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"Transiti nell'Invisibile", convegno e mostra
tra pittura e sacro a Forza D'Agrò

di Francesco M. Scorsone
03 agosto 2010 12:26
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Si è tenuto in questi giorni presso la Casa della Divina Bellezza di Forza d’Agrò Via Roma n. 7, il convegno “Transiti nell’Invisibile”. Una testimonianza d’arte dedicata alla Bellezza e alla Spiritualità. Nel suo discorso introduttivo Alfredo La Malfa chiarisce subito che l’evento si articola in due momenti contestuali: il convegno propriamente detto e la mostra. Ad esporre sono stati chiamati tre artisti dalle caratteristiche diverse: Venanzio Manciocchi che ha presentato dei dipinti, Nicola Villa delle incisioni, acqueforti e acquatinte, mentre Alessandro Sanna degli acquerelli.


Entrambi gli eventi sono stati curati dal critico, storico d’arte e giornalista Giorgio Agnisola con interventi dello scultore Sergio Fermariello, artista conosciuto e apprezzato nel contesto nazionale e internazionale che ha esposto - su invito di Achille Bonito Oliva - nel 1993 alla XLV Biennale di Venezia.


Relatore in questa occasione, per la sua ricerca di una forma d'arte densa di legami con il sacro, anche Antonio Presti noto negli ambienti artistici italiani e internazionali per essere stato promotore e fautore di importanti iniziative culturali quali la Fiumara d’Arte di Castel di Tusa, l’Atelier sul Mare, un resort che ti consente di fare un “bagno” d’arte nelle sue “divine stanze”, frutto della creatività di artisti, poeti e ideologi autori delle singole stanze. Ma c’è di più. Proprio un anno fa Antonio Presti inaugurava la “Porta della Bellezza”: un muro posto a guardia del quartiere Librino di Catania, una ferita di cemento sulla quale è stato effettuato un “innesto a gemma” da straordinari artisti nazionali e internazionali e soprattutto dai bambini del quartiere. Oggi quel muro è motivo di orgoglio degli abitanti del Librino.


Ma Presti, oltre ad avere ricordato questi eventi appena descritti in modo sommario (ovviamente per ragioni di spazio), in questo specifico contesto presenta il filmato della Piramide di Mauro Staccioli “Equinozio di Primavera” istallata a Motta d’Affermo. Alta trenta metri e realizzata in calcestruzzo e acciaio corten è chiamata la Piramide del 38° parallelo, lo stesso che divide le due Coree ma che passa anche per Seul, San Francisco, Cordova, Smirne, Atene e Reggio Calabria, proprio sulla SS 106 ionica. Un monolito a forma di tronco di piramide in marmo di Carrara posto lungo l’asse del parallelo come a volere ricordare uno spirituale rapporto di pace, la stessa pace che auspichiamo, ha detto il relatore, tra le due Coree divise oggi non solo dal 38° parallelo. Infine ha presentato un megaprogetto che prevede il coinvolgimento di oltre 30.000 bambini delle scuole di Catania e del suo hinterland che li vedrà in qualche modo protagonisti, assieme a importanti fotografi internazionali, nella realizzazione di gigantografie atte a coprire i muri ciechi di Librino e che racconteranno storie di Bellezza e spiritualità.


Ma è Agnisola a tenere le fila del convegno, addentrandosi nel difficile rapporto che la pittura contemporanea deve avere tra immagine sacra e divino. I tre artisti sono stati invitati ad esporre nelle sale di piano terra della “casa”, una volta adibite a dispensa e al rimessaggio degli animali e oggi, a seguito del restauro, attrezzate per mostre d’arte di pittura temporanea a carattere tematico con particolare riferimento alla spiritualità, al divino e alla bellezza. Per questa mostra sono stati scelti da Agnisola artisti le cui opere hanno riferimenti concreti alla spiritualità.


La differenza anagrafica tra i tre autori ci induce a fare delle riflessioni non tanto di carattere estetico, in quanto le differenti tecniche portano il visitatore a farle di suo, ma di impostazione del lavoro e di scelta delle opere. Sicché abbiamo l’opportunità di rilevare che Venanzio Manciocchi presenta per questa mostra lavori datati e mai esposti che hanno fatto parte di un momento preciso della sua maturità artistica. Egli infatti ripercorre la strada della spiritualità che è fatta di graffi e di strappi di colore come a volere lasciare tracce sui muri dalle cui stratificazioni di malte colorate affiorano bagliori di luce. Tutto ciò non è una forzatura di carattere dialettico e la conversazione con l’artista ci convince così come ci convince la sua velata “malinconia” nel doverne parlare. Questi lavori sono suoi, fanno parte della sua più profonda intimità, della sua religiosità più intima. Il suo è, di fatto, un rapporto con il soprannaturale con qualcosa che certamente non ha del naturale. Di altra natura sono le opere di Nicola Villa.


