Sono apparsi in questi giorni, sulla stampa e nel WEB, diversi articoli in merito alla capitolazione della città di Messina nell’ambito dell’invasione garibaldina del Regno delle due Sicilie.
Infatti una cosa è la resa della città in senso proprio o se vogliamo la sua occupazione da parte dei garibaldini, altra cosa è la resa della cittadella militare fortificata che avverrà otto mesi dopo.
Per chiarire la vicenda, sarà bene riepilogare brevemente i fatti, cogliendo l’occasione per pubblicare un interessante atto di regolamento dell’assedio, segnalatomi dall’esimio studioso e collezionista di storia postale siciliana ed italiana, ing. Francesco Lombardo di Palermo.
Perdere una guerra senza combatterla
Dopo la sconfitta di Milazzo, il morale delle truppe duosiciliane era distrutto. Lo stesso generale Palmieri fece rapporto al Re il 24 luglio 1860, segnalando la critica situazione e l’umiliazione delle truppe nel vedersi avvilite da forze inferiori, senza che mai fosse stata impegnata tutta la potenza dell’esercito di Francesco II.
Ulteriore drammatica testimonianza della confusione in cui si trovava Re Francesco e della inadeguatezza, se non della codardia e tradimento, da cui era circondato, è l’ordine del Ministro Pianelli, datato 24 luglio, di sgombrare Messina e la cittadella, a fronte dell’avanzata garibaldina. Il Generale Clary comandante di quella piazzaforte, si rifiutò di eseguire tale ordine, affermando che ciò non sarebbe avvenuto sotto il suo comando.
Gli risultava infatti incredibile che tale disposizione fosse stata emanata dal Re, poiché nei consigli di guerra tenuti da ultimo, la strategia delineata era quella di tenere Messina ad ogni costo, per poi ripartire alla riconquista dell’Isola, come nel 1849.
Clary si trovava in una posizione drammatica, non tanto militarmente quanto politicamente, poiché non riusciva più a capire a quali ordini obbedire e come dovesse servir meglio il suo Re.
Intanto il generale Medici il 25 luglio entrava nella città di Messina, mentre da Sud avanzava la colonna di Bixio.
Per ordini di pugno del Re giunti da Napoli, inopinatamente nella stessa data si scioglie il corpo d’esercito in Messina. Buona parte delle truppe vengono imbarcate per Castellammare, le altre si ritirano nella cittadella fortificata.
A leggerli così, gli avvenimenti sembrano incredibili. Ma tutto si spiega con le istruzioni del Ministro della guerra Pianelli, consegnate dal Capitano Canzano al generale Clary in data 27 luglio 1860: “E’ vivo desiderio del Governo (di Napoli) di stabilire una tregua, egli ha dimostrato coi fatti questa sua intenzione sino al punto di rinunziare ad ogni lotta in Sicilia, sebbene avesse avuti i mezzi per continuarla energicamente, e indefinitivamente. Scopo di questo suo desiderio è di facilitare l’alleanza col Piemonte, concorrere liberamente con quel Governo a liberare il resto dell’Italia, ed evitare la distruzione vicendevole, che una guerra fratricida, tutta a vantaggio dell’Austria, produrrebbe di quelli eserciti che uniti dovrebbero servire a questo fine …”. Il messaggio si chiude con l’autorizzazione a trattare con i garibaldini, i termini del ritiro dalla città e dell’assedio della cittadella di Messina.
Francesco II vuole liberare tutta l’Italia insieme a Vittorio Emanuele!
Questo incredibile testo non è la visione di un folle, come poi gli avvenimenti lo faranno apparire, ma è l’esito dell’intrigo internazionale che nel frattempo veniva ordito contro l’ingenuo Re delle Sicilie con la partecipazione delle Cancellerie europee. Non trattiamo oggi di questo, ne parleremo in altra sede, qui ci limitiamo solo a ripetere che Francesco venne ingannato e mal consigliato da tutti, compresi i suoi Ministri e Generali. Se ne accorgerà tardi, durante l’esilio romano.
