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Mediterraneo: 600 milioni di cittadini, scambi per 160 miliardi, 60 controllati dall’Italia. Briciole al Sud e Sicilia.La locomotiva lombarda invece…

01 settembre 2010 09:43
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(Enzo Coniglio) L’area del Mediterraneo è quella che cresce di più al mondo se si esclude la Cina con circa 600 milioni di cittadini che effettuano scambi per oltre 160 miliardi di Euro di cui oltre un terzo controllati dall’Italia, primo partner commerciale dell’area a livello europeo. Si tratta di 60 miliardi che soprattuto in un momento di vacche magre non è poca cosa.

Ma a coglierne le opportunità e a trarne quindi maggiore vantaggio

non è la Sicilia come verrebbe spontaneo supporre considerando la sua immersione totale all’interno di questo mare.

E’ invece una Regione che tutto ha tranne che mare il cui Capoluogo nei tempi andati aveva un fiume navigabile ma che ora vive e prospera nella più rigorosa terraferma.

Mi riferisco alla Lombardia e a Milano dove un varesotto sessantenne, ormai milanese, consulente di successo, distinto, volitivo, dalle idee chiare, sognatore e brutalmente concreto, convinceva dieci anni fa il Presidente della Camera di Commercio, Carlo Sangalli e i soci a dar vita ad un  “laboratorio per il Mediterraneo” oggi divenuto l’Agenzia speciale “Promos”. Mi riferisco a Bruno Ermolli.

E’ appunto l’Agenzia Promos che,  dopo dieci anni di duro e costante lavoro e interventi organici e strategici, nel luglio del 2009 ha dato vita al Forum economico e finanziario del Mediterraneo a cui hanno preso parte oltre 500 imprenditori e politici di primo livello provenienti da 25 Paesi del mondo, tra cui lo stesso Presidente dell’Egitto, Muhammad Hosni Mubarak.

Non si tratta della “solita operazione furbetta lombarda pigliatutto” immaginata e prodotta nei sogni onirici di certa gente del Sud. Tutt’altro. “La sfida - ripete Boselli - non è soltanto milanese e lombarda. La partita è aperta a tutte le città che sono già piattaforme del Mediterraneo per ragioni geografiche e che oggi sono chiamate a fare sistema, iniziando dalle infrastrutture, punto critico dell’area. Dobbiamo partire dalla considerazione che non ci può essere un mercato comune se non riusciamo a garantire una reale interconnessione tra i sistemi economici”.

Ermolli è convinto che più esteso e forte è il sistema e maggiore è la capacità  di ottenere una parte della torta. E in questo sforzo sistemico, Milano e la Lombardia acquistano un ruolo centrale grazie all’eccezionale network economico e finanziario, nazionale e internazionale sviluppato e consolidato dal dopoguerra e che ora viene messo a disposizione di tutte le Regioni. Milano può giocare il ruolo di lomotiva dello sviluppo dell’area. Roberto Formigoni, da parte sua, propone due iniziative supplementari: la creazione di una università e di una Fiera EuroMediterranee.

Una collaborazione interregionale quindi che punti soprattutto sulla creazione di un Fondo italo-arabo per lo sviluppo delle infrastrutture e sulla proliferazione a tappeto del sistema delle piccole e medie Imprese (PMI) che ben si adatta all’area mediterranea e che per sua natura è tale da creare un diffuso benessere non solo economico ma progressivamente anche sociale, culturale e di democrazia partecipata e diffusa come abbiamo sperimentato nell’Italia del dopoguerra.

Chi conosce Bruno Ermolli e la situazione nell’area EuroMediterranea sa quanto sincera, sensata e realistica sia la proposta Promos che di fatto è stata accolta con entusiasmo dai numerosi Paesi che hanno partecipato all’evento e che continuano a dialogare con Promos e le Città, Regioni e Paesi aderenti.

