Cosa significa oggi essere una femminista? Nel mondo occidentale è una parola con cui spesso gli uomini definiscono le donne quando non sanno come confrontarsi con loro. O è anche un modo per il genere femminile di sentirsi superiore agli uomini, “emancipate”. Nel mondo musulmano essere una femminista spesso vuol dire lottare per diritti basilari. Vuol dire, a volte, perfino rischiare la vita.
La giornalista saudita Nadine Bedair, quando ha scritto l’articolo “Io e i miei quattro mariti”, pubblicato sul giornale egiziano “Al Masry Al Youm” si è ritrovata nell’occhio del ciclone per aver lanciato una semplice provocazione. Un paradosso, che mettesse in evidenza l’ingiustizia insita nel fatto che un uomo possa sposare fino a quattro donne mentre al cosiddetto “sesso debole” questo non è neanche lontanamente consentito. Non è possibile nemmeno scherzarci sopra, perché si possono mettere in discussione regole sacre e inviolabili.
“Lasciatemi scegliere quattro, cinque o perfino nove uomini, così come li pretende la più bizzarra delle mie voglie. - scrive Nadine - Fatemeli prendere di varia altezza e forma, fatemene avere uno moro e uno biondo... fatemeli scegliere di religioni, razze e nazionalità diverse”. Il tono dell’articolo è volutamente canzonatorio ma questo non ha impedito che fosse interpretato da alcuni nel peggiore dei modi. Secondo quanto riporta “Il Giornale”, un deputato egiziano ha anche presentato una denuncia e poi ha scritto una lettera piena di insulti nei confronti della giornalista, indirizzata al direttore del giornale. E’ arrivato perfino a etichettarla come “prostituta” che rivendica la sua dose di lussuria. Qualcuno ha invitato “Al Masry Al Youm” a metterla a tacere bloccando i suoi articoli. Un gesto che travalica la semplice libertà di espressione, che colpisce la persona in quanto donna.
Ma qual è il confine tra il rispetto dovuto alla religione e alle usanze di un popolo e la tutela del diritto di pensarla diversamente e di volerlo esprimere? Quanto dovremo aspettare perché la parola “femminismo” venga superata dal termine “equità”?