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Cultura & Arte • Libri

Arriva "Ritratti dal secolo scorso",
il nuovo libro di Giuseppe Quatriglio

di Antonino Cangemi
22 gennaio 2010 11:05
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Diceva Hemingway: “La curiosità porta con sé il demone della scrittura”. E Giuseppe Quatriglio, autore di tantissimi libri (tra cui uno candidato al Premio Strega nel 2000) e giornalista culturale di lungo corso, da quel demone è stato catturato da tempo immemorabile. Ultima testimonianza dell’inguaribile vizio di scrivere sollecitato da una pungente curiosità è “Ritratti dal secolo scorso”, appena edito da “Novantacento”.

 

Quatriglio ha viaggiato tanto, per la Sicilia, l’Italia, l’Europa e il mondo intero, incontrando moltissime personalità di rilievo. Nei “Ritratti dal secolo scorso” ci offre una testimonianza di alcuni dei suoi incontri. Tanti i personaggi di spicco: da Churchill a Fermi, da Sartre a Mack Smith, e tutti descritti, con schizzi di inchiostro fulminei, nei tratti psicologici essenziali che ne mettono in luce le peculiarità umane.

 

Si scopre così che Churchill, negli anni Cinquanta, ormai ottantunenne, villeggiava a Siracusa per coltivare il suo hobby preferito: la pittura. Un condottiero in pensione, Churchill, che non aveva perso il sussiego (“ormai monumento a se stesso”) e che aveva come meta preferita per dipingere l’Orecchio di Dionisio: ad assisterlo il giovane Bruno Caruso, a cui lo statista non rivolgeva la parola.

 

Enrico Fermi lo troviamo a Chicago nell’istituto universitario per gli studi nucleari, malinconico per il cancro allo stomaco di cui forse aveva consapevolezza, eppure ottimista sui progressi che la scienza poteva arrecare all’umanità. Sartre, dinanzi al giornalista siciliano, si lascia rapire dal ricordo dei viaggi in Sicilia: le opere dei pupi, le rovine di Selinunte e Segesta lo avevano stregato.

 

Mack Smith ha l’aria di “uno studente un po’ cresciuto” nascosto, nel suo studiolo dell’Università di Oxford, tra i cinquemila volumi sulla storia d’Italia e circa un migliaio sulla Sicilia, al cui fascino di splendori e miserie anche lui aveva ceduto. Ma la “penna vagabonda”di Quatriglio (Virgilio Lilli ci perdonerà se prendiamo in prestito il titolo di un suo accattivante libro di viaggi) non si accontenta di scolpire col cesello dello scultore profili di uomini illustri: va in giro inquieta in cerca di aneddoti, curiosità, bizzarre figure di personaggi ignoti o poco noti.

 

Ed ecco, nei pressi di Sciacca, “il castello incantato” di Filippo Bentivegna che, tornato dall’America dove era emigrato, ricco di soldi e povero di senno (un amore contrastato lo turbò tanto da scalfirne la serenità mentale), acquista un podere per ricavarne dal tufo un’infinità di teste create con l’estro naif di un artista borderline. Che rappresentano? Forse i volti deformi di chi oltre Oceano lo aveva sfruttato nel lavoro e di chi aveva proibito la sua storia d’amore.

 

Oppure la pirandelliana “corda pazza” di Fausto La Lomia, il barone di Canicattì che faceva pubblicare sulla stampa italiana e francese forbiti necrologi alla morte dei suoi gatti. E spiccano anche nell’agile volumetto (un tascabile di appena 94 pagine dal costo irrisorio, 5 euro) storie dai risvolti sorprendenti. Come quella di Carlo Meucci, il figlio naturale dell’inventore del telefono, fatto fuggire dal genitore, perseguitato dalla Mano Nera, dall’America all’Italia, che sbarca il lunario nei panni di un anonimo venditore di madonnine sulla collina di Tindari.

 

Nel suo volto di vecchio povero e ignoto la stessa fierezza del padre. O quella di Livia De Stefani, che Quatriglio scopre avere un debito di riconoscenza nei suoi confronti: da un articolo apparso su “Oggi” legato a una vicenda di cronaca nera da lui firmato la scrittrice palermitana aveva trovato lo spunto per il romanzo, “La vigna di uve nere”, che le aprì un insperato successo letterario.

 

Quatriglio, per chi non lo sapesse, è pure un fotografo. Leggendo “Ritratti dal secolo scorso” lo si scopre subito. Ad ogni episodio narrato e personaggio descritto fa sempre da sfondo la Sicilia, colta dalle sue istantanee nell’aspra e docile scorbutica bellezza.

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