Il successo dell’edizione 2009 si è ripetuto puntualmente e si è consolidato nella edizione del luglio 2010.

E la Sicilia, Regione Mediterranea per eccellenza, cosa può mettere a disposizione del network nazionale ed EuroMediterraneo? Quali vantaggi ne può trarre? Che cosa sta facendo di concreto?

Purtroppo non conosco ancora un Bruno Ermolli siciliano, una classe dirigente, un Partito politico che abbiano assunto le opportunità offerte dall’attuale “miracolo Mediterraneo” come priorità della loro agenda con la conseguenza che alcune Regioni del Nord continuano a trarne vantaggi sempre maggiori insieme ai Paesi della sponda Sud e la Sicilia continua a languire come dimostrano in maniera inequivocabile non tanto e soltanto le statistiche quanto lo stato di profonda depressione e desolazione di migliaia di famiglie siciliane che dovranno affrontare un autunno ancora più angosciante in termini di reddito e di occupazione.

Quali sono le priorità  in questa situazione? Non disturbiamo ulteriormente Bruno Benolli e tanto meno Angelino Alfano; chiediamolo ai nostri figli che lo hanno capito da tempo e che lo stanno sperimentando sulla loro pelle ogni giorno.

Che fare? Non è male iniziare a chiederselo voltando radicalmente pagina, se necessario. Chi ha detto che i riti della politica tradizionalmente intesa, fatta di Pupi e di Pupari che impone dall’alto le sue scelte, sia ancora valida?

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Anonimo 05 settembre 2010   00:57
L'utente ha risposto al commento anonimo del 05 settembre 2010. Visualizza »

 Caro Amico, 

 

non è mio stile driblare.

 

Quando si effettua una analisi così complessa ed estesa ad un'area di primario interesse, si anlizzano molte variabili e si conclude la prima parte individuando alcune possibili premesse. Tali premesse vengono a sua volta verificate e, per successive approssimazioni si giunge a delle conclusioni più o meno provvisorie che hanno una percentuale di veridicità. Le analisi prettamente economiche ed espresse in valori numerici sono normalmente  più facili  rispetto a quelle che implicano dei valori definitori concettuali.

 

Il caso della Libia è oggettivamente molto complesso per la complessità del personaggio, per gli elementi emotivi extra economici che possono influenzare alcuni giudizi e perchè la stessa analisi economica di alcuni fattori, come ad esempio l'impatto degli investimenti libici in Unicredit non è stata ancora completata dagli organi preposti. 

 

In ogni caso - se è questo che Lei vuol sapere - la crescita economica della Libia, l'investimento della Libia in Italia o il pagamento dei fondi italiani alla Libia non modificano affatto il quadro positivo di riferimento da me presentato per la sponda Sud del Mediterraneo. Anzi possiamo tranquillamente escludere la Libia dall'analisi e, rebus sic stantibus, nnon avremo alcuna conclusione diversa. 

 

Spero di aver risposto alla Sua preoccupazione.

 

Buon fine settimana

 

Enzo Coniglio

konics000@gmail.com

grazie per la risposta.

 

Anche se ..quando ci vanno di mezzo persone in carne e ossa avrei sperato che la preoccupazione non fosse solo mia.

 

 

 

 

Anonimo 04 settembre 2010   18:35
L'utente ha risposto al commento anonimo del 04 settembre 2010. Visualizza »

io non sono un analista, ma non dò condanne ne vado a delle conclusioni, mi ponevo solo una domanda ....forte..e gradivo un suo commento, e vista la visita di Gheddafi che ribadiva l'accordo con l'italia con ulteriore richiesta di soldi l'argomento lo vedevo di grande attualità.

 

Ma come spesso mi  capita lei tende a driblare le domande rispondendo ad altro. sta imparando il politichese ( o forse lo conosce già)

un saluto

 

 

 Caro Amico, 

 

non è mio stile driblare.

