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Morti e silenzi all'Università. Il laboratorio dei veleni; una nuova inchiesta di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti

22 gennaio 2010 15:43
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È ora in libreria "Morti e silenzi all'Università. Il laboratorio dei veleni" (Aliberti editore), la nuova inchiesta dell'inviato di «Repubblica» Francesco Viviano, scritto a quattro mani con la collega Alessandra Ziniti.
L'indagine ripercorre i fatti passati sotto silenzio accaduti alla Facoltà di Farmacia di Catania, con prove inconfutabili tratte dal tragico diario inedito di Emanuele Patanè, uno dei giovani che hanno perso la vita per l'assenza di misure di sicurezza nei laboratori di ricerca.
Oggi in questo libro, per la prima volta documenti inediti confermano le gravi responsabilità di chi sarebbe dovuto intervenire e non lo ha fatto: professori e vertici dell'Università a cui i ragazzi avevano affidato il loro futuro.

“Descrizione dell’attività svolta durante il corso di dottorato di ricerca in Scienze farmaceutiche dal dott. Emanuele Patanè”, questo il titolo del “testamento” scritto pochi mesi prima di morire da Emanuele Patanè.


Dentro a quel “testamento” c’era una denuncia esplosiva:la denuncia lucida, drammatica, ragionata, consapevole, cosciente e civile di un giovane ormai condannato a morte che puntava l’indice sulla assoluta quanto incredibile assenza di misure a salvaguardia della salute di quanti studiavano o lavoravano in quel laboratorio dell’Università, a contatto con pericolosissime sostanze chimiche e tossiche. Una denuncia con un già lungo elenco di morti e di ammalati e un altrettanto lungo elenco di presunti responsabili: i professori e i vertici dell’Università a cui i ragazzi avevano affidato il loro futuro.
Erano docenti, ricercatori, studenti, dipendenti, che per motivi di studio o di lavoro frequentavano il laboratorio di Farmacia dell’ Università di Catania. Respiravano veleno e lo sapevano.
L’avevano denunciato con lettere, con appelli e perfino denunce. Ma nessuno, per anni, li ha voluti mai ascoltare.
Anzi, minimizzavano. Loro, intanto si ammalavano e morivano lentamente, uccisi dall’aria killer della Facoltà.
Una strage silenziosa che doveva però rimanere riservata: perché non si poteva “sporcare” il buon nome dell’Università. E molti, tra i vertici dell’ ateneo, hanno fatto di tutto per nascondere quanto accadeva.
C’erano relazioni tecniche che denunciavano livelli di inquinamento più alti addirittura di quelli industriali.Tutto scritto, nero su bianco. Ma non si poteva rivelare che c’era un laboratorio di morte dove decine di studenti, docenti e dipendenti perdevano la vita, azzannate dal cancro e da malattie inguaribili ai polmoni, alla gola.
Tutti ne parlavano, tutti sapevano che le vittime avevano studiato e lavorato per anni proprio lì, nel laboratorio dell’ Università. Ma, incredibilmente, il silenzio ha accompagnato una storia dannata e orribile per tanto, infinito tempo. Come se nessuno se ne fosse mai accorto. In questo libro, per la prima volta, alcuni documenti inediti confermano le gravi responsabilità di chi sarebbe dovuto intervenire e non lo ha fatto. E riportano una prova inconfutabile, una prova che non si può smontare in alcun modo:
il tragico diario di Emanuele Patanè, giovane ricercatore della Facoltà di Farmacia che prima di morire di cancro ai polmoni, ha lasciato un “testamento”.
Pagine che fanno rabbrividire, che dovrebbero far vergognare e provocare rimorsi terribili a chi sapeva e taceva soltanto perché non ne risentisse l’immagine dell’ Università. Il diario, insieme a una lunga lista di morti e di ammalati, è finito ora agli atti dell’inchiesta italiana più sconcertante e agghiacciante degli ultimi anni.
E se i morti non potranno più testimoniare, gli altri, gli ammalati che tentano disperatamente di combattere per sopravvivere, forse potranno fare giustizia di una strage di innocenti.

 

Alessandra Ziniti, inviato speciale di Repubblica, ha seguito tutte le grandi inchieste di mafia e di cronaca in Sicilia. Insieme a Francesco Viviano ha vinto il premio “Cronista dell’anno 2008 e 2009”.

 

Francesco Viviano è inviato di «Repubblica» e ha seguito tutti i maxiprocessi di mafia,analizzando l’evoluzione di Cosa Nostra dalle stragi a oggi. Inviato in Iraq e in Afghanistan, è stato insignito di numerosi riconoscimenti ed eletto “Cronista dell’anno” nel 2004, 2007 e nel 2008. Per Aliberti ha pubblicato Michele Greco, il memoriale (2008) e Mauro de Mauro. Una verità scomoda (2009).

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