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Perche’ si smise di cercare i mandanti? Che ruolo ebbe la mafia nelle stragi e nella nuova politica? Spatuzza racconta Schifani, e non solo

di Salvatore Parlagreco
30 agosto 2010 22:20
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C’e’ un tempo di mezzo fra le stragi di Capaci e Via D’Amelio e l’ingresso del “pentito” bugiardo Scarantino, che si accusò di avere portato il tritolo in Via D’Amelio. Un tempo segnato dalla svolta che la “squadra speciale” di magistrati e poliziotti dislocata a Caltanissetta, sembrò intraprendere nelle indagini, imboccando la strada dei mandanti.


C’e’ un tempo di mezzo anche fra le stragi di Capaci e Via d’Amelio e la nascita della seconda Repubblica e Tangentopoli, la fine dei partiti storici, la discesa in campo di Silvio Berlusconi con Forza Italia.

 

 

E’ un tempo sovrapponibile che scorre su binari paralleli durante i quali agenti dei servizi, in proprio o per conto di qualcuno, con fini investigativi o per ottenere altro, trattarono con il terrorismo mafioso.

 

La discesa in campo di Scarantino distolse l’attenzione, in certo qual modo bloccando, la svolta delle indagini sui mandanti delle stragi, e costruì una pista investigativa che avrebbe condotto al processo e alle condanne di uomini di paglia in ogni ramo di giudizio, concedendo l’impunità ai colpevoli.

 

Un tempo di mezzo con un contesto irripetibile. Grandi istituti di credito vennero cancellati, il capitale finanziario passò di mano, i salotti buoni dell’industria chiusero battenti senza che alcuno avesse a soffrirne, nella convinzione che tutto questo facesse parte della filiera del nuovo comando. Si fece di tutta l’erba un fascio. La discesa in campo di Silvio Berlusconi e Forza Italia venne vissuta come la fine degli intrallazzi e un nuovo inizio.

Per molti anni non e’ accaduto nulla che influenzasse quelle sensibilità. Voci, umori di parte, accuse senza capo ne’ coda e qualche volta, sonore smentite all’avanzare di semplici sospetti. Quel biennio “di mezzo” – 93/95 – si e’ trasformato in una specie di epigrafe a futura memoria.

Su questo sarcofago da alcuni mesi lavorano incessantemente le Procure di mezza Italia grazie alla discesa in campo di Gaspare Spatuzza, collaboratore di giustizia che con le sue rivelazioni vorrebbe riscrivere la storia d’Italia. Se fosse vero anche solo parzialmente ciò che ha raccontato agli inquirenti, dovremmo metterci le mani ai capelli. Gaspare Spatuzza – creduto in tribunale  - modificherebbe non solo gli esiti delle inchieste giudiziarie concluse, il passato come lo conosciamo, ma sconvolgerebbe il presente e cambierebbe il futuro delle istituzioni e della politica. Uno tsunami.

Di quel tempo di mezzo dai confini incerti cupo e insondabile il collaboratore-pentito Spatuzza dice di sapere tutto: come nacque e grazie a chi la seconda Repubblica, quali fossero le nuove alleanze fra terrorismo mafioso e politica, chi siano coloro che sottoscrissero una disgraziata alleanza con i boss.


Se fossero vere le sue rivelazioni, per richiamare un solo caso, ci sarebbero state trattative parallele con Cosa nostra, quella – risaputa ed oggetto d’inchiesta giudiziaria che ha per protagonisti servitori dello Stato – ed un’altra, sottobanco, che avrebbe per protagonisti alcuni fra gli uomini più importanti della Repubblica. Uno scenario che ha dell’inverosimile, disegnato tuttavia da un uomo giudicato credibile da tre Procure della Repubblica – Firenze, Caltanissetta e Palermo – e dalla Procura nazionale antimafia. Ed e’ proprio l’enormità delle sue rivelazioni ad alzare un muro di scetticismo. Le convinzioni di un esercito di magistrati che hanno ascoltato Spatuzza e cercato riscontri fra le carte processuali e nuovi documenti non realizzano la verità processuale, sono però il segno inequivocabile della strada imboccata dalle indagini, le cui conclusioni non sono affatto prevedibili.