 

Quando si effettua una analisi così complessa ed estesa ad un'area di primario interesse, si anlizzano molte variabili e si conclude la prima parte individuando alcune possibili premesse. Tali premesse vengono a sua volta verificate e, per successive approssimazioni si giunge a delle conclusioni più o meno provvisorie che hanno una percentuale di veridicità. Le analisi prettamente economiche ed espresse in valori numerici sono normalmente  più facili  rispetto a quelle che implicano dei valori definitori concettuali.

 

Il caso della Libia è oggettivamente molto complesso per la complessità del personaggio, per gli elementi emotivi extra economici che possono influenzare alcuni giudizi e perchè la stessa analisi economica di alcuni fattori, come ad esempio l'impatto degli investimenti libici in Unicredit non è stata ancora completata dagli organi preposti. 

 

In ogni caso - se è questo che Lei vuol sapere - la crescita economica della Libia, l'investimento della Libia in Italia o il pagamento dei fondi italiani alla Libia non modificano affatto il quadro positivo di riferimento da me presentato per la sponda Sud del Mediterraneo. Anzi possiamo tranquillamente escludere la Libia dall'analisi e, rebus sic stantibus, nnon avremo alcuna conclusione diversa. 

 

Spero di aver risposto alla Sua preoccupazione.

 

Buon fine settimana

 

Enzo Coniglio

konics000@gmail.com

Anonimo 03 settembre 2010   19:53
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 settembre 2010. Visualizza »

Caro Amico,

 

La mia è una analisi, compiuta con la metodologia propria dell'analista e qui mi fermo. La tua è gia una conclusione e una condanna di cui non conosco il percorso analitico e quindi non sono in grado di rispondere.

 

EC

io non sono un analista, ma non dò condanne ne vado a delle conclusioni, mi ponevo solo una domanda ....forte..e gradivo un suo commento, e vista la visita di Gheddafi che ribadiva l'accordo con l'italia con ulteriore richiesta di soldi l'argomento lo vedevo di grande attualità.

 

Ma come spesso mi  capita lei tende a driblare le domande rispondendo ad altro. sta imparando il politichese ( o forse lo conosce già)

un saluto

 

 

Anonimo 03 settembre 2010   12:06
L'utente ha risposto al commento anonimo del 03 settembre 2010. Visualizza »

Sig Coniglio, dato che non si vive di solo pane, mi aspettavo un commento al mio del

01 settembre 2010 20:10

 

 

 

 

 

 

spero che trovi del tempo sono curioso di sapere come la pensa.

Caro Amico,

 

La mia è una analisi, compiuta con la metodologia propria dell'analista e qui mi fermo. La tua è gia una conclusione e una condanna di cui non conosco il percorso analitico e quindi non sono in grado di rispondere.

 

EC

Anonimo 02 settembre 2010   23:27

Sig Coniglio, dato che non si vive di solo pane, mi aspettavo un commento al mio del

01 settembre 2010 20:10

 

 

 

 

 

 

spero che trovi del tempo sono curioso di sapere come la pensa.

Anonimo 02 settembre 2010   22:31
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 settembre 2010. Visualizza »

 Caro Mx,

 

grazie innanzitutto per il Tuo intervento puntuale e costruttivo. 

 

L'obiettivo che mi propongo con una serie di articoli sulla Sicilia nell'area EuroMediterranea è duplice:

 

1. fornire informazioni puntuali incontrovertibili citando sempre scrupolosamente le persone coinvolte ed eventuali fonti primarie in modo che chiunque possa verificare le affermazioni e i dati;

 

2. offrire indicazioni operative su quanto in concreto si sta facendo di essenziale in Italia o negli altri Paesi in modo da stimolare l'azione in funzione di un inserimento reale della Sicilia nella sua area naturale geopolitica e geoeconomica che è appunto quella Mediterranea ed EroMediterranea anche se si sta prospettando ora una terza sub area che potremmo chiamare MedAsiatica. 

