Da qualche tempo e non solo, si fa un gran parlare della donna come se fosse il rimedio a tutti i mali della società. Personalmente ho sempre sostenuto che una società amministrata da donne, senza interventi dell’uomo, probabilmente sarebbe una società sicura e al rischio di inquinamenti di ogni tipo, soprattutto di carattere politico e culturale.
La storia ha avuto esempi straordinari di donne capaci, quanto pericolose per gli uomini, per le loro convinzioni di carattere socio-politico e culturale-religioso. En Hedu’Anna, Merit Ptah, Ipazia, Artemisia Gentileschi, Sofonisba Anguissola, Caterina di Russia, Giovanna D’Arco, Tina Modotti, Eleonora Duse e “recentemente”: Bertha Von Suttner, Palma Bucarelli, Golda Meir, Laura Chinchilla, Pina Bausch - solo per citarne qualcuna - hanno avuto un ruolo determinante e produttivo per la crescita della “coscienza” dell’uomo.
Francesco Gallo, nella sua presentazione in catalogo della mostra “Domina” alla galleria Orizzonti di Catania fino all’11 settembre 2010, cita come è ovvio che sia, tra le tante donne anche Grazia Deledda, Gina Pane, Isadora Duncan, Anaïs Nin e tante altre. E allora perché non Mata Hari o RoseGreenhow O’Neal o le kamikaze palestinesi, irachene o cecene? Forse perché sono protagoniste negative. Esempi certamente non imitabili ma, se ancora oggi ricordiamo le nefandezze di uomini “illustri” che hanno fatto la storia quali Attila, Stalin, Castro, Pol Poth e via di seguito, perché non citare anche loro?
È bene che ce lo diciamo senza riserve: da sempre assistiamo ai malesseri contaminanti della società, ad opera degli uomini ma in questi ultimi venti anni si sono accentuati a danno delle donne tutti gli aspetti degeneranti del cosiddetto sesso forte. Un esempio per tutti il fenomeno oramai diffuso delle donne nella malavita organizzata. Una dimostrazione quanto mai indicativa del cattivo esempio fornito dall’uomo.
Personalmente non sono incline ad una distinzione per classi ma se ciò può essere da stimolo per gli uomini bene ha fatto la galleria Orizzonti a realizzare la mostra di cui parleremo. Sì, perché da troppo tempo si è dedicato spazio – troppo spazio - a individui di scarsa potenzialità intellettiva, giusto perché nati di sesso maschile. Molte sono le artiste che espongono in questa mostra, in qualche caso di qualcuna, come Beatrice Feo, ricordo il suo esordio.
Da anni seguo la sua attività artistica, impegnata su più fronti ma da qualche tempo trovo che sia alla ricerca di qualcosa di nuovo, di diverso che la faccia uscire da una contaminazione altra, già presente fin dalle sue opere giovanili. Gabriella Ferrera presenta quattro movimenti, su carta fotografica metallizzata, di una giovanissima danzatrice di moderno, le foto risultano di buona qualità così come l’impostazione scenografica complessiva.
Molto accattivanti e decisamente mature sono le “Crespature bianche” e le “Linee del rosso” di Paola Romano; la lezione di Cagli degli anni Cinquanta e di Burri, plastiche e combustioni sono state coniugate in modo molto convincente tale da determinare nell’artista una sua personale cifra stilistica. Di altre, già da anni affermate artiste come Rossella Leone e Angela Carrubba Pintaldi, Cinzia De Luca, Lela Pupillo, il loro background e le opere in mostra non possono che farmi esprimere più che positivamente. I loro lavori si incentrano perfettamente nel tema.
Avrei aggiunto a questo gruppo anche Marilena Vita ma il teatrale narcisismo delle sue foto mi lascia perplesso rispetto a quello che sono le sue reali capacità espressive, peraltro già viste e consolidate in mostre e performances di alto livello. Anche DesideriaBurgio delle Gazzere non è riuscita a trovare se non nell’opera “Agata” quel misticismo di cui è portatrice la donna in tutte le sue sfaccettature.
Nel lavoro in questione l’artista e il soggetto ritratto diventano un tutt’uno, l’una si compenetra nell’altra, la modella diventa parte di chi è intenta a cogliere la sua espressione, la sua dolcezza. In altri termini, quel misticismo femminile che è fatto di tutto e soprattutto di quel “religioso erotismo” che spesso affiora in particolare nella fotografia. La presenza del sacrificio dato dalla tenaglia pronta a stritolare quella parte particolarmente sensibile del corpo e certamente sinonimo all’immolazione e al donarsi. Le altre artiste: Giancarla Frare, Teresa Emanuele, Rossella Cosentino, Rossella Pezzino de Geronimo e Sandra Virlinzi.
A diverso titolo ognuno di loro interviene in un mondo che è certamente femminile interpretando, utilizzando linee, volumi e personaggi, occupando in qualche modo lo spazio fisico entro il quale l’artista ha scelto di muoversi.
La mostra curata da Francesco Gallo resterà aperta alla Galleria Orizzonti di Catania Viale Ionio n. 61 fino all’11 settembre 2010.
Egr. Signor Scorsone
En Hedu’Anna e Merit Ptah chi erano costoro?
Rita Trapani
Gentile Rita Trapani
La prima era sacerdotessa della Dea della Luna (
spero di essere stato esaudiente.
Cordiali saluti
Scorsone