In Sicilia si prospetta un periodo post-estivo assai turbolento dal punto di vista sociale, molte aziende si trovano in difficoltà e non escludono l'adozione di drastiche soluzioni, dalla definitiva chiusura al taglio del personale.
Da Fiat a Fincantieri, la tensione tende progressivamente a salire.
Luigi Angeletti, segretario generale della Uil, propone la sua personale ricetta per il rilancio del sud: l'estensione del modello Pomigliano.
“Per rilanciare il mezzogiorno-ha detto il sindacalista-ci vogliono dieci Pomigliano e dieci aziende che investano in tutto sette miliardi di euro”.
La Uil, a detta del suo segretario, “è pronta a collaborare con chiunque intenda accettare la sfida, dalla Campania alla Sicilia”.
Mentre i lavoratori dello stabilimento Fiat di Termini Imerese cercano di capire quali soluzioni si apriranno di fronte al disimpegno della casa automobilistica torinese, Angeletti non manca di ribadire che “noi faremo tutti gli accordi necessari per far sì che la Fiat diventi un grande produttore di auto anche in Italia e che investa i 20 miliardi concordati”.
Sul malumore, sempre più evidente tra i lavoratori del gruppo diretto da Sergio Marchionne, inoltre, Luigi Angeletti rimarca la distinzione tra la strategia impostata dalla Uil e quella della Fiom, “il paese e le fabbriche non hanno bisogno di conflitto, negli stabilimenti Fiat il clima non è teso, i soli problemi registrati riguardano il rapporto tra l'azienda e i sindacalisti della Fiom”.
Intanto, rispetto al caso Termini Imerese, privo allo stato attuale di una vera e propria soluzione, lo stesso Angeletti ribadisce la riattivazione a settembre di un tavolo di trattativa presso il Ministero dello Sviluppo Economico.
Lo scopo prioritario, a quanto pare, sarà quello di individuare i progetti alternativi più convincenti allo scopo di assicurare la continuità occupazionale dei 2.000 lavoratori attualmente alle dipendenze della Fiat.
Rosario Cauchi
Forse un calcio in culo è eccessivo. Per me l'importante sarebbe che gli Italiani a partire dai politici e dai sindacati acquistassero prodotti Italiani.
Mi piacerebbe che fosse fatto un sondaggio per vedere quante auto Blu ci sono di marca Italiana, quante auto straniere hanno i dipendenti della Fiat. quante auto straniere hanno i sindacalisti cosi come i politici e /o i magistrati.
Parlare serve a molto poco, mentre un po di nazzionalismo servirebbe molto di più.
Per il rilancio del Sud non servono dieci Pomigliano, ma basta dare un bel calcio nel cu..o ai politici in primis ed a voi sindacalisti in secundis!
Poi vedrete come si sistemerebbero in un attimo le cose!
Ben detto.Forse questo sindaclista voleva dire che anche in altri satbilimenti i diriti dei lavoratori devono essere gettati alle ortiche? che adesso chiunque puo' permettersi di gettare al vento un centinaio di anni di lotte sindacali ? che adesso i leader del sindacato e i sindacalisti sono pavidi yes man del governo (a parte alcune rare eccezioni ) ?Che adesso che gli operai cinesi si accorgono di essere tarttati come animali e scioperano l'italia deve essere il nuovo caposaldo dell'incivilta' del diritto del lavoro?
E poi : al sud non servono industrie,la verita' e' questa:occorre certo sviluppare le potenzialita' che ci sono in loco (come lo sfruttamento delle risorse di petrolio),ma dobbiamo rivolgerci ai settori dei servizi e sul turismo ,la SIcilia e' una regione stupenda e turisticamente fruibile ( al contrario di tutte le altre regioni d'italia ) per 12 mesi all'anno.Inoltre potrebbe traasformarsi in un importante ponte base per i collegamenti con il nord africa e il medio oriente.Occorre un deciso cambio di rotta ben congegnato.Basterebbe cancellare dalla testa le chimere dell'industrializzazione a tutti i costi.Staremmo tutti meglio.