(essepì) Le banche come informano? Attraverso spot televisivi e paginate illeggibili per i comuni mortali nelle rubriche di economia e finanze dei quotidiani e nei format radiotelevisivi. Apartheid alla rovescia, ghetti dorati. La clientela delle banche, che non è preparata ad affrontare questi temi, non possedendo né il linguaggio né le conoscenze adatte. C’è, dunque, una comunità “chiusa” nella quale avviene il confronto, talvolta di grande interesse, ma inaccessibile al pubblico dei consumatori.
Uomini e donne che hanno bisogno della banca non sanno niente o quasi. Magari ascoltano dal Ministro che le banche devono essere messe in riga, da qualche altro personaggio importante che i mutui sono stati abbassati dalla Banca europea. E tutto finisce lì. Apprenderanno le novità quando riceveranno a casa l’avviso di pagamento o sapranno dall’impiegato addetto che non possono ottenere il prestito .
(continua)
Certamente Unicredit con l'avvento di Profumo non ha operato scelte di buon senso. Si è letteralmente smantellato un modello bancario che un tempo teneva molto in considerazione i propri clienti, per puntare invece sul mero profitto a tutti i costi, azzannando il bene primario ovvero il “cliente". Una per tutte - Unicredit tradendo la fiducia che noi clienti avevamo sulla banca, ha propinato a tanti di noi, ignari imprenditori, quei prodotti dal nome indefinito, i cosiddetti "derivati". La politica di crescita dimensionale qui in Sicilia è servita per razziare sul BdS fino al punto di cancellare l'identità ed il ruolo sociale di uno storico marchio ma soprattutto disorientando migliaia di dipendenti che nella fusione hanno smarrito quel senso di appartenenza che un tempo distingueva nettamente le banche. Adesso i dipendenti non si sentono più né BdS né Unicredit, ma semplici dipendenti accorpati in una fusione che, alla luce dei risultati, appare senza logica. La stessa parola “Unicredit” da il senso di una operazione compiuta nel nome di una impossibile fusione di marchi, storie, filosofie, modalità operative e stile. Il risultato (come riportato dal giornalista): una flessione del 30% di clientela. Nella mia azienda, dei circa 15 c/c bancari intrattenuti dal mio gruppo, né rimane uno solo con Unicredit. Quella gentilezza e professionale operatività dei dipendenti e del management del Credito Italiano non si respira più, era un rapporto che ti faceva sentire orgoglioso di esser cliente della banca in “doppio petto grigio”. E che dire di quel rapporto con i dipendenti del Banco di Sicilia, gente amichevole, più alla buona, sempre professionale e pronta ad aiutarti come se fossi uno di famiglia. Due filosofie operative che si integravano tra loro e molto utili allo sviluppo imprenditoriale siciliano. Tutto finito, adesso trovi gente apparentemente cordiale ma impotente oltre che distante dai problemi reali dell’impresa. E con questa esperienza declina anche il ruolo delle Istituzioni nel sistema bancario che nella nostra Regione rimane una esigenza, confermato adesso dalla nascita della Banca del Sud voluta dal ministro Tremonti.
Il detto “troppo grande per fallire”, oggi appalesa in tutta la sua gravità, il circolo vizioso in cui si è cacciato il sistema bancario mondiale, governato da un oligarchia sempre più ristretta. L’attuale crisi economica è figlia di questo sistema bancario non più tollerabile. Occorre un antitrust internazionale che detti nuove regole affinché si dia un limite alla crescita di questi mostri del debito (non più credito) pronti a mangiare tutto, anche i loro stessi clienti, pur di sostenersi e quindi costretti a spostare altrove le risorse del territorio favorendo le delocalizzazioni e tutte quelle pratiche di finanza speculativa che sono alla base del dissesto economico che stiamo subendo. Inoltre si è quasi totalmente perso il ruolo sociale delle grandi banche che fortunatamente invece permane in alcune realtà bancarie che della politica “di banca del territorio” ne hanno fatto la loro missione.
L'unicredit non aiuta i clienti tradizionali,anzi li tartassa con provvedimenti strani.i clienti sono numeri non persone.
