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I beni trasferiti dallo Stato. Verde, Commissione paritetica: “I Ministri potrebbero ripensarci, al Friuli è andata meglio”

di Salvatore Parlagreco
01 settembre 2010 17:54
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Leggi, ascolti, apprendi che un ventaglio di beni culturali di grande prestigio sono stati trasferiti alla Regione siciliana dopo un lungo e laborioso stand by e ne sei lieto. E a questo punto vuoi saperne di più ed avere informazioni, magari di prima mano, da chi ha condotto la trattativa rappresentando la Regione siciliana. Un bisogno che puoi appagare facilmente se la persona cui ti rivolgi è il professore Giuseppe Verde, Preside della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo. Il quale, però, ha un’attitudine inquietante a dire le cose come stanno, esercitando il suo diritto inalienabile alla schiettezza. Attitudine che costringe a prendere atto che non è tutto oro quello che luce, come amavano sottolineare i nostri saggi antenati.

 

 

Allora, professore Verde, finalmente la pratica si è chiusa. La Sicilia è venuta in possesso di ciò che gli apparteneva.

 

“Dovrebbe…”

 

La pratica non è stata archiviata positivamente.

 

“Sono stati fatti passi avanti, questo sì”

 

Ci sono altri intoppi da affrontare?

 

“Certo, potrebbe accadere qualcosa di nuovo”.

 

Per quale ragione?

 

“Stando all’esperienza che abbiamo fatto potrebbe accadere, per esempio, che qualche Ministro nell’apposita riunione del Consiglio dei Ministri, invece che approvare lo schema della Commissione paritetica faccia nuove osservazioni”.

 

Ma così non si finisce mai.

 

“Speriamo che si arrivi alla conclusione. La Commissione paritetica Stato-Regione siciliana, della quale sono componente in rappresentanza della Regione, ha approvato lo schema del decreto legislativo che formalizzerebbe il passaggio dei beni. E’ avvenuto in passato che il nostro schema, peraltro conosciuto in tutti i dicasteri interessati e, quindi, approvato, venisse rimesso in discussione all’ultimo momento…”

 

E’ capitato proprio questo?

 

“Nell’ultima riunione della Commissione paritetica abbiamo accolto le osservazioni del Ministero degli Interni che hanno eccepito il loro dissenso sullo schema che peraltro già il Ministero aveva visto e di fatto approvato”.

 

Che cosa ha eccepito il Ministero degli Interni?

 

“La Cappella Palatina non viene trasferita alla Regione siciliana, ma resta nel possesso dei beni ecclesiastici, gestiti dal Fondo degli edifici di culto…”

 

Un omaggio alla Chiesa?

 

“No, affatto. E’ una prassi. Il fatto è che il Fondo non ha risorse e finisce che nessuno si occupa di questi edifici come si dovrebbe”.

 

La sua preoccupazione iniziale, che succeda dell’altro, è fondata?

 

Certo che lo è, nei Ministeri pare che si cambi idea ogni venti giorni. Il 30 settembre la Commissione si riunisce ed approva il nuovo schema che accoglie i desideri dell’Interno. Speriamo che il Consiglio dei Ministri non abbia ripensamenti e che le amministrazioni statali, debitamente consultate, non abbiano altro da eccepire”.

 

Proviamo a fare un bilancio, facendo conto che non intervenga alcuna novità.

 

“Il bilancio è ampiamente positivo. I beni trasferiti alla Sicilia regalano prestigio culturale alla nostra Isola. Celebri e visitatissimi siti archeologici, da Palazzo dei Normanni al teatro greco di Siracusa o di Taormina, tanto per citarne alcuni, passano alla Regione”.

 

Quale vantaggio comporta questo trasferimento, al di là del prestigio?

 

L’impatto culturale è positivo. E non solo: la Sicilia gestiva questi beni, ne permetteva la fruizione, investiva su di essi nonostante appartenessero allo Stato. Ora spende soldi per qualcosa che le appartiene”.

 

Vantaggi economici?

