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In movimento la galassia Pdl in Sicilia. Palermo conta di più. Micciché guadagna consensi, Catania li perde. Lombardo sorride

07 febbraio 2010 12:48
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Qualcuno ha provato a inventariare correnti, gruppi, posizioni diverse della galassia, ma alla fine ha gettato la spugna perché giorno dopo giorno diventava sempre più difficile tenere il conto delle novità e della nascita di nuove “indipendenze”. Dapprima bastava dare un’occhiata alla geografia e individuare le diversità. Catania contro Palermo, Siracusa più palermitana che catanese. Agrigento più vicina a Catania che a Palermo. Poi è arrivata la Grande Svolta. La stella di Gianfranco Micciché si è ammosciata e sono nati i nuovi leader del Pdl siciliano con tanto di blasone. Palermo ha la seconda carica dello Stato, Agrigento il ministero più paludato e, oggi, di maggiore prestigio, accanto all’Economia. C’è anche l’Ambiente, concesso a Siracusa.
La Difesa va assegnata a Catania? Sono in tanti ad arricciare il naso. Ignazio La Russa è milanese più che siciliano, anche se le fortune politiche paterne, ereditate a pieno merito, sono sicuramente etnee prima che lombarde.


La rivoluzione ha fatto sentire i suoi effetti, perché il nuovo gruppo dirigente del Pdl, passato in secondo piano Miccichè, ha fatto di Catania e Messina le aree di riferimento. Specie Catania, che con Giuseppe Castiglione, divenuto coordinatore regionale insieme al messinese Nania, imbottigliato la fragile alleanza fra palermitani e aretusei. Miccichè fuori gioco?
Angelino Alfano da Agrigento s’è fatto il mazzo per mettere d’accordo tutti e evitare strappi anche nel palermitano dove le faide interne hanno fatto nascere dispute irrisolvibili. La sua pazienza, accortezza è stata premiata abbondantemente, tanto che è entrato nel cuore del Cavaliere, ancora una volta a scapito di Micciché, oscurato dalla sua stagione malandrina a Palazzo dei Normanni, dove avrebbe dovuto alloggiare per il tempo necessario, il ritorno a Roma nel governo.
La Torre Pisana, ufficio del Presidente dell’Ars, ha portato vento e tempesta all’ex pupillo del Cavaliere. Da qui il sorpasso, prima da parte di Angelino Alfano, poi di Renato Schifani,  diventato nientemeno che presidente del Senato, e quindi Giuseppe Castiglione e la stessa amica di sempre Stefania Prestigiacomo.
A Micciché è toccato il sottosegretariato alla Presidenza. O questo o niente, gli è stato detto quando si è formato il governo. E Micciché è passato da vice-ministro a sottosegretario in perenne conflitto con il ministro dell’Economia e plenipotenziario dell’alleanza Lega-Pdl, Giulio Tremonti. Il palermitano Micciché ha accettato, meditando vendetta. Quando si è accorto che il governo regionale veniva picconato costantemente dai suoi nemici e che a Roma comandavano Bossi e Tremonti, è sceso in campo, partendo lancia in resta contro i catanesi di Castiglione, Alfano il Tempreggiatore, Schifani il Nemico invisibile. Ha messo in campo armi micidiali. Dapprima il Partito del Sud. Non solo vagheggiato, ma concretamente mostrato attraverso simboli circolanti nelle redazioni dei giornali. E poi lo scisma, il suo capolavoro. Più della metà del gruppo parlamentare Pdl di Palazzo dei Normanni esce dal partito come se fosse andato in gita di piacere senza pensarci sopra due volte e fa nascere un gruppo autonomo. Di più, Micciché caccia via dal governo, di fatto, i lealisti del Pdl, quelli che sono rimasti a casa, recando grande offesa  a Schifani e Alfano. Ma anche a Ignazio La Russa, che è coordinatore nazionale del Pdl, rimasto nudo in Sicilia per via della propensione dei finiani a prendere partito accanto al ribelle Micciché.
Tutto questo con grande scorno dei catanesi, che esprimevano la posizione più dura, la linea che il presidente dell’Ars, Francesco Cascio, definisce “oltranzista” ma perdente. Perché, infatti, ad annusare la sconfitta per primo è stato proprio Cascio, che in quanto ad oltranzismo non si era fatto sopravanzare da alcuno, fino a che ha capito che qualcosa non quadrava. Com’è, si è detto, che Micciché spacca il partito, caccia via gli assessori del Pdl d’accordo con Raffaele Lombardo, e resta nel governo di Berlusconi, che è capo del partito evirato brutalmente nell’Isola? Dubbi più che legittimi, dai quali sono venuti riflessioni e ragionamenti che hanno condotto Cascio ad esprimere la sua lontananza dai catanesi. Quelli non ce la fanno, ha sostanzialmente affermato, senza mezzi termini. E in più fanno i duri. Non è cosa loro.
Che significa, si sono chiesti in tanti. Significa che Palermo, una parte di Palermo, cambia atteggiamento e riscopre Micciché con grande sospiro di sollievo per Lombardo. Ma fino a un certo punto, perché Micciché in  testa al Pdl siciliano significa una ipoteca sulla candidatura alle prossime regionali. Sia lo stesso Micciché o Stefania Prestigiacomo, il prescelto, di sicuro Lombardo sarebbe fuori gioco.
La ricomposizione del gruppo dirigente del Pdl attorno a Micciché non è cosa fatta, ma è assai probabile. Non si aggiusterà tutto ma si potrebbe arrivare a una tregua armata nei prossimi mesi, magari dopo le regionali di primavera.
Intanto Lombardo si gode la novità di Palazzo dei Normanni, perché avere – com’è finora accaduto – il Presidente dell’Ars con il fucile spianato non è proprio il meglio che possa accadere, specie se non si hanno numeri certi in Aula al momento giusto.
Chi fa analisi dotte è convinto che la strategia degli avversari più fieri di Lombardo abbia subito un restyling, null’altro,  e ci si trovi davanti ad un riposizionamento che non modifica la sostanza delle cose. L’aggiornamento passa attraverso il rapporto con Miccichè. Invece che continuare il corpo a corpo, si cercherebbe di trovare, qualcosa che permetta al Pdl,  rimasto fuori dalle decisioni siciliane,  di entrare nella stanza dei bottoni. Una specie di cavallo di Troia.  L’operazione di ricompattamento, però, è tutt’altro che semplice. La corrente di Gianfranco Fini in Sicilia è fuori dalle logiche interne all’ex Fi, ha altri obiettivi e guarda lontano. L’alleanza con Micciché è funzionale a strategie nazionali, le logiche locali non conquistano i cuori dei finiani. Sono nel governo regionale e la cosa non dispiace a Fini, ma la partita si gioca su una scacchiera più ampia. E allora? Palermo nel Pdl potrebbe contare di più. Ma solo nel Pdl.