Certamente Unicredit con l'avvento di Profumo non ha operato scelte di buon senso. Si è letteralmente smantellato un modello bancario che un tempo teneva molto in considerazione i propri clienti, per puntare invece sul mero profitto a tutti i costi, azzannando il bene primario ovvero il “cliente". Una per tutte - Unicredit tradendo la fiducia che noi clienti avevamo sulla banca, ha propinato a tanti di noi, ignari imprenditori, quei prodotti dal nome indefinito, i cosiddetti "derivati". La politica di crescita dimensionale qui in Sicilia è servita per razziare sul BdS fino al punto di cancellare l'identità ed il ruolo sociale di uno storico marchio ma soprattutto disorientando migliaia di dipendenti che nella fusione hanno smarrito quel senso di appartenenza che un tempo distingueva nettamente le banche. Adesso i dipendenti non si sentono più né BdS né Unicredit, ma semplici dipendenti accorpati in una fusione che, alla luce dei risultati, appare senza logica. La stessa parola “Unicredit” da il senso di una operazione compiuta nel nome di una impossibile fusione di marchi, storie, filosofie, modalità operative e stile. Il risultato (come riportato dal giornalista): una flessione del 30% di clientela. Nella mia azienda, dei circa 15 c/c bancari intrattenuti dal mio gruppo, né rimane uno solo con Unicredit. Quella gentilezza e professionale operatività dei dipendenti e del management del Credito Italiano non si respira più, era un rapporto che ti faceva sentire orgoglioso di esser cliente della banca in “doppio petto grigio”. E che dire di quel rapporto con i dipendenti del Banco di Sicilia, gente amichevole, più alla buona, sempre professionale e pronta ad aiutarti come se fossi uno di famiglia. Due filosofie operative che si integravano tra loro e molto utili allo sviluppo imprenditoriale siciliano. Tutto finito, adesso trovi gente apparentemente cordiale ma impotente oltre che distante dai problemi reali dell’impresa. E con questa esperienza declina anche il ruolo delle Istituzioni nel sistema bancario che nella nostra Regione rimane una esigenza, confermato adesso dalla nascita della Banca del Sud voluta dal ministro Tremonti.
Il detto “troppo grande per fallire”, oggi appalesa in tutta la sua gravità, il circolo vizioso in cui si è cacciato il sistema bancario mondiale, governato da un oligarchia sempre più ristretta. L’attuale crisi economica è figlia di questo sistema bancario non più tollerabile. Occorre un antitrust internazionale che detti nuove regole affinché si dia un limite alla crescita di questi mostri del debito (non più credito) pronti a mangiare tutto, anche i loro stessi clienti, pur di sostenersi e quindi costretti a spostare altrove le risorse del territorio favorendo le delocalizzazioni e tutte quelle pratiche di finanza speculativa che sono alla base del dissesto economico che stiamo subendo. Inoltre si è quasi totalmente perso il ruolo sociale delle grandi banche che fortunatamente invece permane in alcune realtà bancarie che della politica “di banca del territorio” ne hanno fatto la loro missione.
Gentile lettore, l'anonimo autore dell'articolo è lo scrivente, che ha posto una sigla nell'incipit. Una sigla eloquente peraltro.
Chiedo scusa, sbadatamente non avevo visto, grazie comunque.
Gabriele Miele.
Complimenti per l'articolo che fa un po' di "storia bancaria siciliana"che di sicuro non guasta.
Non capisco pero' l'anonimo autore dell'articolo, quando vuole quasi elogiare il fatto che banca Intesa faccia lo scambio tra genitori e figli, balorda pratica peraltro ampiamente diffusa in passato al Bds, infatti non si capisce il motivo per cui se il padre fa' il bancario, il figlio debba avere maggiori possibilita' di altri meritevoli coetanei di esserlo a sua volta.
Come del resto è riprovevole la scelta di Unicredit di "esternalizzare" alcune lavorazioni in Romania sfruttando un costo del personale notevolmente più basso.
Grazie.
Gabriele Miele.
Gentile lettore, l'anonimo autore dell'articolo è lo scrivente, che ha posto una sigla nell'incipit. Una sigla eloquente peraltro.
Complimenti per l'articolo che fa un po' di "storia bancaria siciliana"che di sicuro non guasta.
Non capisco pero' l'anonimo autore dell'articolo, quando vuole quasi elogiare il fatto che banca Intesa faccia lo scambio tra genitori e figli, balorda pratica peraltro ampiamente diffusa in passato al Bds, infatti non si capisce il motivo per cui se il padre fa' il bancario, il figlio debba avere maggiori possibilita' di altri meritevoli coetanei di esserlo a sua volta.
Come del resto è riprovevole la scelta di Unicredit di "esternalizzare" alcune lavorazioni in Romania sfruttando un costo del personale notevolmente più basso.
Grazie.
Gabriele Miele.
In italiano affatto significa interamente, del tutto. Affatto è però oggi più spesso adoperato come rafforzativo di non.
Quindi scrivere "è affatto roseo" è come scrivere "è del tutto roseo" o " senza ombra di dubbio roseo". Per dargli il significato opposto bisogna quindi aggiungere un bel non.
Con stima
Gaetano