 
Spatuzza all’inizio riferì poco e disse di temere le conseguenze delle sue rivelazioni. Chi non gli crede ricorda proprio queste sue titubanze iniziali oltre che il tempo fissato dalla legge per raccontare ciò di cui si e’a conoscenza.

Le preoccupazioni di Spatuzza erano giustificate?


Per molto meno Tommaso Buscetta si rifiutò di raccontare quel che sapeva a Giovanni Falcone, e fece a rate le sue rivelazioni, giustificandosi con il fatto che non sarebbe stato altrimenti credibile e che avrebbe dovuto inimicarsi il vertice delle istituzioni del suo tempo se avesse detto di più. Il risultato fu che raccontò solo una parte di ciò che sapeva tenendo sulla corda l’Italia per un tempo infinitamente lungo. E fu per questa ragione che venne imposto ai collaboratori, alla stregua di altri paesi, l’obbligo di dire tutto ciò che sanno entro un arco di tempo limitato.

Spatuzza, come Buscetta cominciò indugiando perché – ha spiegato – avrebbe dovuto vedersela perfino con il Presidente del Consiglio pro tempore. Quando ha deciso di vuotare il sacco – e’ questo ciò che diceva di avere scelto – sarebbe stato fuori tempo massimo perché avrebbe sforato la scadenza fissata dalla nuova legge (che non consente la rateazione), impedendogli di ottenere la protezione cui avrebbe avuto diritto come collaboratore di giustizia “credibile”.

 

Spatuzza, a differenza di Buscetta, avrebbe pro’ compiuto un percorso di “redenzione”, stando alle dichiarazioni del suo confessore e padre spirituale, e ricorda piuttosto che Buscetta quel Leonardo Vitale che riferì tutto ciò che sapeva, e succedeva al riguardo di Cosa nostra perché s’era innamorato della Chiesa, credeva in Dio e nei santi tanto da pretendere di fare le sue rivelazioni in una cappella piuttosto che nelle stanze degli investigatori.

Fosse stato creduto, Cosa nostra sarebbe stata “amputata” ferocemente e tanti servitori dello stato, ammazzati come cani, sarebbero sopravvissuti ad autentiche mattanze.

Ma Spatuzza non e’ Vitale.

Non sappiamo ancora chi e’, invero. Sappiamo solo che molti magistrati gli credono, sappiamo che sulle loro tesi sono “calate” ombre rosse, cioè una presunta volontà  di sovvertire il risultato elettorale sull’altare da parte di toghe guidati da teoremi e ideologie piuttosto che dai risultati delle loro ricerche.


Le rivelazioni di Spatuzza fanno paura, su questo non ci sono dubbi. Non solo agli interessati ma a chiunque abbia in qualche considerazione la governabilità del paese: si tratterebbe di processare uomini che hanno governato il Paese, e lo governano ancora. La cautela e’ un desiderio unanime, doverosa oltre che irrinunciabile. Ma lo è, altrettanto doverosa ed irrinunciabile, anche la ricerca della verità, qualunque essa sia, percheé venga perseguita entro tempi certi e non lasci il paese a lungo sotto una inquietante spada di Damocle.

 

Che cosa ha raccontato, in definitiva Spatuzza per suscitare tanta inquietudine e fare gridare addirittura alla sovversione dello Stato da parte di rappresentanti delle istituzioni? Sintetizzando, possiamo dire che Spatuzza riferisce di avere saputo dai due boss - alle cui dipendenze uccideva e compiva stragi, Giuseppe e Filippo Graviano -  che ci sarebbe stato un accordo fra Cosa nostra e Forza Italia, il nascente partito del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, accordo mediato da uomini vicini alla nuova leadership, come Marcello Dell’Utri e, per altri aspetti, dall’attuale Presidente del Senato, Renato Schifani. L’espressione, diventata ormai celebre, e riferita da Spatuzza, cosi’ come l’avrebbe detta uno dei Graviano, e’ nota: “Abbiamo in mano l’Italia”.


Si sarebbe riferito, naturalmente, al nuovo partito del Premier.

Spatuzza ha detto di recente – sono le rivelazioni di ottobre dello scorso anno, ospitate in questi giorni dalla grande stampa italiana – che all’inizio degli anni Novanta Renato Schifani, avvocato, ed allora difensore di un imprenditore, avrebbe incontrato i Graviano. Nulla di più, ma quanto e’ sufficiente per ritornare in cronaca per il Presidente del Senato.