 

“Niente d’importante. Ci sono beni suscettibili di un impiego economicamente interessante. Per quanto ne so, la Regione vorrebbe utilizzarli per promuovere attività culturali, iniziative prevalentemente sociali…”

 

Non c’è il rischio che vengano cartolarizzati? Questa voce si è insinuata nei giorni scorsi. La Regione ha bisogno di soldi e mette in bilancio anche i beni di cui dispone, quelli appena trasferiti.

 

“Una sciocchezza. Palazzo dei Normanni corre lo stesso pericolo che corre, per esempio, il Colosseo o il Duomo di Milano. Nessun rischio, dunque”.

 

Si tratta, perciò, di una svolta.

 

“Si tratta di un evento importante perché viene applicato finalmente lo Statuto. Le procedure erano state avviate nel 2005, sei anni fa. Quanto ai trasferimenti, faccio osservare però che rispetto al Friuli, altra Regione a statuto speciale, la Sicilia ha ottenuto di meno. Al Friuli è stato trasferito il demanio militare, alla Sicilia no”.

 

Il federalismo fiscale non c’entra con quanto è avvenuto.

 

“Esatto, il federalismo demaniale non è applicabile in Sicilia, si applica solo per alcuni punti marginali espressamente individuati. Il trasferimento dei beni statali alla Sicilia e il federalismo demaniale hanno avuto percorsi paralleli, ma nulla di più. Uno scherzo del destino. L’attuazione dello Stato in Sicilia sarebbe dovuto avvenire già negli anni Sessanta”.

 

Mezzo secolo fa.

 

“Un tempo lungo”.

 

L’agenda della Commissione paritetica prevede che vengano affrontate altre questioni attinenti all’attuazione dello Statuto?

 

“In agenda abbiamo tante questioni, di cui discutiamo. La maggiore attesa riguarda l’attuazione delle disposizioni finanziarie previste dalle norme statutario, gli articoli 36,37 e 38”.

 

Quale rilevanza riveste questo passaggio statutario?

 

“I redditi prodotti in Sicilia dalle imprese sono tassati presso le sedi legali. Il gettito Iva dovrebbe restare in Sicilia. A fronte di queste attribuzioni, la Sicilia dovrebbe affrontare impegni anche onerosi. Ma si tratta pur sempre di un passaggio di estremo rilievo. Si sbloccano molti meccanismi, il rapporto con lo Stato è ingessato. I processi d’innovazione istituzionale si fermano allo Stretto di Messina”.

 

E questa dunque la tappa cruciale.

 

“Proprio così”.

 

© Riproduzione riservata
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Anonimo 03 settembre 2010   16:16

Ci vuole un nuovo Vespro Siciliano contro gl'italici.

Anonimo 02 settembre 2010   10:06

A, adesso sì che posso dormire tranquillo, con una Regione che stà andando tutto a farsi fottere, la disoccupazione aumenta vertiginosamente , E' la notizia che aspettavo, sono più tranquillo ringrazio tutti.

Anonimo 02 settembre 2010   09:14
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 settembre 2010. Visualizza »

Pensierino: questo ministro dell'interno che ha provveduto in modo solerte a togliere dal trasferimento i beni appartenenti al fondo per il culto (quando la norma statutaria dovrebbe prevalere) non è lo stesso che dovrebbe fare aprire bottega in Sicilia alla Lega?

Come dire: il federalismo vale solo per noi, per voi c'è la frusta.

Comunque è un passo avanti, una vittoria per la Sicilia, in un momento di basso potere contrattuale della stessa, e il cui merito va riconosciuto al Prof. Giuseppe Verde, come agli altri tre docenti che fanno parte della Commissione Paritetica: i prof. Nicotra, Pitruzzella e Sammartino, se non ricordo male.

Questi professionisti, remando contro una politica non sempre benevola - per non dir altro - nei confronti della Sicilia, sono riusciti a portare a casa finalmente qualcosa per noi e per chi verrà dopo di noi.

Fa bene però l'amico Giuseppe Verde a non fare salti di gioia. Il successo è soprattutto simbolico, poiché si tratta di beni che comportano più spese che entrate.

