Chi troppo vuole nulla stringe. Sta in questa semplice massima la fotografia che mette in luce la grave lentezza con cui il Sud d’Italia riesce a spendere la valanga di fondi comunitari che a breve rischiano di svanire completamente.
I dati parlano chiaro e sono allarmanti: dei quasi 44 miliardi messi a disposizione per recuperare il ritardo di Sicilia, Campania, Puglia, Calabria e Basilicata ne sono stati spesi solo il 6,5 per cento. Una cifra ridicola che viene, tra le altre cose, aumentata grazie al buon lavoro fatto dalla Basilicata, che è in uscita dalle regioni ad Obiettivo 1, cioè quelle considerate sottosviluppate in base ad un calcolo sul Pil.
La Sicilia è ferma al 5,1 per cento della spesa. In soldoni significa che o non ci sono progetti o gli stessi non riescono a decollare. E allora ci si riprova con i fondi 2007-2013. Tutto ciò fino a quando i finanziamenti non finiranno davvero e allora saranno lacrime.
non mi dite che manca per gli imprenditori io e da anni che aspetto sono un artigiano ceramista vittima di estorsione che ha il lavoro ma non ha la forza il capitale per ricominciare ,e mentre si parla di crisi di politica e di altre scemenze io perdo ogni giorno commesse di lavoro per l,incuria e l,indifferenza delle istituzioni altro che crisi la vera crisi l,hanno creata i politici.
troppo semplice , troppo comodo, troppo facile prendersela con gli ALTRI , quelli che sbagliano sempre,che non rispettano le regole, che si fanno gli affari propri fottendosene dell'interesse generale o comunità che dir si voglia,in sicilia, fino a quando non cambierà la nostra "testa di siciliani", continueremo a scrivere la storia degli altri
Non ci sono parole per esprimere lo sdegno e la deprecazione per una classe politica che fa di tutto per affossare la Sicilia, non spendono neanche i soldi che ci dà l'Europa!
Qualche giorno fa, a bordo di un traghetto delle Caronti, sullo Stretto di Messina, ho sentito un turista dire: "Sicilia non mi vedrai mai più!"
Elencava tutti i disagi che aveva vissuto nella sua permanenza sull'Isola, primi fra tutti quelli causati dalle disastrose ferrovie Messina- Palermo.
Abbiamo un patrimonio artistico, naturalistio, enogastronomico di impareggiabile valore affidato alle "amorevoli" cure di autentici ...(metteteci voli la definizione che ritenete più adeguata) finiti in politica!
Caro lettore, prima di insinuare si informi meglio.
Gli scenari che lei traccia non hanno niente a che fare con l'autore dell'articolo. Si tratta, più semplicemente, di un caso di omonimia. Il "nostro" Dario La Rosa non fa politica, né va tanto spesso a Catania, essendo un giornalista palermitano iscritto all'albo dei professionisti.
Cordiali saluti,
la redazione
Credevo fosse Dario La Rosa fratello di Puccio La Rosa consigliere al comune di Catania.
La prego di accettare le mie scuse.
Qualche anno fa un gruppo di notabili di una città siciliana chiesero un incontro con un imprenditore del nord per rappresentargli un progetto industriale da realizzare con fondi pubblici .
L'imprenditore del nord apprezzò l'iniziativa, dopodichè chiese il motivo di quell'incontro.
I notabili risposero che loro erano sì capaci di accedere ai sovvenzionamenti pubblici per somme superiori al costo effettivo dell'iniziativa ma non avevano idea di come gestirla e chiedevano all'imprenditore di rilevare la futura fabbrica a costo zero.
Questa è l'imprenditoria siciliana, o meglio, l'imprenditoria siciliana che ha accesso nelle stanze della politica.
Lupo della steppa
Scrive bene Dario La Rosa, peccato che non è completamente estraneo alla politica, questo tipo di politica, visto che è stato lui a presentare la lista PDL alle elezioni per il consiglio comunale di Catania, in qualità di responsabile.
Sappiamo bene come stanno andando le cose proprio in quel comune e proprio suo fratello Puccio La Rosa è uno dei quattro scissionisti (PDL Sicilia).
Si racconta che questa scissione e la conseguente formazione di questo "gruppo" è dovuta ad un rifiuto da parte del sindaco e del presidente Castiglione a concedergli un'assessorato. Insomma, una poltrona.
Da allora proprio Puccio La Rosa, fratello di Dario, e gli altri tre scissionisti non perdono occasione per fare ostruzionismo in consiglio, ingessando l'attività del consiglio stesso. Praticamente eletti nel PDL oggi fanno forte opposizione. Molto coerenti.
Da notare che uno dei quattro componenti di questo gruppo è un tale Castelli, eletto nelle lista Musumeci sindaco, emigrato dopo qualche ora nell'UDC e in ultimo PDL Sicilia.
Da un'articolo riportato su diversi giornali e condiviso su facebook, pare che questo consigliere Castelli sia sotto processo per fatti di mafia.
Bravo Dario, scrivi bene e non hai responsabilità alcuna e dev'essere imbarazzante trattare questi argomenti con un fratello che ti ha coinvolto in politica (non ti saresti occupato della lista PDL area AN appena due anni fa) e che non è neanche più nel PDL Sicilia perchè è già passato con il partito di Fini.
