(di Claudio Ernesto Manzati) Eccoci al nostro quarto appuntamento. Nei precedenti interventi abbiamo rivisitato la storia delle esplorazioni Russe al Polo Nord, ed in particolare della prima avventurosa missione segreta di Papanin del 1937 e della successiva e ben più organizzata NP2.
La storia politica e militare di queste missioni incrocia la storia delle comunicazioni postali in senso proprio e i racconti delle due missioni sono intrecciati con i miei interessi storico postali e collezionistici, sublimati dal ritrovamento di importanti documenti che spaziavano dai telegrammi di Papanin e Federov dalla NP1, sino al ritrovamento del diario della base NP2.
La terza base sovietica al Polo Nord denominata NP3, è l’ultima organizzata senza la previsione di un servizio postale ufficiale.
La missione prese avvio ufficiale il 15 Aprile 1954, quasi congiuntamente alla NP4 che al contrario fu la prima base dotata di un ufficio postale gestito dal responsabile delle trasmissioni radio, fornito di un timbro recante la denominazione NP4 del tipo Guller.
L’avvio di due missioni praticamente congiunte traeva ragione dalla necessità politica di accelerare il programma strategico militare attraverso attività di carattere scientifico, lo scopo ultimo era quella della supremazia sull’America al Polo Nord, considerato al tempo della guerra fredda un area strategica.
E’ interessante notare come la denominazione SERVERNJI POLYUS, abbreviata in NP (North Pole), venne impiegata da questa missione in poi, mentre la prima fu segreta e non ne conosciamo il nome in codice. La seconda venne identificata col nome del programma di trasporto aereo di uomini ed attrezzature: “Server 4 e Server
Successivamente, per comodità e coerenza, anche le prime due missioni vennero ribattezzate NP1 ed NP2: questa denominazione continua sino ad oggi con numerazione progressiva.
La terza missione ebbe una dotazione di mezzi ed infrastrutture, ancora maggiore rispetto alla NP2, furono una ventina i membri fissi della base, ma durante i 378 giorni di attività della base, vennero spesso incrementati e integrati, per periodi più o meno lunghi, da altri tecnici e scienziati.
La missione fu dotata di un cingolato con pala meccanica, una jeep UAZ a quattro ruote motrici ed un piccolo elicottero che si rilevò prezioso in occasione dell’evacuazione della base conseguente al progressivo scioglimento del lastrone di ghiaccio dovuto alle temperature miti che si ebbero nella primavera del 1955.
La base venne chiusa il 19 Aprile 1955. Come sopra detto
Va evidenziato che queste imprese, come quelle spaziali, rientravano in un programma di propaganda politica in funzione anti americana ed anti occidentale: si voleva dimostrare la supremazia tecnica e quindi scientifica dell’URSS. Vi era quindi bisogno di imprese clamorose e di risonanza mondiale. E le basi al Polo, in relazione alle tecnologie allora disponibili, sono da considerare esplorazioni pionieristiche e pertanto piene di rischi di svariata natura, in relazione alle condizioni estreme in cui si svolgevano.
Esistono, ma sono molto rari, dei radiogrammi indirizzati o inviati dalla base a firma del comandante Treshnikov oltre ad alcuni manoscritti: ho raccolto negli anni un significativo nucleo di questo materiale documentale, procurato attraverso i tanti contatti con amici filatelisti e con qualche commerciante filatelico.
I contatti collezionistici, quando non mi hanno consentito di acquisire il materiale, mi hanno almeno permesso di venire a conoscenza di preziose notizie, documenti e materiali.
E talvolta la fortuna guida i nostri passi, oltre le nostre speranze.
Uno dei tanti cari amici filatelisti, un commerciante filatelico che opera in Svizzera, sapendo della mia passione, riuscì a fissarmi, nel Dicembre del 2007, un incontro a Lugano presso l’abitazione di un suo amico che intratteneva rapporti commerciali con
La visita fu per me una nuova grande sorpresa, che andava oltre ogni possibile desiderio, infatti l’eclettico e avveduto amico, aveva da poco rilevato l’intero archivio del comandante della missione Treshnikov, costituito da documenti, foto, attrezzature, nonché parte dell’abbigliamento impiegato nella missione al Polo Nord: vi era materiale sufficiente per realizzare un vero e proprio museo.
Mi sembrava incredibile: sfogliavo quei documenti, toccavo quegli oggetti, vivevo un’altra entusiasmante e passionale esperienza personale. E la mia mente viaggiava incantata planando su quelle desolate distese di ghiaccio, all’estremo Nord del pianeta dove la vita degli uomini che avevano abitato quella base era sempre in bilico.
Una continua sfida con le forze della natura, dove l’uomo gettava l’anima oltre ogni ostacolo e andava a riprenderla spostando in avanti il confine della sua ricerca della sua smania di svelare l’ignoto.
Passammo tutto un pomeriggio insieme esaminando i documenti che costituivano questo immenso archivio che permetteva di capire a fondo molti aspetti della vita vissuta dai membri della NP3.
Nel congedarmi ebbi la piacevole sorpresa di ricevere in omaggio la piantina della base!
L’appuntamento è alla base NP4, non al Polo Nord, oppure oltre le colonne d’Ercole a simboleggiare la sfida di Ulisse all’ignoto, ma tra le colonne di questo giornale. (continua)
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