Gli artt. 32 e 33 dispongono a nostro favore molto, molto di più. Tutto il patrimonio, disponibile e indisponibile dello Stato, ad eccezione di quello militare, dovrebbe passare alla Regione. Tutto il demanio, ad eccezione di quello militare e dei beni relativi a servizi di interesse nazionale, passa pure alla Regione. Per questi ultimi si dovrebbe esplicitare che l'interesse nazionale sorge in maniera oggettiva quando l'utenza del bene è in prevalenza extraregionale e non, come si è fatto finora, quando il Governo nazionale unilateralmente decide che una cosa è importante e quindi è di interesse nazionale. Questa interpretazione svuota di senso l'art. 32 dello Statuto e non spiega come mai una cosa "importante" come il demanio marittimo sia esplicitamente devoluta alla Regione.

Se si seguisse questa interpretazione, che è la più logica, tutto il demanio stradale e autostradale, in quanto relativo a trasporti interni all'Isola, dovrebbe passare alla Regione e nessuno potrebbe progettare speculazioni sulle nostre autostrade, magari a favore di gruppi che poi userebbero i proventi derivanti dai pedaggi per finanziare proprio la Lega (cosa effettivamente in atto con Benetton, socio di Autostrade). Visto che Trenitalia si è ritirata dalla Sicilia e svolge il servizio "in appalto" dalla Regione, anche il patrimonio delle strade ferrate dovrebbe diventare tutto nostro, e così i porti, gli aeroporti, gli elettrodotti, gli acquedotti, i gasdotti (con eccezione di quello che viene dall'Algeria perché in quel caso non serve un'utenza in prevalenza regionale), e così via.

Questa giusta devoluzione di demanio e patrimonio alla Regione frutterebbe da sola miliardi di euro, con i quali la Regione potrebbe farsi carico di tutti o quasi i compiti di cui oggi si occupa lo Stato (e vediamo come se ne occupa bene).

E fra questi potrebbe farsi carico della scuola senza fare più viaggi di protesta a Roma, senza più scioperi della fame, etc.

Ma forse spiegare questo ai precari della scuola, e in genere a un Popolo che non conosce né lo Statuto né i propri diritti è troppo.

Pretendiamo, sotto la forma di trasferimenti/elemosine, facendo magari la figura dei parenti sfortunati, degli eterni pezzenti, ciò che alla fonte sarebbe nostro senza tanti complimenti.

Ma oggi godiamoci questi passettino avanti.

Massimo Costa

Uscire dalla logica dell'accettare ciò che arrivi ritenendola conquistata e cominciare a reclamare con vigore ciò che spetta. Ha detto bene Massimo Costa (come sempre) che dovremmo cominciare a ragionare sulla gestione di tutte le risorse evitando le solite incertezze collegate alla capacità. Esistono le collaborazioni di paesi più evoluti (o più organizzati), più forti economicamente che farebbero carte false pur di entrare nel business della gestione delle ferrovie o degli aeroporti siciliani. 

Entriamo nell'ottica che siamo potenzialmente una piccola nazione di 5/6milioni di abitanti + i siciliani nel mondo che spesso visitano la Sicilia + il turismo + l'ulteriore sviluppo di flussi.

Ha detto bene anche Lombardo sulle accise petrolifere...aggiungiamo anche quelle..Perché non essere pronti per una gestione federalista (o autonomista) della nostra terra?

Un caro saluto

MX

  

Anonimo 02 settembre 2010   08:13

Pensierino: questo ministro dell'interno che ha provveduto in modo solerte a togliere dal trasferimento i beni appartenenti al fondo per il culto (quando la norma statutaria dovrebbe prevalere) non è lo stesso che dovrebbe fare aprire bottega in Sicilia alla Lega?

Come dire: il federalismo vale solo per noi, per voi c'è la frusta.

Comunque è un passo avanti, una vittoria per la Sicilia, in un momento di basso potere contrattuale della stessa, e il cui merito va riconosciuto al Prof. Giuseppe Verde, come agli altri tre docenti che fanno parte della Commissione Paritetica: i prof. Nicotra, Pitruzzella e Sammartino, se non ricordo male.

Questi professionisti, remando contro una politica non sempre benevola - per non dir altro - nei confronti della Sicilia, sono riusciti a portare a casa finalmente qualcosa per noi e per chi verrà dopo di noi.

