La luce, declinata in tutte le sue sfumature, è il filo conduttore delle creazioni di Gabriele Colangelo per la primavera estate 2010. Le donne immaginate dallo stilista all'arrivo dei primi caldi si vestiranno con capi che rincorrono la luce del sole e della luna. Lo stilista ha presentato la sua collezione durante la settimana della moda settembrina a Milano Moda Donna in una sede d'eccezione: per la prima volta infatti ha sfilato alla Triennale di Milano, il museo dedicato all'arte contemporanea forse più famoso d'Italia. Una scelta non casuale visto che il tema scelto dal giovane stilista italiano è ispirato all'opera dello scomparso artista tedesco Hans Hartung (Leipzig 1904 - Antibes 1989) al quale nel 2006 è stata dedicata la mostra “In principio era il fulmine “ che ha inaugurato la sede distaccata della Triennale nel quartiere Bovisa. La luce che Hartung cercò di intrappolare nelle sue opere, dagli acquarelli, agli inchiostri fino agli acrilici, è la stessa che ispira Colangelo e che si declina in colori e tessuti: bianco panna, nero, argento, oro sono i colori dominanti di questa linea. La luce si frantuma per poi ricomporsi in capi essenziali adornati da ricami luminosi, si interseca alle preziose lavorazioni, “al tessuto stuoia e ai fili di metallo degradé battuto, punteggiato da canuttiglie;– spiegano dalla casa di moda- La luce luccica nei ricami di micropaillettes opache, lucide, ingabbiate nel filo di nylon come i cristalli rivestiti in filo di metallo”.
La donna Colangelo da marzo, allo scoccare della primavera, indosserà completi pantalone dai bagliori lucidi; traslucidi invece saranno gli inserti e i sottili bordi dei revers della giacca da sera color blu notte profondo. Queste muse amano il gioco del peplo su mini abiti lineari, monospalla e dorati e seducono con le trasparenze di un top nero portato sotto ad un soprabito scintillante; ma la donna immaginata dallo stilista ama esaltare la sua femminilità anche vestendo con le linee maschili che si ritrovano negli accostamenti che vedono combinare tra loro “il pantalone a sigaretta o il boy fit dal cavallo basso o il bermuda -spiegano dalla casa di moda- a giacche dalle spalle appena insellate. La collezione rivela una suadente femminilità che si proietta sovente sulla lettura posteriore dell'abito sempre sottolineata da scolli profondi e volute di tessuto”. I capi presentati alla Triennale di Milano da Gabriele Colangelo non potevano che fare eco, con la loro costruzione attenta, a questo imponente tempio dell'arte. La sartorialità della collezione emerge infatti nelle costruzioni e nei drappeggi laterali che vogliono dare l'idea dell'effetto che fa un colpo di vento che all'improvviso si infrange sul capo e si fissa grazie al paziente studio e al paziente lavorare di ago e filo di un tempo. Tecniche da sarto anche nei “torchon che sembrano scavare attraverso gli strati di tessuto stampato, la doppia manica a mantella che accarezza l'omero nel soprabito in seta lavata -spiega lo stilista- e la linea a farfalla della giacca che amplifica il movimento con piccole riprese sui fianchi; per scendere fin nel dettaglio degli orli rifiniti a mano e dei motivi à jour tracciati lungo le cuciture laterali”.
Sui capi non mancano le immagini, ma non si tratta di stampe ma di più pregiate manifatture. Come si realizzano? Come ci fa sapere lo stilista sono ottenute esclusivamente dipingendo a mano il disegno che prima viene aerografato sul capospalla. Un'attenzione in più quindi che le clienti più esigenti gradiranno. Le donne-luce di Colangelo questa primavera le si vedrà attraversare la città in fiore con ai piedi alti calzari dorati fermati con lacci alle caviglie o più comodi sandali plateau con intrecci che giocano con il nero. (Le foto sono una gentile concessione di Giuseppe Spena di Photodivas.com)
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