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Tutti a Gela, e non solo, conoscono il Castello Svevo che si erge in contrada Spadaro, proprio a ridosso della strada statale che dalla città conduce verso Catania.
Per anni si è cercato, con progetti, finanziamenti e tentativi di garantirne la costante fruizione, di riportarlo all'antico splendore senza però raggiungere alcun concreto risultato, osservando l'attuale stato di abbandono.
Basta avvicinarsi all'area recintata per comprendere immediatamente che le difese da sgradevoli tour, non esattamente turistici, sono assai labili.
La rete che avrebbe dovuto assicurare l'intera zona, infatti, è stata tagliata in più tratti: nessuna difficoltà nel sollevarla allo scopo di accedere, a qualsiasi ora, all'interno di quello che dovrebbe essere un perimetro da curare con molta attenzione.
Per alcuni anni, la Sovrintendenza ai Beni Culturali di Caltanissetta aveva assicurato la presenza di un custode, in grado di occuparsi a tempo pieno del sito.
Oggi, però, soffermandosi per qualche minuto intorno a quella che, almeno un tempo, era la struttura atta ad ospitare l'attività di guardiania, niente appare conforme ad una costante azione di controllo, tutt'altro.
La stanza interna è praticamente vuota, le porte non sono più presenti: regna un'assoluta desolazione.
Le residue suppellettili sono state sottratte da ignoti, ben poco rimane di un presidio che avrebbe dovuto permettere la rigenerazione di un importante sito storico.
Un castello risalente, secondo alcune stime, al 1143, non può essere al momento visitato. Segno della grande incoerenza della politica gestionale dei beni archeologici del territorio gelese.
Anche la parte interna del Castello Svevo non versa in felici condizioni. La vegetazione prende il sopravvento, i vetri che proteggevano le aperture delle torri sono in frantumi.
I piccoli cancelli interni sono aperti, e di conseguenza tutti gli accessi si prestano alle voglie di chiunque decida di penetrarvi.
Un sito storico in balia di tutti: nessun controllo, assenza di qualsivoglia forma di sicurezza, incuria e poco altro.
Un biglietto da visita poco attraente per una città che ambirebbe a fare del turismo culturale una delle sue essenziali bandiere.
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