Fa bene però l'amico Giuseppe Verde a non fare salti di gioia. Il successo è soprattutto simbolico, poiché si tratta di beni che comportano più spese che entrate.

Gli artt. 32 e 33 dispongono a nostro favore molto, molto di più. Tutto il patrimonio, disponibile e indisponibile dello Stato, ad eccezione di quello militare, dovrebbe passare alla Regione. Tutto il demanio, ad eccezione di quello militare e dei beni relativi a servizi di interesse nazionale, passa pure alla Regione. Per questi ultimi si dovrebbe esplicitare che l'interesse nazionale sorge in maniera oggettiva quando l'utenza del bene è in prevalenza extraregionale e non, come si è fatto finora, quando il Governo nazionale unilateralmente decide che una cosa è importante e quindi è di interesse nazionale. Questa interpretazione svuota di senso l'art. 32 dello Statuto e non spiega come mai una cosa "importante" come il demanio marittimo sia esplicitamente devoluta alla Regione.

Se si seguisse questa interpretazione, che è la più logica, tutto il demanio stradale e autostradale, in quanto relativo a trasporti interni all'Isola, dovrebbe passare alla Regione e nessuno potrebbe progettare speculazioni sulle nostre autostrade, magari a favore di gruppi che poi userebbero i proventi derivanti dai pedaggi per finanziare proprio la Lega (cosa effettivamente in atto con Benetton, socio di Autostrade). Visto che Trenitalia si è ritirata dalla Sicilia e svolge il servizio "in appalto" dalla Regione, anche il patrimonio delle strade ferrate dovrebbe diventare tutto nostro, e così i porti, gli aeroporti, gli elettrodotti, gli acquedotti, i gasdotti (con eccezione di quello che viene dall'Algeria perché in quel caso non serve un'utenza in prevalenza regionale), e così via.

Questa giusta devoluzione di demanio e patrimonio alla Regione frutterebbe da sola miliardi di euro, con i quali la Regione potrebbe farsi carico di tutti o quasi i compiti di cui oggi si occupa lo Stato (e vediamo come se ne occupa bene).

E fra questi potrebbe farsi carico della scuola senza fare più viaggi di protesta a Roma, senza più scioperi della fame, etc.

Ma forse spiegare questo ai precari della scuola, e in genere a un Popolo che non conosce né lo Statuto né i propri diritti è troppo.

Pretendiamo, sotto la forma di trasferimenti/elemosine, facendo magari la figura dei parenti sfortunati, degli eterni pezzenti, ciò che alla fonte sarebbe nostro senza tanti complimenti.

Ma oggi godiamoci questi passettino avanti.

Massimo Costa

Anonimo 01 settembre 2010   20:00

Complimenti a Siciliainformazioni per l'interessantissima intervista.

 

il lettore

Anonimo 01 settembre 2010   19:27

per quel che so!!

quando l'assessorato beni culturali è divenuto di competenza della regione siciliana (come tanti altri) è transitato dallo Stato alla Regione, sia gli impiegati, come i beni mobili come i beni immobili,

infatti gli impiegati sono stati inseriti tutti in un Ruolo Speciale ad Esaurimento, i beni mobili, forse è bastata una firma visto che erano nei registri di consistenza, doveva seguire l'elenco dei Beni Immobili entro 30 o 60 giorni dall'emanazione della legge, questo è stato fatto per tutte le competenze transitata fra stato e regione, ma di questo famosoELENCO nessuno lo ha mai redatto, non esiste proprio, nella famosa ricerca di questo Elenco perduto e scartabellando sentenze ne ho trovata una risalente agli anni 1960 o giù di lì su una lite Fra Regione Siciliana e Stato Italiano su ritrovamenti archeologiciin una località nota, e a chi doveva essere intestato il terreno su cui sorgevano questi reperti, ebbene la sentenza giudiziale è stata favorevole alla Regione Siciliana, in Virtu' del proprio Statuto, che se infatti lo leggete bene è scritto chiaro, purtroppo i nostri politici non lo hanno mai fatto applicare in maniera integrale ma solo quello che conveniva di volta in volta.

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