Nel suo catalogo, edito in questi giorni per la mostra, troviamo una nota introduttiva alla mostra che è chiarificatrice agli sprovveduti circa l’uso delle diverse tecniche dall’incisione all’acquaforte e acquatinta alle xilografie. In questo artista la simbologia dei pesci è molto frequente. I pesci come rappresentazione della spiritualità, come momento che lega l’uomo alla terra attraverso l’acqua. Le culture dell’intero globo terreste hanno dato importanza a questo elemento che è stato fatto proprio dalla cristianità (in molte rappresentazioni sono presenti i pesci. Gesù si servì di essi per sfamare la folla come descritto nei Vangeli in due occasioni da Marco e Matteo).


Ma le sue incisioni ci raccontano anche dell’oltre della solitudine che spesso ci accompagna nei momenti bui della nostra esistenza, di come di frequente siamo costretti a percorrere “pezzi” di strada buia e senza indicazioni di sorta. Un proverbio africano dice: Se sei al buio, fermati. Non puoi trovare la strada. Aspetta che sia giorno. Penso che è ciò che dovremmo fare tutti, almeno una volta nella nostra vita. La profonda tristezza delle acqueforti in mostra Internazionale VI, Standing, Headlessiness e 23 Rosso è indicativa di una realtà umana che stenta a trovarsi, forse a ritrovarsi. Il riverbero rosso che filtra dal pavimento attraverso una copertura di vetro della casa ci avvisa che siamo in presenza delle opere di Alessandro Sanna, illustratore e autore per questa mostra di una serie di opere “rosse”. Avevo visto alcuni lavori di questo autore che ha illustrato libri di Fenoglio e Rodari, solo per citare qualcuno.


La sua spregiudicatezza nell’uso del colore rosso - come il colore prediletto dai fenici o meglio ancora della Pentecoste per rimanere in tema di sacro e del divino - rimane tra gli elementi di impatto più forti della mostra. Artista la cui spiritualità è vista attraverso il racconto della memoria biblica di Caino e Abele. La carta, in questo caso, è l’elemento su cui Sanna realizza il suo racconto lasciando che la materia tracci la sua personale via. Ma è Agnisola ad affabulare la platea che trascina lungo un percorso mistico. Il suo discorso si intreccia e si sovrappone, al suono quasi ammonitore delle campane di una chiesa vicina.

 

L’arte è un’esperienza solitaria, è un rapporto tra chi la pensa e chi la fa, essa trasforma la materia in qualcosa che va oltre la materia stessa. Diventa “Spirito”, viaggio, immagine di qualcosa che sta nella mente di chi è colpito dalla grazia. L’arte lascia segni profondi in ognuno di noi.


L’artista deve avere la capacità di lasciarsi andare in un viaggio solitario che lo porterà verso una meta che non necessariamente deve essere fatta di forma. Da diversi anni oramai questo è il messaggio degli storici di arte sacra che passa nei convegni e nei pubblici dibattiti. Lo ribadisce con forza Mons. Paolo Romeo Arcivescovo di Palermo, nel corso della presentazione dell’evento “Un’opera per la Via Crucis”, scrivendo: L’arte, e in special modo quella sacra, in quanto linguaggio della Bellezza ed espressione di esperienza spirituale, racchiude già in sé una dimensione religiosa in quanto manifesta, tramite la creatività dell’artista, l’esperienza della Trascendenza che si manifesta nella percezione contemplativa del creato, nell’ascolto della Parola e negli avvenimenti dell’anima. (…) il ruolo dell’iconografo del XXI secolo: deve crescere anzitutto lui stesso nella sensibilità scritturistica e liturgica per potere esprimere, anche in forme astratte, messaggi genuinamente cristiani; deve però al contempo mettere i fedeli nella condizione di riconoscere l’autenticità del messaggio (…).


La mostra resterà aperta fino all’11 settembre 2010. Orario della mostra: venerdì 16.30 alle 19.30, sabato 9.30/12.30 - 16.30/19.30, gli altri giorni per appuntamento al n. 347 3359327.
 

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