Unicredit nominerà entro fine marzo il presidente territoriale che in Sicilia avrà il compito di mantenere i rapporti istituzionali, rafforzare il legame con il territorio e avrà potere d'intervento per garantire la qualità del servizio al cliente. E' quanto è emerso nel corso dell'incontro a Palermo tra l'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, e i manager della banca. Quella del presidente territoriale è la nuova figura prevista nel piano di riorganizzazione della holding, che sarà esaminato il prossimo 16 marzo dal Consiglio di amministrazione di piazza Cordusio. Profumo non ha specificato il numero definitivo dei presidenti che saranno nominati nell'ambito del riassetto.
Il Consiglio di amministrazione di Unicredit si riunirà presumibilmente il prossimo 3 agosto per deliberare la fusione delle cinque banche controllate: UnicreditBanca, Unicredit Banca di Roma, Banco di Sicilia, Unicredit private banking e Unicredit corporate banking. Lo ha detto l'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, nel corso del road show a Palermo con 120 manager sul piano di riorganizzazione della holding, in fase di definizione. Profumo ha spiegato che non sarà necessario, dopo il Cda, un passaggio all'Assemblea degli azionisti in quanto le cinque banche sono controllate dalla holding al 100%. La fusione avrà effetto dal primo novembre 2010. Per quanto riguarda la riorganizzazione, il piano definitivo sarà portato al vaglio del Cda di Unicredit il 16 marzo, mentre per giugno è attesa l'autorizzazione da parte della Banca d'Italia. All'incontro con i manager a Palermo erano presenti il vice amministratore delegato di Unicredit Roberto Nicastro, il presidente del Banco di Sicilia Ivan Lo Bello e l'ad del Bds Roberto Bertola.
'Non sono previsti al momento ulteriori piani di crescita in Italia''. Lo ha detto l'amministratore delegato di Unicredit, Alessandro Profumo, secondo quanto si apprende da fonti bancarie dopo l'incontro a Palermo con i manager per la presentazione del nuovo piano di riorganizzazione della holding, in fase di definizione. Ai 120 manager presenti alla riunione, Profumo ha garantito il mantenimento e il rafforzamento della leadership di Unicredit in Sicilia.
Profumo ha fornito ai manager i dettagli del piano di riorganizzazione, non ancora completo, delle tre aree operative di Unicredit Spa, post-fusione: famiglia-pmi (fatturato fino a 50 milioni di euro), corporate (aziende con fatturato oltre i 50 milioni) e private (patrimoni superiori a 500 mila euro). Per l'area famiglia-pmi il progetto prevede nove direzioni esecutive, 120-130 direzioni commerciali e circa 1.000 direzioni territoriali. Nell'area corporate sono previsti dai 3 ai 5 mercati (grandi aree) e tra 30-40 centri business. Per l'area private vengono individuate 5-6 direzioni network e 40-50 mercati.
La Cgil siciliana e il coordinamento Fisac del Banco di Sicilia esprimono preoccupazione per le possibili ricadute del progetto di riordino di Unicredit sulla banca e sul personale. All'amministratore delegato del gruppo, Alessandro Profumo, oggi a Palermo per incontrare i manager, il sindacato ricorda "dal 2007 a oggi l'occupazione nell'indotto è diminuita nell'isola di più di mille unità e si sono persi 1.500 posizioni di lavoro delle aziende Unicredit presenti in Sicilia". "Per queste ragioni - sostengono Mariella Maggio, segretaria generale della Cgil Sicilia, e Francesco Re, coordinatore nazionale Fisac BdS - la Cgil con altri sindacati ha avanzato la proposta alternativa che vedrebbe il Banco di Sicilia assumere il ruolo di banca del bacino del Mediterraneo". Per i due esponenti sindacali "non esiste solo un Nord del Paese e dell'Europa dove programmare sviluppo e investimenti ma esiste anche un Sud dove è possibile crescere e investire a condizioni di ritorno almeno pari a quelle di altri paesi dove si è rivolta attenzione e finanza".