 

Forse Ti sarai chiesto perchè lo faccio. La mia risposta è estremamente semplice e lineare e la riassumerei in questa serie di proposizioni.  

 

1. la nostra Sicilia è sull'orlo della catastrofe a giudicare dai fondamentali e, cosa peggiore, non esiste ancora un piano operativo capace di tirarci fuori da questo baratro.

 

2. Ma quello che è peggio è che invece di metterci a studiare con serietà la realtà, si continua a parlare a vanvera, sentenziando a destra e a sinistra contro gli eventuali untori invocando nuove elezioni come se gli elettori generici abbiano il bandolo della matassa e ignorando i problemi reali. 

 

3. Si arriva persino a dichiarare che la prima delle priorità sia un Decreto sul Processo breve obbligando il Presidente della Republbica a suggerire al Parlamento di occuparsi come priorità reale della crisi economica perchè avremo un autunno particolarmente triste per gli ulteriori 500.000 italiani che risschiano di rimanere senza lavoro, fondamento di autentica libertà e democrazia.

 

4. In questo contesto, ciascuno di noi è chiamato ad offrire quelle competenze che ha maturato nel corso della sua vita; ad agire da tecnico in una visione "politica" intesa nell'accezione classica di gestione dei beni della comunità. Il vero Governo tecnico-politico dobbiamo realizzarlo tutti noi insieme mettendo insieme le nostre competenze.

 

Con l'augurio che altri nostri corregionali, avvocati, ingegnieri, docenti, economisti, uomini di Chiesa, operatori economici e finanziari, industriali, commercianti... ci seguano e collaborino così a ricreare una autentica coscenza pubblica che recuperi i valori sacrali della Giustizia, della Legalità e dello Sviluppo ridando così alla società una minima parte di quello che essa ci ha donato per tanti anni.

 

Un caro saluto

 

Enzo Coniglio

konics000@gmail.com

 

Lo stesso Presidente 

La Sicilia sprofonda già da un pò di tempo nel baratro della disoccupazione, della crisi economica e della crisi di valori! Non è questa che governa la classe politica che può tentare di uscire dal baratro .... perchè ? Perchè non è una classe politica, perchè non ha assets intangibili, non ha valori .... ma pensa solo ad arraffare, a piazzare i suoi adepti con nomine illegittime, a magnificare in modo autorefernziale il proprio operato, a distruggere ciò che esiste ( che fa schifo ma esiste) senza costruire altro! Dove vogliamo andare con il piagnonismo? Cosa rivendichiamo ..... se abbiamo scelto una classe dirigente che a stento riesce a sputarsi .... nell'occhio a cui non ha mirato?
Anonimo 02 settembre 2010   20:27
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 settembre 2010. Visualizza »

Caro Enzo,

la tua disamina è puntuale ed il percorso intrapreso è sicuramente strategico, lo abbiamo ribadito più volte che la Sicilia deve integrarsi strategicamente  nel bacino del Mediterraneo condividendo alcuni aspetti culturali, storici ed aggiungo io religiosi. Quest'ultimo aspetto, tra l'altro, ci pone in una posizione preferenziale ed unica nel Mediterraneo, avendo ospitato nei secoli popoli di religione musulmana, ortodossa, cristiana e gestendo a volte una convivenza che oggi altrove sembra impossibile.

Però per porci all'altezza degli altri paesi del Mediterraneo in enorme crescita economica (in rapporto con la crisi generalizzata europea e del mondo occidentale)e in una fase evolutiva non indifferente dal punto di vista delle strutture e dei servizi, è necessario un piano di sviluppo strutturale, appunto, adeguato.

Per intenderci i grandi lavori del passante ferroviario + linee tram dei Palermo ed i lavori di Catania sono ben poca cosa in raffronto con lo sviluppo che stanno seguendo la Tunisia, il Marocco, l'Egitto, la Turchia.. Sarebbe opportuno seguire, come consiglia Enzo Coniglio, con più competenza ed informazione diretta (attraverso internet ovviamente... o riscontri diretti) ciò che sta  avvenendo in quei paesi evitando i soliti stereotipi e valutando attentamente quegli aspetti utili  per lo sviluppo della Sicilia, grande isola al centro del Mediterraneo.

