Benito Paolone, un alieno. Il fascista che amava la democrazia. Piccola storia di un uomo amabile

di Salvatore Parlagreco
25 gennaio 2012 11:05
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Dobbiamo parlare di Benito Paolone, “il fascista”. Dobbiamo farlo per rispetto verso un uomo che per più di mezzo secolo ha rappresentato nelle assemblee legislative la Sicilia. Nove legislature, fra Roma e Palermo, nessuno più a lungo di lui ha abitato i luoghi della democrazia, pochi lo hanno fatto con tanta dedizione e senso delle istituzioni.

Dobbiamo parlare di Benito Paolone anche per rispetto verso noi stessi. Abbiamo avuto la possibilità di conoscerlo da vicino e seguirne l’attività a Palazzo dei Normanni, ma abbiamo anche ricevuto la sua amicizia. Un bene prezioso, dunque, del quale gli siamo grati.

Ci siamo persi di vista, per un decennio abbiamo saputo poco e niente di lui, ma ci sono uomini – e Benito Paolone è uno di essi – che non si dimenticano mai. Bonomia, forza d’animo, vivacità, empatia: Benito Paolone è stato un parlamentare diverso, forse unico, a Palazzo dei Normanni. Un affabulatore “muscolare”, un pacificatore dai toni forti e decisi, un popolano colto, un pragmatico idealista. Possedeva una memoria prodigiosa, che esercitava con una narrazione intrigante. Parlava tanto, è vero, ma ascoltava molto, facendoci sentire sempre a nostro agio.



Eravamo disposti ad accettare tutto da Benito, i suoi discorsi sull’onore e i duelli d’altri tempi, sui valori perduti. Il nostro modo di vedere il mondo e la realtà era lontano anni luce dal suo, ma questo non significava nulla. Benito Paolone assegnava ai suoi miti e alle sue idee lo spazio che loro apparteneva, ma non di più, permettendo alla realtà, spaventosamente difficile, di prendersi quel che occorre per affrontarla con dignità e, talvolta, con un briciolo d’ironia. Quel mondo parallelo, fatto di grandi ideali e grandi valori, non dispiaceva nemmeno a noi, aiutava lui ad affrontare la quotidianità, facendolo sentire forte e sicuro, ed a noi a illuderci che potesse convivere con la realtà meno accettabile.

“Ti devo dire qualcosa che ti dispiacerà,” ci confessò una volta. “Le ragioni che porti avanti sono giuste, ma io non posso stare dalla tua parte, e non mi chiedere per quale ragione”. Insistemmo e Benito Paolone, allora, aggiunse: “Sto dalla parte dell’autorità, anche quando non mi piace”, spiegò.

Com’è che è rimasto, allora, dentro di noi, inalterata la convinzione che si potesse contare sempre e comunque su di lui? La risposta, l’unica, è che non tradiva mai niente e nessuno, né le sue idee, né i suoi amici. Che hanno così saputo che cosa aspettarsi da lui.

E vi pare poco?
 

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Anonimo 31 gennaio 2012   21:13

Caro, carissimo Benito,

mi mancheranno le nostre chiacchierate che tendevano a diventare...monologhi tuoi..

Un uomo straripante. Un mostro di vitalità. Un vulcano. Un ragionatore.

Una sintesi difficile.

Litigammo solo su Berlusconi.

La tua camera ardente avrebbe dovuto essere nel Palazzo che fu dei Re Normanni.

Come loro, Tu eri, prima di tutto un Guerriero. Coi mercanti non c'entravi niente.

Ha ragione il Direttore: eri un Alieno. Uno splendido Alieno.

                                                                                                            -Guido Virzì-

P.S.) Grazie, Direttore.

 

Anonimo 25 gennaio 2012   20:29

Un signore d'altri tempi, nulla a che vedere con i volgari loschi arraffisti che imperversano oggi...

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