Il settimanale l’Espresso, nel numero in edicola, dedica proprio alla seconda carica dello Stato un servizio, nel quale rivela alcuni particolari delle dichiarazioni del collaboratore, dichiarazioni che Schifani respinge e smentisce, dicendosi indignato ma nient’affatto inquieto, sicuro com’e’ di potere offrire ai magistrati, ove ne avessero il bisogno, buone ragioni per dissipare ogni dubbio.

Schifani avrebbe stretto collegamenti con Marcello Dell’Utri, frequentandolo anche durante i suoi viaggi consueti fra Palermo e Milano, dove Dell’Utri risiedeva. Schifani veniva definito anzi “il contabile” di Berlusconi. Essendo Dell’Utri generale manager di Publitalia, gli incontri sono giustificati.

L’estensore dell’articolo dell’Espresso, Lirio Abbate, aggiunge che durante il maxi processo a Cosa nostra, l’avvocato Schifani era presente nelle aule del tribunale per le misure di prevenzione, adoperandosi per impedire la confisca dei beni, e che fra i suoi assistiti ci sarebbero stati alcuni boss di gran nome negli anni Ottanta.

Ma l’attività professionale di un avvocato non autorizza il semplice sospetto. Quel tempo di mezzo, perciò, è avvolto ancora nella nebbia. Non resta che nutrire fiducia nel lavoro della magistratura: ha alzato il coperchio e non sembra affatto disposta a fare passi indietro. I magistrati lo devono a loro stessi, alla professione che hanno scelto ed ai colleghi che ci hanno lasciato la pelle per il solo fatto che facevano nient’altro che il loro dovere. Cercare la verità. Appunto, la verità processuale e non il suo simulacro.

 

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Anonimo 05 settembre 2010   11:03
L'utente ha risposto al commento anonimo del 05 settembre 2010. Visualizza »

 ..ed  e'  Berlusconi,che  ,al contrario  di quanto succede  in  una  normalissima azienda  ,non  ha  saputo  gestire  alcunche'  se  non  i  propri  interessi  personali ,preferndo  tenendo accanto a  se'  gli  incapaci   di  cui  Ella dice  pur  di  ricevere  da  loro  ossequioso  assenso  alle  leggi  ad  personam.

resta comunque il DUBBIO su cosa sarebbe stata la gestione di questo Governo se si fosse lasciato libero il Premier di agire

senza dovere tutti i giorni occuparsi di come difendersi da tutte le accuse.In verita' troppe.

Io non conosco quello che succede in altre Regioni e Comuni d'Italia,

ma mi ha colpito la diatriba tra Lombardo e Cammarata in cui l'uno accusa l'altro di essere il peggiore mai capitato.

Inoltre e' pura oscenita' la diatriba in seno allo stesso Pdl in Sicilia.Cannibalismo familiare.

Fatalismo e sensazione di impotenza.

Con risultati drammatici sopratutto per la Citta' di Palermo.

Anonimo 04 settembre 2010   15:50
L'utente ha risposto al commento anonimo del 04 settembre 2010. Visualizza »

 

il cittadino comune che ha votato Silvio Berlusconi,alla Regione,alla Provincia ed al Comune,

HA POSTO FIDUCIA IN SILVIO BERLUSCONI,confidando nella positivita' di squadra.

.

Le delusioni che poi sono venute,rispettivamente dagli stessi enti,

regione,provincia e comune,

ricadono pesantemente,purtroppo,sulla credibilita' del Leader Silvio Berlusconi.

.

Infatti un leader deve sapere scegliere i Collaboratori.

.

Sono i Collaboratori che con la loro inefficienza hanno tradito per primi la fiducia posta in loro da S.Berlusconi,

e poi da quelli che li hanno votati.

 ..ed  e'  Berlusconi,che  ,al contrario  di quanto succede  in  una  normalissima azienda  ,non  ha  saputo  gestire  alcunche'  se  non  i  propri  interessi  personali ,preferndo  tenendo accanto a  se'  gli  incapaci   di  cui  Ella dice  pur  di  ricevere  da  loro  ossequioso  assenso  alle  leggi  ad  personam.