"Il Cda di Unicredit il prossimo 16 marzo si appresta a compiere l'ultimo atto della permanenza in vita del Banco di Sicilia, cancellando qualche secolo di storia. Andiamo incontro all'ennesima ristrutturazione e riorganizzazione degli ultimi anni. Alcune banche o strutture negli ultimi 18 mesi ne hanno smaltito più di una". E' quanto scrivono in una nota le segreterie di coordinamento aziendale Banco di Sicilia-UniCredit Group di Fabi, Fiba-Cisl, Fisac-Cgil, Silcea e Uilca. Per i sindacati "la nuova operazione societaria sembra nascere, tra l'altro, all'insegna della richiesta di sacrifici ai dipendenti".
“E’ davvero sorprendente che il governo della Regione e la Fondazione Banco di Sicilia non abbiano alimentato alcun dibattito sulla prevista soppressione del Banco di Sicilia. Purtroppo si trascura colpevolmente che la riorganizzazione del gruppo Unicredit prevede già il 16 marzo prossimo la chiusura del Banco di Sicilia, cioè della prima azienda dell’Isola per occupati, fatturato e gettito fiscale. Lo afferma Rudy Maira, capogruppo Udc all’Assemblea regionale siciliana. Nel corso di quest’anno – prosegue Maira - più di 1000 dipendenti del Banco, considerati in esubero, perderanno il proprio posto di lavoro: si tratta di un impoverimento della forza lavorativa siciliana che supera anche il numero dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese. La cessazione del Banco di Sicilia inoltre – aggiunge il presidente dei deputati Udc - comporterà per la Regione siciliana la perdita di introiti fiscali per 150 milioni di euro annui.
un consiglio per coloro che hanno soldi: che li mettano sotto il materasso....almeno non pagano spese da strozzinaggio....le banche sono ormai tutte o quasi al fallimento....
Oramai il Banco di Sicilia non esiste più, per gentile svendita di Totò vasa vasa (quannu vasava). Unicredit è una banca che non ha nessun interesse ha promuovere lo sviluppo in Sicilia. Il fatto di avere cambiato nome negli anni non la nasconde dal fatto di essere stata parte attiva nelle truffe Parmalat, Cirio e bond Argentini. E' chiaro il piano di queste banche: prendere i risparmi dei siciliani e darli in prestito ai grandi gruppi industriali del nord, Fiat in primis tanto per fare un esempio di questi giorni. I risultati li abbiamo visti.
Ricordate la vicenda dell'imprenditore messinese che si è incatenato davanti la sede Unicredit di Milano perché questa si è rifiutata di aprire una linea di credito nonostante la situazione patrimoniale ed economica dell'azienda erano ottime?
La Regione Sicilia e tutti gli enti locali ne dovrebbero prendere atto e affidare la tesoreria a banche radicate nel tessuto produttivo siciliano, cioè banche che raccolgono e investono solo in Sicilia.
Ma ce li hanno gli attributi per fare queste scelte?
io dico solo: non ci facciamo fregare, palermo e la sicilia prima di tutti.
una cosa buona che abbiamo ce la facciamo portare via e smantellare?
lo volete capire o no che il centro del su siamo noi.
Oramai il Banco di Sicilia non esiste più, per gentile svendita di Totò vasa vasa (quannu vasava). Unicredit è una banca che non ha nessun interesse ha promuovere lo sviluppo in Sicilia. Il fatto di avere cambiato nome negli anni non la nasconde dal fatto di essere stata parte attiva nelle truffe Parmalat, Cirio e bond Argentini. E' chiaro il piano di queste banche: prendere i risparmi dei siciliani e darli in prestito ai grandi gruppi industriali del nord, Fiat in primis tanto per fare un esempio di questi giorni. I risultati li abbiamo visti.
Ricordate la vicenda dell'imprenditore messinese che si è incatenato davanti la sede Unicredit di Milano perché questa si è rifiutata di aprire una linea di credito nonostante la situazione patrimoniale ed economica dell'azienda erano ottime?
La Regione Sicilia e tutti gli enti locali ne dovrebbero prendere atto e affidare la tesoreria a banche radicate nel tessuto produttivo siciliano, cioè banche che raccolgono e investono solo in Sicilia.
Ma ce li hanno gli attributi per fare queste scelte?