Un caro saluto

MX

 

 Caro Mx,

 

grazie innanzitutto per il Tuo intervento puntuale e costruttivo. 

 

L'obiettivo che mi propongo con una serie di articoli sulla Sicilia nell'area EuroMediterranea è duplice:

 

1. fornire informazioni puntuali incontrovertibili citando sempre scrupolosamente le persone coinvolte ed eventuali fonti primarie in modo che chiunque possa verificare le affermazioni e i dati;

 

2. offrire indicazioni operative su quanto in concreto si sta facendo di essenziale in Italia o negli altri Paesi in modo da stimolare l'azione in funzione di un inserimento reale della Sicilia nella sua area naturale geopolitica e geoeconomica che è appunto quella Mediterranea ed EroMediterranea anche se si sta prospettando ora una terza sub area che potremmo chiamare MedAsiatica. 

 

Forse Ti sarai chiesto perchè lo faccio. La mia risposta è estremamente semplice e lineare e la riassumerei in questa serie di proposizioni.  

 

1. la nostra Sicilia è sull'orlo della catastrofe a giudicare dai fondamentali e, cosa peggiore, non esiste ancora un piano operativo capace di tirarci fuori da questo baratro.

 

2. Ma quello che è peggio è che invece di metterci a studiare con serietà la realtà, si continua a parlare a vanvera, sentenziando a destra e a sinistra contro gli eventuali untori invocando nuove elezioni come se gli elettori generici abbiano il bandolo della matassa e ignorando i problemi reali. 

 

3. Si arriva persino a dichiarare che la prima delle priorità sia un Decreto sul Processo breve obbligando il Presidente della Republbica a suggerire al Parlamento di occuparsi come priorità reale della crisi economica perchè avremo un autunno particolarmente triste per gli ulteriori 500.000 italiani che risschiano di rimanere senza lavoro, fondamento di autentica libertà e democrazia.

 

4. In questo contesto, ciascuno di noi è chiamato ad offrire quelle competenze che ha maturato nel corso della sua vita; ad agire da tecnico in una visione "politica" intesa nell'accezione classica di gestione dei beni della comunità. Il vero Governo tecnico-politico dobbiamo realizzarlo tutti noi insieme mettendo insieme le nostre competenze.

 

Con l'augurio che altri nostri corregionali, avvocati, ingegnieri, docenti, economisti, uomini di Chiesa, operatori economici e finanziari, industriali, commercianti... ci seguano e collaborino così a ricreare una autentica coscenza pubblica che recuperi i valori sacrali della Giustizia, della Legalità e dello Sviluppo ridando così alla società una minima parte di quello che essa ci ha donato per tanti anni.

 

Un caro saluto

 

Enzo Coniglio

konics000@gmail.com

 

Lo stesso Presidente 

Anonimo 02 settembre 2010   10:04

Caro Enzo,

la tua disamina è puntuale ed il percorso intrapreso è sicuramente strategico, lo abbiamo ribadito più volte che la Sicilia deve integrarsi strategicamente  nel bacino del Mediterraneo condividendo alcuni aspetti culturali, storici ed aggiungo io religiosi. Quest'ultimo aspetto, tra l'altro, ci pone in una posizione preferenziale ed unica nel Mediterraneo, avendo ospitato nei secoli popoli di religione musulmana, ortodossa, cristiana e gestendo a volte una convivenza che oggi altrove sembra impossibile.

Però per porci all'altezza degli altri paesi del Mediterraneo in enorme crescita economica (in rapporto con la crisi generalizzata europea e del mondo occidentale)e in una fase evolutiva non indifferente dal punto di vista delle strutture e dei servizi, è necessario un piano di sviluppo strutturale, appunto, adeguato.