Anonimo 04 settembre 2010   12:44

 

il cittadino comune che ha votato Silvio Berlusconi,alla Regione,alla Provincia ed al Comune,

HA POSTO FIDUCIA IN SILVIO BERLUSCONI,confidando nella positivita' di squadra.

.

Le delusioni che poi sono venute,rispettivamente dagli stessi enti,

regione,provincia e comune,

ricadono pesantemente,purtroppo,sulla credibilita' del Leader Silvio Berlusconi.

.

Infatti un leader deve sapere scegliere i Collaboratori.

.

Sono i Collaboratori che con la loro inefficienza hanno tradito per primi la fiducia posta in loro da S.Berlusconi,

e poi da quelli che li hanno votati.

Anonimo 02 settembre 2010   20:58
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 settembre 2010. Visualizza »

e,che ne sa di magistrati

il cittadino comune?

 ... e dei politici che ne ha mai saputo il cittadino comune? 

Anonimo 02 settembre 2010   17:11
L'utente ha risposto al commento anonimo del 02 settembre 2010. Visualizza »

Mi piace proporle un'alternativa di governo ormai collaudata che al contrario, in Sicilia potrebbe essere considerata "risolutiva".

Se la condivide potrebbe farne oggetto di campagna elettorale.

Una magistratura propria di Sparta fu l'Eforato, che secondo la tradizione fu istituito nell'VIII secolo e che mi permetto di proporle come alternativa di governo in Sicilia.

Gli Èfori (o «magistrati -ispettori»), in numero di cinque, erano eletti (Sparta) per un anno dall'Assemblea popolare, dapprima incaricati di vigilare sui poteri dello Stato, perché non violassero la costituzione; ma più tardi, verso il secolo V, finirono per accentrare nelle loro mani tutti i poteri, perché presiedevano il territorio, vigilavano su tutta la condotta dei cittadini e formavano un tribunale supremo, che poteva perfino giudicare e condannare i re.

Il primo degli Efori dava il nome all'anno, come i consoli a Roma.

Orbene in Sicilia Lombardo potrebbe pensare ad un governo tecnico costituito esclusivamente da magistrati, scelti dal popolo attraverso una sorta di elezione strutturata come una verifica di gradimento.

Ogni cittadino potrebbe ricevere a domicilio una lettera a firma del presidente della regione con allegata una scheda di gradimento verso una rosa di nomi di magistrati, candidati a divenire Efori in Sicilia.

Che ne pensa, mio caro Signor Guglielmino?

Ove anche il signor Coniglio volesse intervenire, le sarei grato. 

e,che ne sa di magistrati

il cittadino comune?

Anonimo 01 settembre 2010   08:37
L'utente ha risposto al commento anonimo del 01 settembre 2010. Visualizza »

 Importante  comunque  e'  questa  ricognizione ,al di la'  dei  risultati  che  si  otterranno  servira' a  far  luce  e  a  dirimere  alcune  questioni  fondamentali.

Certamente  Berlusconi ha  portato  con  se'  al governo  dell'Italia  i suoi  piu'  stretti  collaboratori aziendali,gente  con  la quale   e'  legato a  doppio  filo  da  un  rapporto  quasi  vassallatico,di interesse  e  insieme  d'onore.Cio'  fa  di lui e  dei  suoi  quasi delle  personalita'  insostituibili,pena  il  crollo del  bel  castello.E  cio'  e'  sostenuto  dalla  propaganda  attribuendo al presidente  del  consiglio  e ai  suoi  doti uniche  e taumaturgiche  ineguagliabili,non  riscontrabili  altrove,insuperabili.

L'informazione  spesso di  questi tempi esagera  i  punti di vista  ,distorcendo la  realta'.Ma  nemmeno  la realta'  e' cosi'  linda   e pure  come  si  vorrebbe  far credere.

Personalmente  penso  che  la prima  repubblica  e  la seconda  siano  delle  pure  e  semplici  invenzioni ,definizioni vane .Non  vedo  cesure ,e  se  qualcuno  lo  afferma   a mio  avviso lo  fa  per  pura  ideologia.

Unica  vera  differenza e' che prima  del  92-94 il pericolo percepito  erano i  "comunisti al  governo ".Dopo il  94 il pericolo  era  ugualmente  quello  dei  "comunisti  al  governo "  ,intendendo per  comunisti  i critici  di  Berlusconi.

