(essepì) L'Ente Autonomo Portuale di Messina sarà liquidato, ha comunicato soddisfatto l'assessore regionale all'Industria, Marco Venturi, il procedimento si è concluso ed ha proposto alla giunta di governo di adottare la delibera per porlo formalmente in liquidazione. "Finalmente un organismo inutile - afferma l'assessore - servito solo a pagare consulenze e gli emolumenti degli amministratori sarà chiuso”.
Ci riuscirà? Nato allo scopo di gestire una zona franca nel porto di Messina nel 1951, l’Ente autonomo portuale di Messina ha ottenuto congrui finanziamenti dalla Regione serviti per pagare lo stipendio ad una sola dipendente di ruolo, amministratori e 4 sindaci. Nessuna attività, nemmeno l’ombra.
Se pensate che costituisca un'eccezione vi sbagliate. Quello dell’ente messinese che campagna per regalare gettoni ai gestori è un intrallazzo consueto che viene perpetrato accampando mille scuse, la prima delle quali – la più nota – è la lentezza della burocrazia. Come se la burocrazia fosse un corpo a parte e non fosse regolata da leggi che permettono le malandrinate. Quando la volontà è forte – come provano queste giornate parlamentari dedicate ai problemi della giustizia del Premier – i tempi sono rapidi e le soluzioni efficaci.
Spazzate via le scuse come catastrofi naturali che rovinano sull’Erario, la realtà è che sopprimere un ente, liquidarlo, cancellarne l’esistenza sono tappe di un cammino irto di ostacoli. Un tunnel del quale non si vede mai la luce. E’ possibile provarci, impossibile arrivare fino in fondo.
Qualche esempio. L'Assemblea Regionale Siciliana ha cercato nel 2008 di avviare le procedure di liquidazione dell'Ente Acquedotti Siciliani e il personale che vi presta servizio. Il commissario dello Stato ha impugnato la norma. L’Ente esiste ancora.
I guai non sono solo siciliani, naturalmente. Durante una puntata di Report, Rai 3, dedicata alla liquidazione degli enti Raffaele Costa, ha raccontato che l'Unione Edilizia Nazionale – ente soppresso nel 1923 con un provvedimento firmato Mussolini, è ancora in vita. Nel '66 il presidente Colombo decise di portarne avanti la liquidazione che era ferma al ministero dei Lavori Pubblici da 43 anni. “Sono passati circa 32 anni”, riferì Costa, “e la pratica è ancora allo stesso posto”.
L’ Istituto Nazionale Assistenza Malattie, soppresso nell'81, aveva un ricco patrimonio, 25.000 dipendenti e 105.000 medici convenzionati. “Sui soldi dell'Inam, riferisce Costa, ci sono 4000 contestazioni, molte delle quali provengono dai medici convenzionati che pretendono di essere pagati come specialisti invece che come generici.”. E l’ente resta in vita.
Nel 2006 furono soppressi 38 enti - tra questi la Lati, le Linee aeree transcontinentali italiane nate per volontà di Benito Mussolini su suggerimento di Italo Balbo - ma ne erano stati inventariati, dal 1956, circa 800. Non si era riusciti a “seppellire” nemmeno l’ispettorato generale per la liquidazione degli enti disciolti, costato fino ad allora quasi quattro milioni di euro.
La galleria degli enti che sopravvivono ad ogni soppressione è stata realizzata da Report. In testa c’è l'Iged che non può essere sciolto perché deve riscuotere i crediti con i quali pagare i debiti degli enti disciolti. Un paradosso. Poi nella classifica della sopravvivenza dopo la morte era, fino all'anno scorso, l'ente che durante la seconda guerra mondiale gestiva i beni confiscati dei cittadini stranieri.
Morto nel '57 è stato sepolto 40 anni dopo.
Al terzo posto c'è il "Segretariato Nazionale per la Montagna" dichiarato soppresso solo 33 anni fa. Al quarto posto l'"Ente Zolfi Italiani", defunto solo da 30 anni e, per così dire, ancora a spasso. L'"Ente Nazionale Biblioteche Popolari Scolastiche" è stato eliminato nel '77 ma non è stato liquidato perché non si riusciva a venderne la sede, in Via Montanelli 11, a Roma. Nella storia legislativa italiana i casi di “pentimento” sono molti. Con un decreto si sopprime, con un altro si ripristina, perché le impressioni sono forti. Ci sono altri ostacoli, i più comuni, nell’ordine: gli aspetti previdenziali e contributivi del personale, gli strascichi legali, le posizioni debitorie e creditorie.
Una figura centrale nell’iter che porta l’ente disciolto – teoricamente “morto” - alla sua sepoltura, è il commissario liquidatore, che gode generalmente di un appannaggio congruo, fatto di una indennità e di una percentuale sulle vendite effettuate. Chi svolge questo compito, insomma, ha vinto un tredici al totocalcio. Cura lo stato vegetativo dell’ente. Una condizione che non ottiene consensi pubblici ma solo privati, molto robusti. L’entità della vincita è legata ai tempi della sepoltura.
Se tutto avviene celermente perché il liquidatore concede priorità alle dismissioni, la vincita resta buona, ma non tanto quanto lo sarebbe se aspetta il buon affare.
I commissari liquidatori che s’impongono di non volere svendere fanno una cosa giusta e ci guadagnano. Una felice concomitanza di interessi? Fino a un certo punto. E’ difficile misurare buona volontà, competenza, efficienza e “buone pratiche”.
