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Castiglione e Romano “oggi sposi”? I parenti si mettono di traverso, e gli amici consigliano cautela. Ecco perché

17 agosto 2010 20:13
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Giuseppe Castiglione, coordinatore regionale del Pdl, ha fatto sapere nei giorni scorsi di avare ripreso il dialogo, fruttuoso a quanto pare, con l’Udc. Una risposta, seppure indiretta, al governatore che cerca di trovare la quadra centrista da qualche tempo. Castiglione si muove in Sicilia, Lombardo preferisce Roma perché cerca una intesa che metta insieme l’esecutivo siciliano e le alleanze romane alla vigilia delle politiche, ormai alle porte a meno di eventi nuovi.

 

Castiglione e Lombardo lavorano dunque su piani diversi e teoricamente potrebbero avere successo entrambi, anche se si tratterebbe di un successo parziale nel caso in cui Castiglione “chiude” con Saverio Romano nell’Isola, e Lombardo chiuda con Casini a Roma. Ma si tratta di un calcolo azzardato. Difficile che una intesa con Casini si fermi al di là dello Stretto o che Castiglione possa mettere il ferro dietro la porta con Romano senza la benedizione del leader.

 

Naturalmente va tenuto conto che c’e’ un convitato di pietra, Totò Cuffaro che quando può s’affaccia sul mondo e replica le sue arcinote raccomandazioni a chi lo abita e cioè che con Lombardo è meglio non averci a che fare, il governo in carica sta facendo danni inenarrabili e così via. Ha il dente avvelenato e si comporta come chi ha il dente avvelenato. Invero, in una recente intervista a Repubblica, e’ entrato in corpore vili, analizzando le questioni concrete, come la partecipazione siciliana nella Tirrenia, spiegando che si tratta di una scelta folle per la Sicilia, che non ha soldi da buttare. Ha citato altri episodi di malgoverno, ma fermiamoci qui.

 

Cuffaro ha detto la sua mentre Castiglione raccontava ai quattro venti, non senza compiacimento, di stare per raggiungere l’intesa con l’Udc. La qualcosa, pur trattandosi di una mera coincidenza, significa che i giochi non sono affatto conclusi in Sicilia e il centrismo “vincente” sulla carta a Roma, non e’ detto che si replichi a Palermo.

 

Il Pdl, specie se epurato di Micciche’, potrebbe andare bene a Castiglione per molte ragioni, la prima delle quali e’ la concomitanza di vedute sui tempi delle regionali in Sicilia. Sia Romano quanto Castiglione hanno detto di volere le elezioni prima possibile. L’Udc siciliano, infatti, ha sempre posto una condizione per qualsiasi accordo di governo, la scadenza dell’esecutivo e le urne. In linea di collisione, dunque, con Lombardo che punta su un governo “lungo” protetto da una coalizione maggioritaria coesa e interessato a presentarsi alle urne alla fine del mandato con risultati concreti ed apprezzabili.

 

Sulla carte, dunque, Castiglione ha qualche chance in piu’ di Lombardo, ma non e’ detto. Nel caso in cui Micciche’ torni a casa, la sua candidatura alla presidenza e’ la prima opzione, Dunque, Castiglione, pur non essendo entusiasta di una simile prospettiva non puo’ certo mettersi di traverso. Puo’ contrattare con l’Udc cio’ che e’ nelle sue corde, non altro. Nel caso, assai improbabile, che Micciche’ resti fuori dal Pdl, l’intesa con Romano diventa piu’ facile.

 

Quali prospettive per l’Udc con questo scenario? Magari la presidenza dell’Assemblea, che non e’ da buttare via, con Cascio candidato alla presidenza della Regione, costretto a vedersela contro Micciche’ e… Una parola, non abbiamo la sfera di cristallo, impossibile prevedere quali alleanze permetterebbero a Micciche’ di ottenere finalmente la candidatura “vincente”. Perche’ il punto non e’ partecipare decoubertianamente, ma vincere.

 

Dopo il 4 novembre il quadro nazionale dovrebbe essere piu’ chiaro e dirci molto di piu’ sul conto dei finiani. Saranno un partito e non potranno restare nel Pdl Sicilia. Hanno manifestato l’intenzione di rimanere nel centrodestra, ma e’ facile prevedere che Berlusconi e Bossi non abbiano proprio intenzione di sedersi attorno al tavolo con Fini, tutt’altro. Se avessero avuto l’intenzione se lo sarebbero tenuti nel Pdl, invece l’hanno cacciato e non hanno alcuna intenzione di legittimarlo. Il nemico non si lascia ferito, si uccide, altrimenti diventa pericoloso.

 

Non solo, avere i futuristi attorno al tavolo e’ di gran lunga peggio che averli dentro, perche’ conterebbero infinitamente di piu’ come “esterni”. In definitiva Fini sara’ costretto a stare accanto a quelli che non disdegnano affatto la sua presenza, e cioe’ il centro, per quanto sforzi faccia per non apparire traditore anche della coalizione di centrodestra.