La  classe  politica  precedente soffriva  di alcuni  mali  che  andavano affrontati  con le riforme,la  classe politica  che  segui'  non  ha  mai  saputo  avviare  queste  riforme,riflettendo esclusivamente  gli  interessi  personali  e monopolistici di  uno  solo

MArio  Guglielmino -palermo

Mi piace proporle un'alternativa di governo ormai collaudata che al contrario, in Sicilia potrebbe essere considerata "risolutiva".

Se la condivide potrebbe farne oggetto di campagna elettorale.

Una magistratura propria di Sparta fu l'Eforato, che secondo la tradizione fu istituito nell'VIII secolo e che mi permetto di proporle come alternativa di governo in Sicilia.

Gli Èfori (o «magistrati -ispettori»), in numero di cinque, erano eletti (Sparta) per un anno dall'Assemblea popolare, dapprima incaricati di vigilare sui poteri dello Stato, perché non violassero la costituzione; ma più tardi, verso il secolo V, finirono per accentrare nelle loro mani tutti i poteri, perché presiedevano il territorio, vigilavano su tutta la condotta dei cittadini e formavano un tribunale supremo, che poteva perfino giudicare e condannare i re.

Il primo degli Efori dava il nome all'anno, come i consoli a Roma.

Orbene in Sicilia Lombardo potrebbe pensare ad un governo tecnico costituito esclusivamente da magistrati, scelti dal popolo attraverso una sorta di elezione strutturata come una verifica di gradimento.

Ogni cittadino potrebbe ricevere a domicilio una lettera a firma del presidente della regione con allegata una scheda di gradimento verso una rosa di nomi di magistrati, candidati a divenire Efori in Sicilia.

Che ne pensa, mio caro Signor Guglielmino?

Ove anche il signor Coniglio volesse intervenire, le sarei grato. 

Anonimo 31 agosto 2010   20:28
L'utente ha risposto al commento anonimo del 31 agosto 2010. Visualizza »

Zetan ha ragione.L'Italia ha toccato il fondo.occorre una profonda igiene morale.Ma i siciliani sono pronti a capire e a prendersi le proprie responsabilità ?

Non lo so caro amico. so solo che quello che prima si teneva nascosto adesso riemerge senza ritegno. So pure che il sitema che che ci ga oppressi a cominciare da quello anglo-americano è alla deriva. Sono elementi importanti per sostenere un cambiamento.

 

Il resto lo dobbiamo fare noi, personalmente sono convinto che sapremo prenderci le nostre responsabilità anche perché quando non abbiamo scuse...... non siamo disponibili a fare "malacumparsa", quantomeno l'orgoglio non ci manca nel bene e nel male.

 

Zetan

Anonimo 31 agosto 2010   18:00

ripropongo il prospetto che ho gia' evidenziato in un altro post.

Chi era lo STATO nel 1992 ?

Cossiga capo dello stato e questi i governi:

http://cronologia.leonardo.it/governi.htm

.

Questo e' lo scenario da tenere presente. 

Anonimo 31 agosto 2010   15:41
L'utente ha risposto al commento anonimo del 31 agosto 2010. Visualizza »

Le verità processuali sono nella esclusiva disponibilità della magistratura, mentre le valutazioni politiche o le considerazioni logico deduttive sono nella disponibilità di tutti.

 

In un paese normale, come direbbe un famoso showman della sinstra, sarebbe impensabile sostenere tesi della portata, evidenziate da Spatuzza, nell'italietta oltre a sostenerle la magistratura, risultano persino verosimili al grande pubblico. Questo particolare a mio avviso fa una grande differenza, questo particolare definisce l'argine entro cui percepire la credibilità di una nazione dagli stessi cittadini che devono poi sottostare alle regole di cui essa di dota.

 

Non credo sia una eredità genetica della popolazione la indisponibilità a rispettare le leggi di un parlamento discutibile e poco credibile, a partire dalle massime cariche. Mi sono sempre chiesto se siano recuperabili le sorti di questo "paese", in verità ho sempre pensato e penso ancora di no. Mi chiedo ancora chi possa avere la credibilità per riscriverne la storia, quando si parla con disinvoltura di stragi di stato, dove in nessuna di esse si sia mai posta una verità processuale definita, dove riemergono ingerenze ignobili tra parti che dovrebbero mantenersi distanti e che invece spesso concorrono. E' un paese senza speranza partito male, derubare e massacrare il sud per ripianare le casse del nord, e finirà peggio. Sta a noi meridionali assure la responsabilità di recidere questo inutile cordone.