L’unica unità di misura è il tempo, il rispetto della scadenza, la valutazione dei beni da liquidare, le modalità della vendita. Se tutto questo è ben regolamentato nell’affidamento al commissario liquidatore, le cose vanno meglio.
Nel 1998 la professoressa Rosalba Alessi, docente universitaria, è stata nominata commissario liquidatore degli enti economici soppressi da una legge regionale – Espi, Ems ed Azasi. Il compenso spettante al commissario liquidatore dell’Espi, si legge in una norma, “è quello stabilito dal D.P. del ’94 per il Presidente dell’Espi incrementato del 100 per cento”.
Dopo dodici anni la professoressa Rosalba Alessi è commissario liquidatore, la sede dell’Espi costa un bel poco di soldi e viene pagata agli eredi della Impresa Maniglia, l?Eas, l'Esa, l'Italkali - tanto per citarne alcuni - sono ancora in piedi.
Lo stato vegetativo degli enti siciliani sta a cuore ad un sacco di gente, a quanto pare.
Come persona no. Ma come politico ex magistrato si. Alcuni politici, infatti, spesso utilizzano questi posti per ricompensa anche dei figli, per essersi avvalsi (i padri) della facoltà di non rispondere in giudizio.
quelli che spesso definiamo sprechi,e lo saranno pure,sono in realta' un modo per assicurare la sopravvivenza a gente che altrimenti non avrebbe alcun reddito.Questo e' il vero dramma della Sicilia,non avere la capacita' di inventarsi una
attivita' produttiva,che produca ricchezza,ovvero un'attivita' che possa sostenere,ed efficacemente,quelle altre attivita'
che portano ricchezza alla Sicilia.
In questo serve fare continue revisioni e ristrutturazioni.Cancellare un ente inutile non significa lasciare a secco chi ne fa parte,ma riconvertirlo a qualcos'altro,di piu' utile.
Come persona no. Ma come politico ex magistrato si. Alcuni politici, infatti, spesso utilizzano questi posti per ricompensa anche dei figli, per essersi avvalsi (i padri) della facoltà di non rispondere in giudizio.
di queste notizie perche' non informate brunetta e di pietro e tanti altri che fanno gli gnorri?
forse io sono troppo ingenuo, comunque c'e' tanta e tanta gente in buona fede come me.
cosa c'entra Di Pietro?
di queste notizie perche' non informate brunetta e di pietro e tanti altri che fanno gli gnorri?
forse io sono troppo ingenuo, comunque c'e' tanta e tanta gente in buona fede come me.
Ovvio, se i commissari sono "esterni" chiudere un ente è un'autogol ! Le indiscusse professionalità della Prof. Alessi non sono rinvenibili nei ruoli dell'Amministrazione ? Mha
ente minerario. la conosco la professoressa, è buona e brava . ma cosa mai ha fatto in questi 12, lunghi anni di duro lavoro? se era brava poteva finire. forse gli sbagliati siamo noi che scriviamo.
parlosiciliano
perche' non si va a guardare su Commissari Liquidatori di Cooperative Edilizie
che dopo 30 anni non sono riusciti a chiudere la Cooperativa e che pero' pretendono e ricevono
emolumenti annui dai singoli soci che portano ad un ammontare annuo esorbitante e quindi scandaloso
rapportandolo con l'assoluto immobilismo?
Ci sono casi in cui lìunica attivita' del Liquidatore e' la redazione e l'approvazione di un bilancio relativo ad un anno in cui non e' successo assolutamente nulla,quindi al massimo due o tre giorni di impegno,
che pero' ai soci costano 2 o trecento euro l'anno e se sono 150 soci al minimo fanno 30.000 euro.
E quando una situazione del genere dura da trent'anni?
ce ne fossero come Raffaele Costa....gia' in un precedente governo aveva cercato di fare la sua battaglia contro gli enti inutili e se non ricordo male venne trombato malamente....BRUNETTA DOVE SEI? costa ci vorrebbe al tuo fianco, il tuo indice di gradimento salirebbe di sicuro
ecco dove vanno a finire i soldi della regione, a tenere in vita consigli di amministrazione di enti inutili e mangiasoldi. Ma dove è il governo? e gli assessori? e poi riducono i servizi veri di pubblica utilità che servono ad aiutare veramente sia l'Amministrazione Regionale che la cittadinanza tutta.
Scusate, ma dell' "A.R.R.A." (l'agenzia dei rifiuti) e della sontuosa retribuzione dei suoi consiglieri d'amministrazione vi siete scordati?
ecco dove vanno a finire i soldi della regione, a tenere in vita consigli di amministrazione di enti inutili e mangiasoldi. Ma dove è il governo? e gli assessori? e poi riducono i servizi veri di pubblica utilità che servono ad aiutare veramente sia l'Amministrazione Regionale che la cittadinanza tutta.
Come dove sono Governo ed Assessori ? Sono occupatissimi nel fare nuove nomine di esterni, comandati e consulenti e nel discreditare agli occhi dell'opinione pubblica le professionalità interne che, ovviamente, di per sè non generano voti.
Gli interni si sa .... sono troppi e come dice Le Figarò guadagnano troppo, quindi ... che stiano a guardare "in fila per tre" mentre "arrivano i buoni" ( mi scusi E. Bennato per le citazioni, ma calzavano a pennello ).
ecco dove vanno a finire i soldi della regione, a tenere in vita consigli di amministrazione di enti inutili e mangiasoldi. Ma dove è il governo? e gli assessori? e poi riducono i servizi veri di pubblica utilità che servono ad aiutare veramente sia l'Amministrazione Regionale che la cittadinanza tutta.