Boffo, ed a esserne coinvolti erano le massime autorità della Chiesa, in testa il cardinale Segretario di Stato.

 

Il Giornale, infatti, sostiene ancora oggi che non avrebbe prestato fede ad alcuno se non avesse avuto i documenti, risultati poi errati (quanto all’omosessualità) da fonti istituzionali ( “una informativa che circolava all’ombra delle cupole”). La colpa del tremendo attacco sferrato al direttore dell’Avvenire non va ricercata quindi che dentro il Vaticano. Ma se così fosse, le bugie le avrebbe scritto la Santa sede e le avrebbe avallate lo stesso Pontefice.

 

Il silenzio etico di Feltri fa più danno, oggettivamente, di una ricostruzione della vicenda secondo verità, anche perché l’assist di Giuliano Ferrara è stato accolto, confermando i sospetti del Foglio.

 

Sullo sfondo c’è la politica, naturalmente. Il Premier – ispirato da Ferrara? - manda lettere alle suorine misericordine nell’anniversario della fine di Eluana Englaro per fare sapere al mondo che, fosse stato per lui, Eluana sarebbe ancora viva( E papà Englaro gli rimprovera di non avere trovato il tempo di venirla a vedere per rendersi conto del suo stato). E Feltri, assertore dell’occhio per occhio dente per dente, torna a scaricare sul Porporato le maldicenze legate al caso Boffo.

 

I rapporti fra Santa Sede e Governo subiscono colpi di coda frequentemente. Di sicuro non sono sereni. C’è chi soffia sul fuoco per vocazione e chi lo fa a ragion veduta. Il Pontefice è stato costretto a scendere fra gli uomini. Nei Sacri Palazzi se lo legheranno al dito.

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