Che arrivassero ai materassi non lo avrebbe sospettato nemmeno il più pessimista dei cronisti politici. E quando è avvenuto, con gli insulti di Umberto Bossi (mezza cartuccia ed altro) e le risposte felpate di Silvio Berlusconi, affidate ad Angelino Alfano (“Siamo in venti amministrazioni provinciali e tre regioni insieme in maggioranza, non penso che vogliano sfasciarle”), c’era chi si stropicciava gli occhi e sturava le orecchie, perché non voleva credere a ciò che sentiva e vedeva. Eppure è arrivato il temporale. E tutti a chiedersi che cosa avverrà e come reagire contro l’ex alleato che vuole rubare la pole position nel Nord al Pdl. C’è chi suggerisce i toni duri e la necessità di mostrare i muscoli, c’è chi invece vorrebbe cercare di rabberciare la situazione. Roberto Formigoni che fino a qualche settimana fa si era dato un gran daffare per mantenere il cordone ombelicale con la Lega, essendo l’azionista di maggioranza del patto con i padani, ha avuto gesti e parole d’insofferenza. Alla fine si è stancato di fare da balia all’incontenibile senatur, che ha bisogno di tenere in piedi la leadership interna con il solito rosario di invettive a nemici ed avversari.
Non è che faccia tenerezza l’acciaccatissimo capo leghista, per via dei suoi modi insopportabilmente volgari, ma una certa indulgenza la suscita con quel celodurismo improbabile d’antan.
Ma ci sono quelli che non si preoccupano per niente. Vittorio Feltri si chiede se Silvio e Umberto si pizzichino perché costretti a fare il gioco delle parti o perché sono seriamente sul punto di rompere la lunga amicizia. Il Cavaliere, secondo Feltri, minimizza e tira a campare, lasciando intendere che “sotto sotto il sodalizio continua”, mentre “il senatur dà l’impressione di non scherzare affatto”. Alla fine i dubbi si sciolgono in un avvertimento, Bossi senza il Cavaliere resterebbe ai margini. Le ragioni di questo assunto non sono molto chiare, anche perché non tengono conto di Roberto Maroni, il quale non ne vuole sapere di legarsi o slegarsi dal Pdl come unica mossa possibile per la Lega Nord. L’ex Ministro viaggia in mare aperto da tempo e mantiene un atteggiamento prudente, pur restando ai blocchi dell’opposizione dura e pura.
Adalberto Signore, tuttavia, sullo stesso Giornale di Berlusconi, suggerisce la tesi dell’editore. Dopo avere riferito su uno scambio di battute molto agre fra il Cavaliere e il senatur, riferisce con intento consolatorio il saluto fra i due: “Ciao Umberto allora ci sentiamo”, “Ciao Silvio, a presto”. Un congedo piuttosto eloquente, giudica Signore, e ne trae la convinzione che i due si siano salutati con amicizia, “svelando una rottura più tattica che reale”.
Che significa? Starebbero recitando la lite, che l’insulto di Bossi – “Sei una mezza cartuccia” - sia concordato, che stanno facendo la parte per potere tenere saldi i piedi sia in maggioranza che opposizione? Puro teatro?
Crediamo che non sia affatto così, ma che piuttosto, Il Giornale abbia deciso di tenere in piedi il filo che lega i due partiti del centrodestra, visto che il Cavaliere non avrebbe altra sponda se venisse a mancare la Lega Nord.
La domanda più intrigante riguarda il Cavaliere. Non è da lui restare al palo, fare prevalere in piena bufera (i conflitti interni al Pdl sono esplosi sotto traccia) la moderazione apprezzata oltremodo dal Corriere della Sera con un editoriale zucchero e miele dedicato al buonsenso del premier. Una incensata che non si vedeva da una vita a Via Solferino, affidata a Pier Luigi Battista, il più adatto alla bisogna.
Se prevale la responsabilità, come ha ammesso lo stesso Cav, vuol dire che le ragioni sono buone e prevalgono su tutto il resto. Volendo essere maliziosi, siamo propensi a credere che l’ex premier si sia fatto bene i conti, pesando sulla bilancia da una parte l’esito politico di un ritorno alle urne, e la sorte della Fininvest. Fino a che sta nella maggioranza con Mario Monti, mantiene la golden share e tutela i beni di famiglia come meglio non si potrebbe (finora gli è andata bene). Una volta fuori, con l’aria che tira – i sondaggi lo danno irrimediabilmente perdente – perderebbe ogni potere d’interdizione. Meglio allungare il brodo, dunque, che mollare tutto in una volta sola.
Come facciano a non capirlo Ignazio e i suoi, non si capisce. Angelino Alfano, invece, appare a suo agio in un contesto felpato, dove si lavora di fino piuttosto che mostrare i muscoli. Il clima, indubbiamente, lo favorisce. Grazie a Bossi, Berlusconi è fuori causa. Il rapporto privilegiato con la Lega è finito e la questione morale incombe (un folto numero di indagati e “custoditi” al Pirellone), e c’è il rischio di un ritorno anticipato alle urne. Lo spread cala a vista d’occhio, il futuro gli appartiene. Che sia roseo, però, è un altro paio di maniche.
Alla fine i dubbi si sciolgono in un avvertimento, Bossi senza il Cavaliere resterebbe ai margini.
e anche lui finirebbe col perdere le erezioni
forse silvio vuole rifondare forza italia e per questo bacia umberto sperando si trasformi da ranocchio in principe "azzurro"?
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