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Immedesimarsi in un videogioco

13 agosto 2008 11:37
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Il settore videoludico è in costante crescita. Si iniziano ad osservare fenomeni in esso che somigliano particolarmente a dinamiche sociali ben presenti in altri e più radicati mondi. Nella nostra carriera da videogiocatori ci siamo talvolta imbattuti in persone che, ostentando la propria passione per un determinato titolo, finivano quasi per ragionare su di esso senza obiettività, per certi versi tifandolo a priori. Certamente avrete anche voi conosciuto qualcuno che, a spada tratta, difendeva un International Superstar Soccer qualunque piuttosto che un Fifa o, stesso discorso, un Metal Gear Solid al posto di uno Splinter Cell. Analizzeremo in questo speciale alcune delle cause che possono portare un utente a preferire un gioco anziché l'altro e, da lì a difenderlo spasmodicamente anche laddove non ce ne sia grande ragione.

 

Lineamenti immedesimativi 

I concetti di gioco di ruolo ed immedesimazione 

cerchiamo di delineare alcuni punti importanti del concetto di immedesimazione nel mondo videoludico e, alla fine, concludiamo che la maggiore carica immedesimativa deriva proprio dal genere dei giochi di ruolo per una serie di ragioni alquanto ovvie. Questa riflessione avrà lo scopo di indagare ulteriormente l'argomento e, pertanto, può proporsi come un ideale seguito. Inizieremo questa analisi concentrandoci su fenomeni simili applicati ad altre realtà, ne faremo degli esempi e da lì tenteremo infine di operare un parallelo con il mondo videoludico rintracciandone le eventuali differenze. Poiché, infatti, l'animo umano che si applica a queste dinamiche rimane costante di fronte la differenziazione del fenomeno in studio (la costruzione umana che sottende ogni esperienza non muta insomma col mutare delle esperienze stesse), riteniamo giusto partire analizzando dinamiche appartenenti ad altri mondi ma che, infine, godono degli stessi principi d'azione. Prendiamo ad esempio in esame la realtà relativa al mondo dello sport per far si questo esempio possa essere sentito dal maggior numero di persone possibile.

Il tifoso sano è una persona che ama la competizione e, laddove la propria squadra del cuore giochi in transferta, ne fa un'occasione per una divertente gita in qualche parte d'Italia (o del mondo a volte) che altrimenti, senza quello stimolo, non avrebbe fatto. Il tifoso sano è dispostissimo a litigare (in amicizia) con qualcuno che non sostenga le sue stesse tesi e, talvolta, ricerca con forza il pacifico scontro e, se pure l'altro dovesse razionalmente dimostrare una per una tutte le proprie ragioni come attinenti al vero, egli difficilmente cederebbe dandosi torto e ritrattando ciò che ha sostenuto. Il tifoso sano, pur amando lo sport, esulta per la propria squadra ma con difficoltà ammette la bravura della squadra avversaria che, anzi, definisce sovente come pura fortuna. Il tifoso sano poi ama radunarsi con i suoi amici e condivedere ciascun istante di queste esperienze con loro trovando in essi una maggiore soddisfazione e capacità di comprensione.

Proviamo ora a postulare queste considerazioni generali e analizziamo criticamente i risultati di questa indagine confrontando poi gli stessi con il mondo videoludico. Per il tifoso sano è ovvio che il lo sport stesso diviene trasfigurazione di sé. Egli difende la propria squadra, perché nella propria squadra ha investito se stesso. Difendere la sua squadra diviene difendere se stesso e le proprie scelte. Per questo la sua squadra deve essere a tutti i costi, anche laddove effettivamente non lo sia, la più forte.

Nel mondo videoludico è la stessa identica cosa. Ci si sceglie un personaggio, un'ambientazione o una dinamica ludica e la si preferisce. Questo fattore di scelta dovrà però necessarimente assomigliarci in qualcosa o non potrà divenire nostro preferito (il mito di Narciso). Quando questo personaggio verrà surclassato o sarà protagonista di un'avventura non troppo riuscita, come si comporteranno molti? Lo difenderanno comunque per difendere in realtà se stessi e la propria scelta convincendosi così che comunque si trattò e si tratterà sempre di quella più giusta. Una modalità insomma di affermazione nella società.

 

Federico Parlagreco

© Riproduzione riservata
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Anonimo 23 settembre 2008   19:57

"Lo sport come trasfigurazione di se". immaginifico e moderno. Complimenti.

Anonimo 21 settembre 2008   19:24

Uno spaccato del mondo di oggi ... non solo giovanile!

Anonimo 17 settembre 2008   21:20

Molto ben argomentato. La foto poi è impagabile.

Anonimo 11 settembre 2008   21:27

Molto interessante, merita lettura e riflessione.

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