Lo sbarramento al Pdl Sicilia è arrivato puntuale e tempestivo dagli stessi uomini che avevano tagliato la strada al Partito del Sud.
Non meno diretto ed essenziale Ignazio la Russa nella veste di coordinatore nazionale del partito. “Ora faccio il Pdl di paternò”, ha scherzato, facendo cenno alla sua città d’origine.
Capitò piò o meno la stessa cosa con il Partito delo Sud, ed allora, la sua previsione risultò azzeccata, perché Gianfranco Miccichè, comunicando la sua intenzione, fece il passo più lungo della gamba, e credette di potere “annettersi” anche Berlusconi nella partita. Sarebbe convenuto anche al Premier, spiegò, citando anche uno scambio di battute vecchio ma efficace, durante il quale a conclusione del Consiglio dei Ministri – tempi d’oro, da vice ministro - avendo perso una battaglia campale, il Capo gli sussurrò che sì, aveva ragione ma lui era uno solo e la Lega un partito.
Stavolta, comunque, il Pdl Sicilia può camminare con le sue gambe. Non è solo una delle trovate adatte a resistere alle contrarietà parlamentari e governative. Dall’autospensione si è passati alla formalizzazione della scissione. Che non sembra dispiacere a quell’ala del partito – a Roma – che ha bisogno di trovare spazio fra il Cavaliere e Umberto Bossi.
Gianfranco Fini ha benedetto i suoi che con il partito del sud non avevano avuto a che fare, ma che stavolta sono dentro fino al collo nella scissione siciliana. E il fidatissimo Letta, proprio lui, pur non occupandosi della Sicilia, sembra prendere le distanze dal Capo sulla questione Galan. Che non c’entra niente con il Pdl Sicilia, ma finisce con l’entrarci, perché dall’Isola arriva un’idea spendibile in caso di necessità nelle zone calde del centrodestra, quindi anche nel Veneto, dove la ricandidatura del governatore uscente è stata praticamente bocciata dalle voglie leghiste.
Nuotando nel mare nazionale il Pdl Sicilia ha buone possibilità di arrivare a riva in buona salute. Se Schifani lo contrasta Fini lo vede di buon occhio.
le mie saranno solo chiacchiere.....come la vede un cittadino non schierato.....si preoccupano inutilmente....
partito del sud?raggruppamenti?costole del PDL? tutto per finta! a sciarra e' pa' cutra.....chi semu cunsumati!.....
SICILIANO SE CI SEI BATTI UN COLPO..........
IL SALTO DEL FUNAMBOLO SENZA RETE
Hanno ragione Schifani e Gasparri, ma non soltanto loro. Chi crede che Miccichè possa fondare questa sua estemporanea trovata in un soggetto politico credibile, è fuori strada, a mio modesto avviso. Tutta la direzione nazionale del Pdl non condivide la scelta di Miccichè, compresi quelli che una volta erano i colonnelli di Fini. E' ormai evidente che Fini si trova in una poltrona troppo stretta, pur essendo quella della terza carica dello Stato. Non vuol rinunciare a fare politica e vuole farla da protagonista, dando un calcio quà e uno là proprio sui temi che hanno formato il programma di governo e dello stesso Pdl di cui lui fa parte integrante.
La verità è che Lombardo si trova in pessime acque sin dal principio della sua sfortunata esperienza di governo regionale, deludente, appiattita, incapace di brillare di luce propria. E Miccichè si è lasciato convincere a sostenerlo, a tappare le falle ormai inesorabili che si sono aperte a bordo della bagnarola politica siciliana. Con quale obiettivo? Intuitivamente quello di creare la successione (pro domo sua) a Lombardo, che non potrà certo spingersi granché oltre, isolato com'è da tre quarti del Pdl, dall'Udc, dall'Assemblea Regionale, oltre che dai vertici nazionali che gli hanno detto chiaro e tondo la loro totale contrarietà a questo disegno. Ma Miccichè sa bene di trovarsi al'ultima stazione: o la va o la spacca, e quelli che lo seguono hanno cominciato ad intuire il rischio di trovarsi davvero emarginati, se l'obiettivo sarà mancato.
Il problema ben più grave è che la Sicilia ha fatto una corsa indietro e non sarà facile riparare i danni. La gente si è stufata ed è disorientata, pur ammettendo che è meglio votare subito e azzerare questa situazione. Ma non sarà una campagna elettorale facile, perché il Popolo della libertà, a livello nazionale e regionale, sarà costretto a dire agli elettori che il partito è uno, non due! Dovrà venirlo a dire Berlusconi e tutta la direzione nazionale, mentre Fini non potrà spendersi più di tanto nel rispetto del suo ruolo istituzionali e. Staremo a vedere, ma si sente già puzza di bruciato.
Svevo