Per intenderci i grandi lavori del passante ferroviario + linee tram dei Palermo ed i lavori di Catania sono ben poca cosa in raffronto con lo sviluppo che stanno seguendo la Tunisia, il Marocco, l'Egitto, la Turchia.. Sarebbe opportuno seguire, come consiglia Enzo Coniglio, con più competenza ed informazione diretta (attraverso internet ovviamente... o riscontri diretti) ciò che sta  avvenendo in quei paesi evitando i soliti stereotipi e valutando attentamente quegli aspetti utili  per lo sviluppo della Sicilia, grande isola al centro del Mediterraneo.

Un caro saluto

MX

 

Anonimo 01 settembre 2010   23:59

Sig. Coniglio mi sembra che di idee ne ha poche ma ben confuse! Non si capisce niente da quest'articolo. Cosa sono messaggi subliminali a Lombardo per farle fare qualche cosa?

Anonimo 01 settembre 2010   23:02

Egregio Direttore,

mi spiace dirle che se non ci spiega chi è Enzo Coniglio non leggerò l'articolo.

Distinti saluti.

Riccardo Cuor di Leone

Anonimo 01 settembre 2010   20:10

L’area del Mediterraneo è quella che cresce di più al mondo se si esclude la Cina con circa 600 milioni di cittadini che effettuano scambi per oltre 160 miliardi di Euro di cui oltre un terzo controllati dall’Italia, primo partner commerciale dell’area a livello europeo. 

 

C'entrano gli accordi Italia-libia?  ricordiamo che

 

Nel 2003 Berlusconi strinse la mano a Gheddafi decidendo la vita dei 40 mila migranti che ogni anno passano dalla Repubblica libica: finanziamenti all’ex colonia in cambio del lavoro sporco, bloccare quei disperati ad ogni costo. Nel 2009 l’accordo è diventato operativo e funziona: a Lampedusa non arriva più nessuno, l’Italia investe sullo sviluppo industriale della Libia mentre le aziende italiane fanno un sacco di affari. Perfetto, se non fosse che ci vanno di mezzo persone in carne e ossa.

 

 

alla redazione: spero che il precedende messaggio sia andato perso e la censura non c'entri nulla

Anonimo 01 settembre 2010   18:34

"Roberto Formigoni, da parte sua, propone due iniziative supplementari: la creazione di una università e di una Fiera EuroMediterranee."  ed il nostro presidente che di Lombardo ha il nome????  nulla

"Il successo dell’edizione 2009 si è ripetuto puntualmente e si è consolidato nella edizione del luglio 2010" metre il sicilia nel 2009 si rinnovava il governo e nel 2010 pure!!!!

Caro sig. Coniglio continui a sostenere questi politici nostrani, Lombardo, Alfano, Miccichè, Firrarello.

 

"Chi ha detto che i riti della politica tradizionalmente intesa, fatta di Pupi e di Pupari che impone dall’alto le sue scelte, sia ancora valida?"  nessuno ha mai detto che sia valida ma inevitabilmente la subiamo dai tempi della DC, e gli umini che ha prodotto li troviamo sparsi per tutte le formazioni politiche a puntellare il sistema realizzato.

Proviamo a sostenere uomini o formazioni veramente nuovi. Sig Coniglio si spenda in tal senso.

 

 

 

Anonimo 01 settembre 2010   10:36

ah ah ah 

e c'è pure chi ha le "visions", o crede che Palermo possa diventare CAPITALE DELL'EUROMEDITERRANEO (che bella mission):

http://www.pianostrategico.comune.palermo.it/

e

http://pit7net.comune.palermo.it/pit7net/jsp/home.jsp?modo=info&info=scheda_progetto.jsp

 

ehhhh magariiiii ! ma con i fatti, non solo sui siti web !!!!!!!!!!!!!!!!

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