 

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Anonimo 07 febbraio 2010   22:57
L'utente ha risposto al commento anonimo del 07 febbraio 2010. Visualizza »

La cosa certa è che il prossimo candidato alla presidenza della Regione per il PDL non sarà Lombardo  e che Miccichè ha  spaccato il suo partito, fondato il Pdl Sicilia, teso adesso la mano ai catanesi perchè vuole essere il prossimo Presidente della regione. Bisogna vedere se il suo partito, dopo che ha creato tutto 'sto casotto per se stesso , non certo per il bene della Sicilia, sarà capace di dirgli di no. Personalmente credo che Miccichè attualmente all'interno del Pdl non ha avversari che lo possano contrastare e ostacolare e realizzerà il suo progetto.

Gli interessi della Sicilia ? se resta tempo ci pensano, adesso hanno ben altro da fare!

Credo che Miccichè sia proprio all'ultima spiaggia, si è cacciato in un vicolo cieco. Quando sarà costretto, se insisterà nella sua scelta scissionista, a presentarsi alle prossime regionali con un simbolo dove non ci sarà più scritto "Berlusconi", il consenso elettorale sarà per lui di gran lunga inferiore a quanto spera, con il risultato di essere comunque fuori gioco, sia per la carica di Presidente della Regione che dell'ARS. E sarà improponibile anche un posto nel governo nazionale del dopoberlusconi, se ci sarà un seguito nella prossima legislatura.

D'altro lato, dopo tutto il caos creato, al di sopra di ogni possibile volontà di attribuirgli un ruolo di primo piano, peserà come un macigno lo "scarso" gradimento della base elettorale del Pdl.

Sogni e deliri da onnipotenza sono destinati a svanire, perchè nel Pdl ci sono ormai tanti uomini ben più capaci di Miccichè, che pensa ancora a quel "partito azienda" della F.I. prima maniera.

Oggi il Pdl è una realtà politica ben radicata e organizzata nella forma partito e tutta la direzione nazionale non mastica certo bene i capricci del Miccichè. Alla fine, quando Berlusconi sarà costretto a tirare le somme, i fans e gli amici di Miccichè oggi "interessati" da qualche posto di governo e sottogoverno, si dilegueranno e rientreranno nei ranghi, lasciandolo con un pugno di mosche.Solo un fuoco di paglia.

Svevo

 

 

Anonimo 07 febbraio 2010   20:30

Micciché non sarà mai presidente della regione cosi come non è stato ministro né presidente del senato. Perché? Perché in fondo quasi tutti sappiamo che per certi aspetti è impresentabile.

Anonimo 07 febbraio 2010   18:24

 se il PDL dovesse candidare Micciche come presidente della regione, lavorerò per il PDL sul voto disgiunto: darò il voto all'amico candidato e sbarrerò il nome dell'altro candidato presidente.

Esattamente come ho fatto con le scorse regionali appoggiando una amico del Forza Italia ma dando il voto a Mususmeci e non Lombardo.

 

Sono troppi i rospi che Miccichè ha fatto ingoiare alla Sicilia Orientale ed ai suoi rappresentanti per non pensare che non si ritroverà tanti amici  

Anonimo 07 febbraio 2010   15:16

La cosa certa è che il prossimo candidato alla presidenza della Regione per il PDL non sarà Lombardo  e che Miccichè ha  spaccato il suo partito, fondato il Pdl Sicilia, teso adesso la mano ai catanesi perchè vuole essere il prossimo Presidente della regione. Bisogna vedere se il suo partito, dopo che ha creato tutto 'sto casotto per se stesso , non certo per il bene della Sicilia, sarà capace di dirgli di no. Personalmente credo che Miccichè attualmente all'interno del Pdl non ha avversari che lo possano contrastare e ostacolare e realizzerà il suo progetto.

Gli interessi della Sicilia ? se resta tempo ci pensano, adesso hanno ben altro da fare!

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