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Dalle basi polari alla Luna: l’impronta della posta nella storia dell'umanità

14 luglio 2010 18:04
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(di Claudio Ernesto Manzati) La narrazione delle vicende della base polare sovietica derivante NP4 oggetto del quinto articolo, fa da spartiacque tra le missioni polari senza ufficio postale, e quindi con pochi documenti filografici, e le missioni successive nelle quali la documentazione storico postale è molto ricca. Questo anche perché sarebbero progressivamente aumentati i partecipanti alle missioni e gli avvicendamenti dei membri a causa dell’allungamento del periodo di operatività delle basi.

 

Infatti da una lunghezza di circa un anno, le missioni polari si assestarono mediamente su periodi di due, tre anni per arrivare al record della NP22 che rimase in funzione per oltre otto anni con sei avvicendamenti dei membri presenti alla base.

La NP 22 determina un secondo spartiacque ideale nella storia delle missioni, in quanto da questa missione in poi verranno impiegati presso l’Ufficio Postale della base, annulli figurati, differenti per ogni nuova missione, mentre come illustrato nel precedente racconto, dalla NP4 sino alla NP21 venne impiegato un timbro tipo Guller con il medesimo logo ed impostazione grafica, cambiando esclusivamente il numero progressivo di riferimento della missione.

 

Un ultimo diaframma, nella storia delle missioni polari Russe al Polo Nord, sarà determinato da ragioni politiche, ovvero dalla dissoluzione dell’Impero Sovietico, la base NP31 aperta il 22 ottobre 1988, venne chiusa per mancanza di fondi il 25 Luglio 1991 e furono necessari ben dodici anni prima di veder riavviato il programma di ricerche artiche da parte della neo-costituita Federazione Russa, con la base NP32 avviata il 28 Aprile 2003.

 

Il programma è poi proseguito ed oggi è attiva la NP37 aperta il 7 Settembre 2009, per chi ha familiarità con internet è possibile collegarsi con il sito www.aari.ru ed avere informazioni ed immagini, in tempo reale, sullo svolgimento delle attività nella base.

 

E’ possibile anche seguire, lo spostamento dell’isola di ghiaccio, su cui poggiano le infrastrutture della base, ed il suo percorso, determinato dalle correnti nel Mar Glaciale Artico.

 

Oggi, la paura dell’ignoto ed i pericoli che i primi esploratori polari hanno dovuto affrontare, vengono quasi banalizzati dagli strumenti tecnologici a nostra disposizione che ci permettono persino di seguire in diretta la deriva della base all’estremo nord del nostro pianeta.

 

Ma facciamo un passo indietro. La NP5 prende avvio il 21 Aprile 1955 con lo scopo di sostituire la NP3, avrà una vita breve, rispetto alla NP4, solo 563 giorni per concludersi l’8 Ottobre 1956, dopo una deriva di 3629 Km.

 

Furono due gli avvicendamenti, il primo gruppo di 22 membri fu condotto sino al 20 Aprile 1956 da N.A. Volkovue, e fu sostituito da A. L. Sokolov (membro della prima missione NP1) con un gruppo a ranghi ridotti, solo 10 membri in quanto fu riscontrato il pericolo di discioglimento rapido del lastrone di ghiaccio a seguito di una primavera mite.

 

La base su abbandonata, nell’autunno in quanto l’isola di ghiaccio stava derivando verso un banco di sabbia. La NP5 fu avviata quasi contemporaneamente alla NP4, e come per la NP4 l’Ufficio Postale venne aperto solo cinque mesi dopo l’avvio della base.

 

La prima data postale nota è il 5 Novembre 1955 in quanto, M. Ljubarez radiotelegrafista e ufficiale postale arrivò alla base (con il timbro Guller) con il volo del 4 Novembre 1955.

 

Quello del 5 Novembre 1955 rappresenta quindi il primo annullo della Storia della Posta, utilizzato al Polo Nord in quanto come indicato nel precedente racconto, il primo annullo realizzato alla NP4 avviata qualche giorno prima la NP5, venne utilizzato solo il 12 Dicembre 1955. Una data importante, da ricordare nella Storia della Posta e dell’Umanità.

 

Sin dall’antichità, storia e Posta si sono intrecciate in un rapporto simbiotico che le esalta e le rende più vive e tangibili per la testimonianza concreta che i documenti postali e filografici producono.

 

E attraverso queste indelebili testimonianze storiche, possiamo, oggi e domani, intraprendere un viaggio onirico planando sulle sconfinate distese di ghiaccio, in un continente silenzioso e alieno, provando ad immaginare le sensazioni degli esploratori davanti all’ignoto. Immediata la similitudine tra questa esperienza ed i viaggi spaziali che hanno portato alla conquista della luna e oltre, verso il cuore dell’Universo.

 

Ecco dunque l’evidente importanza storica di queste testimonianze postali e della storia delle comunicazioni, pur trattandosi di un semplice timbro impresso all’estremo Nord nel nostro pianeta. E il viaggio dell’umanità continua!

© Riproduzione riservata
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