Come comunica la Regione siciliana? Male, molto male. Non è una questione di soldi, magari lo fosse. Spendete troppo per fare una strada perché le cose stanno così e non possono stare altrimenti? Va bene, ma almeno fate la strada, altrimenti, come dicono quelli che prendono in giro se stessi, è danno emergente e lucro cessante.
Dovete oleare le ruote dell'informazione? Bene, ma almeno comunicate. Invece la preoccupazione, finora, sembra solo quella di distribuire le risorse e guardarsi allo specchio. In che senso? Il personaggio politico che “comunica” è contentissimo quando vede la sua fotografia e la sua intervista sul giornale. Sui contenuti, sulla destinazione del messaggio, sul feedback, non si fa alcuna domanda, anche perché il pacchetto comunicazionale gli viene confezionato dai suoi collaboratori o dall’azienda incaricata di distribuire le risorse secondo le liturgie antiche e i metodi del primo dopoguerra.
Forse non ne sa niente fino al momento in cui si guarda allo specchio, cioè vede la sua intervista a pagamento sul giornale. Il linguaggio, gli strumenti, i contenuti sono quelli d'anteguerra. Per la Regione siciliana, dal 1946 ad oggi, siamo alla linotype, i giornali si fanno “a caldo”, il digitale non esiste, internet non è ancora nato. Ci sono milioni di persone che s’informano attraverso la rete, partecipando ai ragionamenti stimolati dagli eventi quotidiani, s’interrogano e danno risposte, attraverso la rete, ma nei Palazzi non ne sanno niente.
Ma non è tutto. Ci sono giorni che sfogliando i giornali siciliani, il lettore inciampa su una pagina speciale della Regione. E’ facilmente riconoscibile per due ragioni: il testo contiene interviste o altre notizie con caratteri minuti, i titoli sono una pizza, il contenuto pare fatto perché chi si accosti alla lettura, sospenda subito e passi ad altro. Il pacchetto confezionato dagli strateghi della comunicazione pare avere un solo scopo: evitare che venga letto con le buone o con le cattive. Neppure le immagini dell’assessore o del “presidente” – chiunque sia – sono invitanti. Roba da carta d’identità.
La pagina pubblicitaria del giornale ospita generalmente l’intervista al rappresentante delle istituzioni. E allora uno si chiede, visto che si tratta di uno “speciale”, cioè una pagina a pagamento, per quale ragione sia necessario sborsare quattrini pubblici. Le interviste dei rappresentanti delle istituzioni vengono accolte senza remore dalle redazioni. Se un assessore regionale ci facesse sapere di volere dare delle informazioni con una intervista attraverso le nostre testate, non avremmo alcuna perplessità né indugieremmo un istante: aderiremmo alla proposta. E questo accadrebbe ovunque, più o meno.
Invece la Regione ha bisogno di pagare e di “affittare” una pagina confenzionandola in modo maldestro. Uno spreco di risorse per una comunicazione che non dovrebbe costare niente. Ma c’è un’altra considerazione da fare. Il “messaggio” tende a far sapere che in Sicilia si possono trovare interessanti novità in ogni settore. Tesori d’arte, iniziative culturali. Si fa cinema e si fa teatro. C’è tanto da vedere e gustare.
A chi vuole fare sapere questa novità la Regione o l’Ente pubblico che promuove? Naturalmente a chi non abita in Sicilia. Invece il target è locale, perché le pagine affittate ai giornali cartacei possono arrivare ai siciliani, non ad altri. Puro autolesionismo. Si pagano prestazioni che si otterrebbero gratuitamente, si comunica ad un target sbagliato, in modo sciatto, attraverso media inadatti.
Se si vuole far venire in Sicilia turisti, tanto per fare un esempio, bisogna realizzare una campagna comunicazionale usando media nazionali ed internazionali, diversificare gli strumenti e sceglierli a seconda del bisogno (luogo, età, posizione sociale, titolo di studio). Le campagne generaliste devono tenere conto almeno del luogo. E’ davvero stupido investire in Sicilia per fare venire gente in Sicilia. Incomprensibile presentare una notizia o una intervista come un messaggio pubblicitario, ottenendo l’effetto contrario a quello richiesto. La pubblicità ha meno appeal della notizia, non solo per ragioni grafiche. Lo stesso redazionale - che è un ibrido - incuriosisce meno che il "pezzo" in cronaca. Ci si affida più all’articolo scritto dal giornalista che al messaggio promozionale, a parità di condizione. Se si usasse linguaggio, slogan, contenuti adatti allo spot, allora sarebbe un’altra cosa, naturalmente.
Qualcuno dovrebbe provare a fare sapere nei Palazzi che il mondo della comunicazione è cambiato, che i lettori dei siti on line d’informazione sono più numerosi di quelli del cartaceo, che un giornale on line fidelizza i suoi lettori perché è “aperto”. Pensate che stiamo tirando l’acqua al nostro mulino? Sì, è vero, lo stiamo facendo, ma i nostri argomenti sono ineccepibili. Le nostre testate sono molto lette, le nostre notizie arrivano in ogni parte del mondo (e non solo nel condominio), in tempo reale. perché la rete non ha confini. La gerarchia dell’informazione ha una filiera che parte dai giornali on line, cui seguono radio e tv, con il cartaceo alla fine del percorso. Possibile che si ignori tutto questo?