Non si è affatto interrotto il dialogo di Fiat con il governo, anzi, "é buono, costruttivo". Lo assicura il presidente del Lingotto Luca Cordero di Montezemolo che aggiunge: "con Berlusconi ci siamo sentiti spesso, lo abbiamo sempre trovato attento e estremamente disponibile". Fermo restando che la scelta dipende dall'esecutivo, "La Fiat è attrezzata per un 2010 senza incentivi" dice Montezemolo al Tg1. "Credo che oggi il tema numero uno - sottolinea Montezemolo - sia quello di pensare e di farsi carico delle persone, degli uomini e delle donne che lavorano a Termini, insieme al sindacato, insieme al Governo, insieme alla Regione". Si tratta "da un lato di garantire - chiarisce infatti - uno sbocco occupazionale diverso e dall'altro contribuire a una soluzione per Termini vera, duratura, che stia in piedi quando la Fiat smetterà di costruire le automobili". "Queste sono le cose che ci dobbiamo dire con grande serenità, grande serietà e senza polemiche".
Mentre i sindaci del palermitano scendono in campo accanto alle tute blu in difesa dello stabilimento di Termini Imerese, il ministro Claudio Scajola assicura che "ci sono diverse proposte che stiamo analizzando al ministero dello Sviluppo Economico". La Lega intanto rilancia la polemica sugli aiuti pubblici. "La Fiat per tanto tempo ha vissuto con gli aiuti dello Stato", insiste il ministro per le Riforme, Umberto Bossi, polemico con il presidente del Lingotto, Luca Cordero di Montezemolo, secondo il quale la casa torinese, da quando c'é lui, "non ha ricevuto un euro". "Negli ultimi 5 anni - ha detto Montezemolo in un'intervista al Tg1 - la Fiat ha investito 25 miliardi di cui 16 in Italia, e abbiamo tutte le intenzioni di proseguire in questo modo". Anche il ministro per la Semplificazione, il leghista Roberto Calderoli, accusa la Fiat di "lampante irriconoscenza" e invita "chi chiude o se ne va a rendere i soldi avuti". Un tema, quello degli aiuti pubblici, sul quale interviene anche la Cgia di Mestre con i numeri: la casa torinese - secondo il suo ufficio studi - ha avuto negli ultimi 3 anni 270 milioni di euro di contributi a fondo perduto e finanziamenti agevolati. Butta acqua sul fuoco il ministro per l'Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi: "E' vero - dice - che la Fiat ha goduto di tanti privilegi da parte dello Stato, ma è anche vero che va trovato un equilibrio per salvaguardare l'occupazione e la produzione". "Non credo che in questo momento serva lo scontro tra la Fiat e il governo", commenta Pierferdinando Casini, mentre concorda con la Lega Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del Pdci, secondo il quale "se Marchionne non recede dal suo piano, la Fiat deve restituire la montagna di soldi pubblici ricevuti negli anni e si deve procedere alla nazionalizzazione dell'azienda".
Il sindacato chiede alla proprietà di battere un colpo, anche se Sergio Marchionne ha parlato di "rapporto perfetto" e "collaborazione continua". "L'immagine della Fiat non è certo al massimo. La famiglia ci ha sempre tenuto, strano questo silenzio", commenta il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, che si chiede se la proprietà non pensi ormai allo scorporo dell'Auto e per questo non abbia intenzione di stanziare risorse. "C'é sempre stato un rapporto morale forte tra la Fiat e il Paese - afferma il leader della Cisl, Raffale Bonanni - un consenso sociale fortissimo. Spezzare questo sodalizio è un errore. La proprietà ha un atteggiamento distaccato, sembra di stare nelle contrade anglosassoni". "Se la Fiat non vuole aumentare la capacità produttiva in Italia - dice il numero uno della Uil, Luigi Angeletti - si faccia venire un'altra casa automobilistica che ha voglia di investire nel nostro Paese. L'obiettivo di Marchionne di fare 900.000 auto nel 2012 non è sufficiente". Per l'Ugl "la scelta da fare non è tra politica industriale e incentivi, ma bisogna garantire subito il lavoro e le produzioni italiane".
A Termini Imerese, dove il Fondo Cape di Simone Cimino vuole partire subito con il progetto per l'auto elettrica, sale la protesta dopo il tavolo tecnico al ministero dello Sviluppo Economico. I sindaci del comprensorio sfileranno, con la fascia tricolore, in una fiaccolata, prevista il 19 febbraio in 40 comuni, per chiedere alla Fiat di cambiare il piano industriale. Il 27 febbraio i primi cittadini, che hanno chiesto un incontro al presidente della Regione, Raffaele Lombardo, manifesteranno davanti alla fabbrica Fiat. Non si ferma la protesta neppure a Pomigliano dove continuano ad occupare l'aula consiliare del Comune i 36 lavoratori precari ai quali la società torinese non ha confermato il contratto scaduto a fine anno.