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Due opzioni sul tavolo del governatore dopo la “fatwa” dell’Udc: democratici e Pdl Sicilia alternativi

23 agosto 2010 11:07
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www.siciliainformazioni.com

Inutile girarci attorno, c’è una intesa ad excludendum dell’Udc verso Lombardo. Intesa che la richiesta di un governo a termine da parte dei due big scudocrociati, Romano e Maira, aveva “alleggerito”. E invece si tratta di una Fatwa; l’area ad essa estranea – segnalata, non sappiamo quanto a ragione – non ce l’ha fatta a smussare gli angoli. Sicché, allo stato, Pdl lealista e Udc si trovano sulle stesse posizioni, lasciando intendere che sarà questo il ticket che affronterà in una coalizione di centrodestra la campagna elettorale prossima ventura.
Le vicende romane, che vedono al centro berlusconiani e finiani in una danza macabra senza esclusione di colpi, hanno influito poco sulle scelte siciliani dell’Udc. In ogni caso, il leader, Casini, non ha fatto (o non ha potuto fare) nulla per mettere pace fra Lombardo e l’Udc, che sembra ascoltare con devozione l’ex governatore, Totò Cuffaro, che ha recentemente elencato i torti di Lombardo in una intervista a Repubblica, subito seguito da Romano e Maira con dichiarazioni aspre sulle abilità del governo in carica.

 

Alla Fatwa dell’Udc corrisponde un avvicinamento del Pd che ha preso atto delle oggettive difficoltà in cui si muove il Pdl Sicilia, dove la ribellione ha la curiosa targa berlusconiana, essendo diretta unicamente contro i dirigenti regionali del Pdl. Oltre lo Stretto, volemoce bene. Miccichè l’ha detto e ridetto mille volte. Berlusconi o morte, non c’è che fare. Altro che “abbandono”, estraneità, allontanamento, richiesti dai democratici. Anzi, Berlusconi esclude qualunque apparentamento con il Pd. E si trova sulla stessa lunghezza d’onda dei berlusconiani ribelli, anche Fini e i suoi, che non intendono offrire sul piatto d’argento la prova del tradimento nell’Isola che proverebbe la loro disponibilità a mettersi pure con il diavolo pur di colpire il “nemico”interno.

 

I finiani faranno un gruppo parlamentare autonomo all’Ars e hanno fatto sapere che il governo tecnico sarebbe l’opzione accettabile, ove necessario, anche se questo impone qualche sacrificio. Ma Miccichè è ferocemente avverso al governo tecnico perché significa sbaraccare i suoi due assessori, Cimino e Bufardeci. Quanto alla riunificazione delle due anime del Pdl, manco a parlarne. Dore Misuraca ha preso atto delle diffidenze di Castiglione e ha affermato che non ci sono le condizioni per il ritorno a casa, e sarebbe meglio governare la Sicilia piuttosto che farsi irretire dal conflitto.
Come uscirne dunque?

 

Non c’e’ bisogno di aggiornare i veti incrociati, dunque. L’Udc non vuole entrare on un governo di legislatura, il Pdl Sicilia di Miccichè non vuole impegnarsi sul fine mandato e avversa il governo tecnico, il Pdl vuole le elezioni, prima possibile, magari senza avere in casa Miccichè. E i democratici cercano di costruire – come ha ribadito Sergio D’Antoni – un fronte comune “per salvare la Sicilia dal governo di Berlusconi, Bossi e Tremonti”. Ed è forse questa opzione, assai impegnativa, che ha fatto fare passi indietro a Casini sulla questione siciliana.
Raffaele Lombardo cerca di trovare la quadra. La prima opzione, pare di capire, è costruire l’area centrista anche in Sicilia, quella che a Roma si e’ astenuta sulla sfiducia al sottosegretario Coliando, ma le difficoltà sono enormi, è costretto a prenderne atto.

 

Che cosa resta, tenendo conto del quadro politico complicato (sia a Roma che a Palermo), se non fare qualcosa che possa essere propedeutica a questa opzione privilegiata? Lasciando da parte l’Udc, rimangono il gruppo misto federato, sostanzialmente un’area centrista, i democratici e i finiani. C’e’ anche il Pdl Sicilia di Miccichè, ma pone il veto sul Pd che a questo punto potrebbe diventare determinante a meno che Lombardo non decida di sbaraccare i democratici e tornare sul centrodestra, scelta che non dovrebbe premiare i suoi bisogni “nazionali”.
Mpa, democratici e gruppo misto, con i finiani, bastano per fare maggioranza ma con un governo tecnico (utile ai finiani e ai democratici). Pdl Sicilia, Mpa e gruppo misto, con finiani naturalmente, sarebbe un risiko tremendo.
 

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Anonimo 25 agosto 2010   08:19
L'utente ha risposto al commento anonimo del 25 agosto 2010. Visualizza »

Ribadisco, se si vuol cambiare seriamente,  la grande differenza politica tra Roma e la Sicilia è che quest'ultima ha immediata necessità di organizzare un sistema economico ed amministrativo (ex novo) e quindi re-impostare completamente il concetto di gestione politica. Se riteniamo, ripeto, seriamente che dobbiamo riorganizzare il sistema delle risorse in Sicilia e rilanciare quei settori produttivi che dovrebbero permettere quel salto di qualità tanto auspicato, allora avremmo già individuato l'obiettivo su cui fare convergere i gruppi politici o le correnti a prescindere dai pregiudizi di parte o dalle impostazioni dettate da Roma. Se vogliamo, invece, perseverare nel cabaret della politica siciliana, permarranno i metodi tanto in voga che hanno prodotto l'ennesima classe politica di comparse per le quali sarebbe inutile avanzare qualunque proposta politica.

Un caro saluto

MX

 

pur essendo in linea di principio daccordo con queste affermazioni, mi trovo in completo dissenzo nel vederle riproporle ancora e in questi ultimi mesi. l'evidenza è sotto gli occhi di tutti. il Presidente Lombardo ha più a cuore se stesso e il suo movimento che le sorti della sicilia. Dichiara e fa capire che può cambiare maggioranza apparentandosi con chiunque.  Parla genericamente di programmi o di linea programmatica ma non ha mai tracciato (o forse è colpa deii giornali che nonlo scrivono??) come vorrebbe risolvere le emergenze in sicilia ( è inutiche che ci elenca i problemi quelli li conosciamo tutti) e quindi si potrebbe capire quale linea intenda privileggiare (per esempio + tasse e - spesa pubblica, pittosto che il contrario). In una parola continua a "galleggiare" con l'unico scopo di raffozzarsi arrivando a chiedere coalizioni che durino questa e la prossima legislatura, 6-8 anni!!!!! 

A conferma di quanto dico, attalmente non ha fretta per fare un governo (dichiarato da Lui stesso) perchè prima vuole capire quali sono gli equilibri a Roma. Alla faccia del Movimento Per le Autonomia, dipendiamo senpre dagli altri!!!!

Bossi ha mandato all'aria il primo governo Berlusconi e adesso detta legge!!!! se gli obiettivi sono il territorio prima di tutto, la gente ti segue, capisce e ti premia. 

Anonimo 24 agosto 2010   01:04

Applicare subito lo Statuto Speciale per l'Autonomia della nazione Siciliana e buttare fuori dall'isola tutti gl'ascari e pseudosiciliani colonizzati al soldo degli'italici e mafiosi.

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