Dario, spiegagli tu che tutto questo non è di aiuto e si rischia di far sprofondare Catania entro sabbie mobili dalle quali non si potrà più uscire.
Con tutto il rispetto che ti è dovuto.
Caro lettore, prima di insinuare si informi meglio.
Gli scenari che lei traccia non hanno niente a che fare con l'autore dell'articolo. Si tratta, più semplicemente, di un caso di omonimia. Il "nostro" Dario La Rosa non fa politica, né va tanto spesso a Catania, essendo un giornalista palermitano iscritto all'albo dei professionisti.
Cordiali saluti,
la redazione
Scrive bene Dario La Rosa, peccato che non è completamente estraneo alla politica, questo tipo di politica, visto che è stato lui a presentare la lista PDL alle elezioni per il consiglio comunale di Catania, in qualità di responsabile.
Sappiamo bene come stanno andando le cose proprio in quel comune e proprio suo fratello Puccio La Rosa è uno dei quattro scissionisti (PDL Sicilia).
Si racconta che questa scissione e la conseguente formazione di questo "gruppo" è dovuta ad un rifiuto da parte del sindaco e del presidente Castiglione a concedergli un'assessorato. Insomma, una poltrona.
Da allora proprio Puccio La Rosa, fratello di Dario, e gli altri tre scissionisti non perdono occasione per fare ostruzionismo in consiglio, ingessando l'attività del consiglio stesso. Praticamente eletti nel PDL oggi fanno forte opposizione. Molto coerenti.
Da notare che uno dei quattro componenti di questo gruppo è un tale Castelli, eletto nelle lista Musumeci sindaco, emigrato dopo qualche ora nell'UDC e in ultimo PDL Sicilia.
Da un'articolo riportato su diversi giornali e condiviso su facebook, pare che questo consigliere Castelli sia sotto processo per fatti di mafia.
Bravo Dario, scrivi bene e non hai responsabilità alcuna e dev'essere imbarazzante trattare questi argomenti con un fratello che ti ha coinvolto in politica (non ti saresti occupato della lista PDL area AN appena due anni fa) e che non è neanche più nel PDL Sicilia perchè è già passato con il partito di Fini.
Dario, spiegagli tu che tutto questo non è di aiuto e si rischia di far sprofondare Catania entro sabbie mobili dalle quali non si potrà più uscire.
Con tutto il rispetto che ti è dovuto.
Non diciamo eresie, la verità pura e semplice è :
Se il politico non ci può mangiare sopra, il progetto non passa neanche con le bombe.
Se vuoi presentare un tuo progetto, tranne rare eccezioni, devi avere un referente politico, che ti chiederà il 'gettone'
L'apoteosi è l'imprenditore che ha l'amico politico e insieme mettono su un bel progettino mangiasoldi
Ho smesso da tempo di illudermi, qui al sud sono guai per (quasi) tutti.
I pochi fortunati che hanno amici politici e mafiosi se la passano meglio degli altri.
Viva L'Itaglia !
Oltre a buoni governanti, bisogna reclamare buoni tecnici con idee e progetti concreti volti ad un reale sviluppo della comunità. I progetti concretizzati sono pochissimi perché mancano progetti idonei ed aggiungo io pianificati, in un'ottica di sviluppo integrato. I progetti spesso sono scollegati tra loro in quanto l'accesso al loro sviluppo e perfezionamento resta sempre nell'orbita di una élite circoscritta. Faccio un esempio concreto... se ci si concentra su un territorio per sviluppare più turismo e si ritengono le condizioni ottimali per averlo scelto, si determineranno una serie di progetti per rendere quel territorio "usufruibile" dal punto di vista turistico con una serie di servizi essenziali (collegamenti, porto turistico, alberghi, servizi) che aprono il volano agli investimenti privati-. Se invece si continua a costruire strutture ricettive isolate senza un criterio programmato, si rischia di disperdere quelle opportunità di lavoro che un progetto coordinato invece può realizzare.
Mancando quindi un progetto pilota e, ripeto,un serio apporto tecnico competente, si continuerà a vagare in maniera estemporanea come si è fatto sino ad oggi, permettendo ad altri paesi emergenti più organizzati razionalmente, di superarci come avvenuto in questi ultimi 40 anni di storia della Comunità Europea. Inoltre e lo ripeterò alla paranoia, molti paesi del bacino del Mediterraneo come Marocco, Tunisia,Turchia.. sono già entrati in una fase evolutiva che noi ci sogniamo ...
Bisogna accelerare soprattutto politicamente per dare quella spinta necessaria ad una vera svolta economica della nostra regione.
Un caro saluto
MX
Scrive bene l'autore dell'articolo Dario La Rosa: "se governi e imprenditori non inizieranno a fare la loro parte in maniera corretta", si rischia di far sprofondare la Sicilia e le altre regioni meridionali dentro sabbie mobili dalle quali non si potrà più uscire.
Cosa altro aggiungere? Quando i siciliani prenderanno coscienza di questa triste realtà forse potremo nutrire qualche speranza di ripresa, altrimenti ...
Ma per prendere coscienza un popolo ha bisogno di BUONI GOVERNANTI. Verità semplice e schietta. E allora?....