 

Zetan     

Zetan ha ragione.L'Italia ha toccato il fondo.occorre una profonda igiene morale.Ma i siciliani sono pronti a capire e a prendersi le proprie responsabilità ?

Anonimo 31 agosto 2010   15:38

Articolo molto bello ed imparziale.Si tratta di ricercare soltanto la verità senza secondi fini.

 

Giovanni Palillo Segtretario Regionale PSI

Anonimo 31 agosto 2010   10:32

 Importante  comunque  e'  questa  ricognizione ,al di la'  dei  risultati  che  si  otterranno  servira' a  far  luce  e  a  dirimere  alcune  questioni  fondamentali.

Certamente  Berlusconi ha  portato  con  se'  al governo  dell'Italia  i suoi  piu'  stretti  collaboratori aziendali,gente  con  la quale   e'  legato a  doppio  filo  da  un  rapporto  quasi  vassallatico,di interesse  e  insieme  d'onore.Cio'  fa  di lui e  dei  suoi  quasi delle  personalita'  insostituibili,pena  il  crollo del  bel  castello.E  cio'  e'  sostenuto  dalla  propaganda  attribuendo al presidente  del  consiglio  e ai  suoi  doti uniche  e taumaturgiche  ineguagliabili,non  riscontrabili  altrove,insuperabili.

L'informazione  spesso di  questi tempi esagera  i  punti di vista  ,distorcendo la  realta'.Ma  nemmeno  la realta'  e' cosi'  linda   e pure  come  si  vorrebbe  far credere.

Personalmente  penso  che  la prima  repubblica  e  la seconda  siano  delle  pure  e  semplici  invenzioni ,definizioni vane .Non  vedo  cesure ,e  se  qualcuno  lo  afferma   a mio  avviso lo  fa  per  pura  ideologia.

Unica  vera  differenza e' che prima  del  92-94 il pericolo percepito  erano i  "comunisti al  governo ".Dopo il  94 il pericolo  era  ugualmente  quello  dei  "comunisti  al  governo "  ,intendendo per  comunisti  i critici  di  Berlusconi.

La  classe  politica  precedente soffriva  di alcuni  mali  che  andavano affrontati  con le riforme,la  classe politica  che  segui'  non  ha  mai  saputo  avviare  queste  riforme,riflettendo esclusivamente  gli  interessi  personali  e monopolistici di  uno  solo

MArio  Guglielmino -palermo

Anonimo 31 agosto 2010   10:11

Le verità processuali sono nella esclusiva disponibilità della magistratura, mentre le valutazioni politiche o le considerazioni logico deduttive sono nella disponibilità di tutti.

 

In un paese normale, come direbbe un famoso showman della sinstra, sarebbe impensabile sostenere tesi della portata, evidenziate da Spatuzza, nell'italietta oltre a sostenerle la magistratura, risultano persino verosimili al grande pubblico. Questo particolare a mio avviso fa una grande differenza, questo particolare definisce l'argine entro cui percepire la credibilità di una nazione dagli stessi cittadini che devono poi sottostare alle regole di cui essa di dota.

 

Non credo sia una eredità genetica della popolazione la indisponibilità a rispettare le leggi di un parlamento discutibile e poco credibile, a partire dalle massime cariche. Mi sono sempre chiesto se siano recuperabili le sorti di questo "paese", in verità ho sempre pensato e penso ancora di no. Mi chiedo ancora chi possa avere la credibilità per riscriverne la storia, quando si parla con disinvoltura di stragi di stato, dove in nessuna di esse si sia mai posta una verità processuale definita, dove riemergono ingerenze ignobili tra parti che dovrebbero mantenersi distanti e che invece spesso concorrono. E' un paese senza speranza partito male, derubare e massacrare il sud per ripianare le casse del nord, e finirà peggio. Sta a noi meridionali assure la responsabilità di recidere questo inutile cordone.

 

Zetan     

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