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"Disobbedisco" la mostra di Emilio Isgrò
all’ex Convento del Carmine di Marsala

di Francesco M. Scorsone
10 agosto 2010 10:31
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Chi vuole conoscere Emilio Isgrò non può non leggersi la sua biografia, perché diversamente non capirebbe il ruolo, la “portata”, la fatica, ma soprattutto le alchimie che determinano il successo di un artista. Non capirebbe peraltro la mostra attualmente esposta a Marsala all’ex Convento del Carmine fino al 19 settembre 2010. Giornalista affermato nell’ambito internazionale con servizi a personalità della cultura e della politica, inviato per il “Gazzettino” con il quale collaborava, viaggiò attraverso l’Europa e gli Stati Uniti.

 

Nella sua qualità di inviato fu finanche al seguito di J.F.Kennedy. Per Isgrò la parola fu determinante, la usò molto, utilizzandola nei salotti culturali e soprattutto scrivendo. Evidentemente però qualcosa era successo quando nel 1964 realizza le sue prime “cancellature”: era un modo per rinnegare la parola? Quella che tanto successo gli aveva dato? Ebbe a scrivere a quel tempo che la parola era morta causando una sorta di putiferio in coloro i quali della parola ne facevano uso a cominciare dallo stesso Montale.

 

Questo micro antefatto era fondamentale per addentrarci nello strano e quanto mai non identificato mondo delle cancellature dell’artista. L’oggetto della nostra attenzione è puntato proprio su di esse. Ne avevo scritto in occasione della mostra del 2001 ai Cantieri Culturali della Zisa dal titolo quanto mai stuzzicante “Comprereste questa virgola da Emilio Isgrò?” Ma erano altri tempi a Palermo era Sindaco Leoluca Orlando e l’aria che si respirava era di tutt’altro genere. Oggi i luoghi che videro mostre di notevole prestigio come quelle di: Maria Lai, Tina Modotti, Pina Bausch, Richard Long, Cartier – Bresson, solo per citarne qualcuna, sono pressoché in stato di abbandono da anni. Oramai, complice una dirigenza comunale del settore, probabilmente poco motivata, non si produce in quei luoghi più niente. Ma questo è un altro discorso.

 

Emilio Isgrò con questa mostra marsalese: Disobbedisco – Sbarco a Marsala e altre Sicilie – pone l’accento principalmente sulla cancellazione della parola. Una serie di carte geografiche aprono la mostra. Ci accompagna la voce narrante dell’artista. Ci parla della tragedia di “Orestea” andata in scena a Gibellina nel 1983/85. Capto frasi mentre avverto, leggendo la mostra, la stessa sensazione che probabilmente hanno da sempre gli immigrati, quando in mezzo al mare pensano di avere perso la rotta. Le carte geografiche hanno i riferimenti a luoghi che conosco cancellati facendomi “perdere” i punti certi. Li cerco avidamente attraverso la decodificazione geografica dei luoghi che mi sono familiari. Li trovo. Mi rassereno.

 

Riconoscerò un giorno i luoghi che ho calpestato facendo attenzione alle tante formiche. Un esercito, tanti eserciti di formiche brulicano dappertutto, sui muri, sulle carte geografiche, sui pianoforti, sui monumenti, finanche gli oggetti di culto ne vengono assaliti. Ma che cosa sono per l’artista questi fastidiosi e irrefrenabili insetti? Ne hai la percezione quando per pura sventura ti imbatti in un formicaio e hai la sensazione di non poterne uscire indenne. Non hai scampo ti “piomberanno” addosso come a volersi cibare della tua carne. Ne avverto il pruriginoso effetto. Li decodifico subito sono: la mafia, la politica, l’informazione tutto ciò che concorre a disarticolare il tuo pensiero, le tue membra.

 

Il cippo sul quale Isgrò ha collocato ciò fu il motore dell’unità di Italia. Esso rimane “immobile”, impossibilitato e vittima “politica” del suo lento e irrimediabile sfaldamento, molto simile a quello di una società contemporanea profondamente cambiata, pasticciona e qualunquista. Forse oggi neanche i siciliani penserebbero di scrivere l’epitaffio “A Giuseppe Garibaldi – Il popolo siciliano”. Quel “Disobbedisco!”, che per assonanza fonetica somiglia al testo del telegramma inviato da Garibadi a La Marmora nel 1866, forse è giunto il momento di metterlo in atto cancellandolo d’un botto. Il “baciamano” che giustamente l’artista pone in evidenza con le sue cancellature e che al tempo aveva un significato puramente di assoggettamento fisico oggi è assunto come volontà di sottomissione politica. Garibaldi con il suo decreto lo cancellò dalla storia. Ma oggi è un atto per la verità molto in voga nel nostro parlamento.

 

La mostra all’ex convento del Carmine di Marsala è visitabile fino al 19 settembre 2010 orari: tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 18 alle 20. Chiuso il lunedì. Biglietto € 3,00. La mostra è stata curata da Sergio Troisi. Suo è il testo in catalogo.
 

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