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Il Guardasigilli Alfano: "Impediremo che i processi vengano bloccati"

05 febbraio 2010 17:38
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"Tutti possono stare tranquilli che il governo fara' in modo che non ci siano conseguenze negative che nascono da un fatto positivo, cioe' l'inasprimento delle pene per i mafiosi". Con queste parole, il ministro della Giustizia Angelino Alfano commenta l'allarme di oggi sulla possibilita' di azzeramento di alcuno processi di mafia dopo una sentenza della Cassazione.

 

"Faremo di tutto -ha detto Alfano a Palermo- per evitare che ci possano essere conseguenze

negative, per evitare un grande paradosso: cioe' che dall'inasprimento forte delle pene per i reati del 416 bis possano derivare benefici per i boss".

 

"Abbiamo inasprito le pene per il 416 bis -prosegue Alfano- dunque si e' determinata una sentenza della Corte di Cassazione che non conosco nella sua motivazione perche' non e' stata pubblicata, ma che conosco nel dispositivo". Replicando indirettamente al procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia che oggi aveva definito questa eventualita' una "catastrofe", Alfano ha detto: "lavoreremo, ma eviterei aggettivi estremi ed eccessive ansie, perche' il governo dell'antimafia, che e' un'antimafia delle leggi e dei fatti, provvedera' ad evitare che effetti distorsivi possano verificarsi, soprattutto per i processi in corso".

 

La sentenza della Cassazione che ha attribuito alla Corte di Assise la competenza nella trattazione di processi a carico di capi e promotori di associazione mafiosa pluriaggravata prende le mosse non dall'interpretazione di norme introdotte dal ddl sicurezza - come si era appreso in un primo momento - ma da un articolo della cosiddetta legge 'ex Cirielli' che nel 2005 ha aumentato a 24 anni la pena massima per il reato di associazione mafiosa. E' quanto si fa notare in ambienti del ministero della Giustizia i cui tecnici sono al lavoro per valutare l'impatto della sentenza della Suprema Corte di cui, in ogni caso, si attende di leggere le motivazioni. Sulla base dello stringato dispositivo della decisione della prima sezione penale della Cassazione che ha risolto un conflitto di competenza sorto tra il Tribunale e la Corte di Assise di Catania, i tecnici del dicastero di Via Arenula ipotizzano "effetti devastanti" non tanto per i processi in corso, quanto per quello futuri. D'ora innanzi, infatti, si dovrà attrezzare di maggiori mezzi (anche economici, visto il compenso giornaliero per i giudici popolari) le Corti di Assise, aumentandone le sezioni visto che si troveranno a dover giudicare non solo i capi e promotori di mafia ai quali vengono contestate le aggravanti di armi e rimpiego in iniziative economiche dei proventi di attività criminali, ma anche i loro coimputati. Gli effetti sui processi in corso, invece, dovrebbero essere limitati solo a quelli dinanzi ai Tribunali in primo grado: i processi arrivati oltre le formalità di apertura del dibattimento andrebbero avanti senza problemi mentre - secondo i tecnici del ministero della Giustizia - a rischiare dovrebbero essere i processi per i quali i difensori abbiano tempestivamente eccepito una questione di nullità.

 

Il rischio di annullamento - sempre secondo i tecnici del ministero della Giustizia - non dovrebbero invece correrlo tutti i processi che hanno già superato le formalità di apertura del dibattimento di primo grado. Dunque, non correrebbero pericolo i processi arrivati a sentenza di primo o secondo grado dinanzi ai Tribunali. In assenza delle motivazioni della sentenza della Cassazione, i tecnici del dicastero di Via Arenula si sono fatti inviare da Catania le carte sul conflitto di competenza relativo al processo contro Attilio Amante e altri imputati. E hanno verificato che l'intervento della Suprema Corte è stato dirimente rispetto alla modifica apportata nel 2005 dalla cosiddetta legge 'ex Cirielli' che all'art.1, comma 2, lettera C ha elevato a 24 anni la pena massima del reato di associazione mafiosa per i capi, promotori o organizzatori della associazione stessa. Se a questi vengono contestate ulteriori aggravanti quali il reimpiego in attività economiche di proventi illeciti, allora la pena può arrivare fino a 30 anni. Ed il codice stabilisce che per i delitti con pena non inferiore nel massimo a 24 anni, la competenza è della Corte di Assise. Con questa decisione - fanno notare i tecnici di Via Arenula - la Suprema Corte dovrebbe aver dato una interpretazione comparata a due norme del codice di procedura penale (art.5 e art. 33 bis) sulle attribuzioni che competono alla Corte di Assise e al Tribunale in composizione collegiale. Da cinque anni vige la norma della ex Cirielli varata sotto il precedente governo Berlusconi e solo ora è stato sollevato il problema dinanzi alla Cassazione. Resta da vedere se l'interpretazione data sul caso Amante dalla prima sezione della Suprema corte prenderà piede. Sempre i 'tecnici' non escludono un'eventuale correzione della legge: che però, trattandosi di norme processuali, varrà solo per il futuro, non potendo essere retroattiva.

© Riproduzione riservata
Fonte: adnkronos
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