 

In Sicilia i finiani sono robusti e sono ringalluzziti dallo straordinario successo ottenuto con Generazione Italia, la fondazione pre-partito che ha creato circoli un poco ovunque ed ha raccolto, a quanto pare, piu’ di duecento amministratori locali provenienti soprattutto dal Pdl. Parte dalla Sicilia, quindi anche dal governo Lombardo (con le prevedibili implicazioni romane) la risalita dei finiani. Che non sono convitati di pietra, come Cuffaro, ma risoluti samurai, che si preparano alla guerra, convinti che Berlusconi voglia fare loro la festa. Ci sono risvolti ineludibili, di carattere nazionale, agli equilibri nuovi di Roma, l’Udc non puo’ chiudere i boccaporti nell’Isola pur con tutta la buona volonta’. In definitiva una cosa e’ parlare con gli amici, un’altra disegnare strategie locali che potrebbero sgangherare i piani del partito e le sue ambizioni di uscire dalla minorita’.

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Anonimo 30 agosto 2010   13:52

QUINDI QUESTA SAREBBE LA CONFERMA DELLA NASCITA DI QUESTO PARTITINO FATTO DA QUESTA GENTE INUTILE AGLI ORDINI DEL PAPI,  MA BRAVI  !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Anonimo 19 agosto 2010   08:33
L'utente ha risposto al commento anonimo del 19 agosto 2010. Visualizza »
Siamo ritornati ai tempi della caduta dell'impero romano, quando le tribù dei Vandali, dei Visigoti, degli Unni, di volta in volta mescolandosi fra loro, invadevano le terre della Padania, ingravidando le donne, per assaltare Roma, il potere centrale. Da questo percorso storico sono nati popoli meticci, da cui discendono certi soggetti padani che alzano la voce. Da un lato gli Unni di Castiglione , dall'altro i Vandali di Romano, i Visigoti di Lombardo, i Galli di Scalia .... quali meticci nasceranno in Sicilia?

non disperare, ci penserà  non l'ultimo verde padano,ma papi!

Anonimo 19 agosto 2010   00:36
L'utente ha risposto al commento anonimo del 19 agosto 2010. Visualizza »

 

Sì sposi Castiglione e Romano, come dire un matrimonio di due personaggi inutili, anzi non dimenticatevi di invitare il guascone, che se gli promettete vino abbondante e anche un pò di .................... verrà sicuramente 

Siamo ritornati ai tempi della caduta dell'impero romano, quando le tribù dei Vandali, dei Visigoti, degli Unni, di volta in volta mescolandosi fra loro, invadevano le terre della Padania, ingravidando le donne, per assaltare Roma, il potere centrale. Da questo percorso storico sono nati popoli meticci, da cui discendono certi soggetti padani che alzano la voce. Da un lato gli Unni di Castiglione , dall'altro i Vandali di Romano, i Visigoti di Lombardo, i Galli di Scalia .... quali meticci nasceranno in Sicilia?
Anonimo 18 agosto 2010   11:23

 

Sì sposi Castiglione e Romano, come dire un matrimonio di due personaggi inutili, anzi non dimenticatevi di invitare il guascone, che se gli promettete vino abbondante e anche un pò di .................... verrà sicuramente 

Anonimo 18 agosto 2010   09:33

In qualsiasi paese  civile al mondo un condannato per  concorso esterno e favoreggiamento alla  mafia  non  avrebbe  piu' alcun testo  ne' voce incapitolo,ne' le sue parole  verrebbero  riportate  sui  giornali.

Che  tristezza.

ma  passera'.

comunque  a  mio  avviso l'UDC  siciliana  non  ritornera' con il PDL lealista.Il  PDL  lealista  ormai  e'  il  passato.

Anonimo 18 agosto 2010   02:53

In un percorso di cambiamento tracciato, non  devono e non possono più  essere i politici a dettare condizioni o determinare scadenze di eventi come le elezioni a fini di un interesse soggettivo (anche quello di sfruttare un potenziale aumento o contenimento di voti). Ho già sottolineato come l'obiettivo, una volta delineato, non può subire ormai rettifiche in funzione di ulteriori sostenitori del programma di riforme. La "selezione politica" è proprio questa. Qui non si deve stabilire, in questa fase evolutiva,  chi può accedere o meno al programma ma è il programma stesso con i dovuti paletti predisposti, a determinare naturalmente l'apporto politico.

Lo sforzo importante è proprio la politica a doverlo fare!! E mi pare che su questo punto possa esserci una convergenza da parte di noi tutti osservatori.   

E' come se da un progetto stradale iniziale rettilineo, si cominciassero a programmare curve e curvette secondo le esigenze dei proprietari terrieri su cui la strada è stata tracciata.

Credo che la prima fase sia stata superata, adesso il percorso che resta sempre impervio, comincia a delimitare un ciglio stradale non modificabile.

Un caro saluto

MX

 

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