Dobbiamo parlare di Benito Paolone, “il fascista”. Dobbiamo farlo per rispetto verso un uomo che per più di mezzo secolo ha rappresentato nelle assemblee legislative la Sicilia. Nove legislature, fra Roma e Palermo, nessuno più a lungo di lui ha abitato i luoghi della democrazia, pochi lo hanno fatto con tanta dedizione e senso delle istituzioni.
Dobbiamo parlare di Benito Paolone anche per rispetto verso noi stessi. Abbiamo avuto la possibilità di conoscerlo da vicino e seguirne l’attività a Palazzo dei Normanni, ma abbiamo anche ricevuto la sua amicizia. Un bene prezioso, dunque, del quale gli siamo grati.
Ci siamo persi di vista, per un decennio abbiamo saputo poco e niente di lui, ma ci sono uomini – e Benito Paolone è uno di essi – che non si dimenticano mai. Bonomia, forza d’animo, vivacità, empatia: Benito Paolone è stato un parlamentare diverso, forse unico, a Palazzo dei Normanni. Un affabulatore “muscolare”, un pacificatore dai toni forti e decisi, un popolano colto, un pragmatico idealista. Possedeva una memoria prodigiosa, che esercitava con una narrazione intrigante. Parlava tanto, è vero, ma ascoltava molto, facendoci sentire sempre a nostro agio.
Caro, carissimo Benito,
mi mancheranno le nostre chiacchierate che tendevano a diventare...monologhi tuoi..
Un uomo straripante. Un mostro di vitalità. Un vulcano. Un ragionatore.
Una sintesi difficile.
Litigammo solo su Berlusconi.
La tua camera ardente avrebbe dovuto essere nel Palazzo che fu dei Re Normanni.
Come loro, Tu eri, prima di tutto un Guerriero. Coi mercanti non c'entravi niente.
Ha ragione il Direttore: eri un Alieno. Uno splendido Alieno.
-Guido Virzì-
P.S.) Grazie, Direttore.
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