Pertanto in data 28 luglio 1860, la città di Messina viene consegnata senza combattere alle truppe di Garibaldi; nella stessa data viene firmata tra il generale Medici per il Dittatore della Sicilia ed il generale Clary per il Governo Napoletano, una Capitolazione per il ritiro delle regie truppe borboniche dalla Città di Messina, le quali in parte verranno imbarcate per il continente ed in parte si ritireranno nella Cittadella fortificata.
Ecco il testo integrale dell’accordo:
Addi 28 luglio 1860 - Capitolazione per il ritiro de regii dalla città di Messina.
Tra il generale in capo Clary, e il garibaldino Medici si stipula la seguente capitolazione per lo sgombramento delle reali truppe dalla citta di Messina.
Art. 1) Le reali truppe abbandoneranno la città di Messina, senza essere molestate, e la città sarà occupata dalle truppe siciliane, senza pure venire queste molestate dalle prime.
Art. 2) Le truppe evacueranno i forti di Gonzaga nello spazio di due giorni a partire dalia data della sottoscrizione della presente convenzione: ognuna delle due parti contraenti destinerà due uffiziali, ed un commessario per inventariare le diverse bocche a fuoco, i materiali tutti da guerra, e gli approvigionamenti dei viveri, e di quanto altro esisterà ne' forti suindicati all’epoca, che questi verranno sgombrati.
Resta poi a cura del governo siciliano l’incominciare il trasporto di tutti gli oggetti inventariati appena verrà effettuato lo sgombro de' soldati, il compierlo nel minor tempo possibile, e trasportare i materiali nella zona neutrale, di cui si tratterà in appresso.
Art. 3) L'imbarco delle reali truppe verrà eseguito senza molestia veruna per parte de' siciliani.
Art. 4) Le truppe regie riterranno la cittadella co' suoi forti detti Blasco, Lanterna, S. Salvatore, con la condizione però di non dovere in qualsiasi avvenimento futuro recar danno alla città, salvo il caso, che tali fortificazioni venissero aggredite, o che lavori di attacco si costruissero nella città medesima: stabilite e mantenute codeste condizioni, la inoffensività della città durerà sino al termine delle ostilità
Art. 5) Vi sarà una fascia di terreno neutrale parallela e contigua alla zona militare inerente alla cittadella, la quale si allargherà per 20 metri, al cui termine saranno apposti de' limiti di contrassegno.
Art. 6) Il commercio marittimo rimane completamente libero d'ambo le parti : saranno quindi rispettate le bandiere reciproche. In ultimo resta alla urbanità de' comandanti rispettivi, che stipulano la presente convenzione, la libertà d'intendersi per quei bisogni inerenti al viver civile, che per parte delle regie truppe debbono venir soddisfatti, e provveduti nella città di Messina.
Fatta, letta, e chiusa il giorno, mese , ed anno come sopra, nella casa del sig. Fiorentino Francesco banchiere sito alle Quattrofontane.
Firmato:
Tommaso Clary maresciallo di campo
Giacomo Medici maggior generale
Quindi a far data dal 28 luglio 1860, tutta la città di Messina è nelle mani di Garibaldi, salvo appunto la cittadella militare fortificata.
Clary verrà richiamato a Napoli l’otto agosto e il comando della cittadella passerà al valoroso Generale Fergola.
L’assedio, continuerà per mesi fino a che a fronte dei rovesci militari borbonici nel continente e dei susseguenti avvenimenti politici, il generale Cialdini decide di rompere i patti sottoscritti e chiede la resa della cittadella con le stesse condizioni offerte a Gaeta.
Fergola si rifiuta di consegnare il forte e sostenuto dalla truppa, si prepara a difendersi con le armi.
Cialdini minaccia di distruggere la cittadella, passare per le armi tanti soldati ed ufficiali borbonici per quanti piemontesi ne verranno uccisi, ed infine consegnare gli ufficiali ed i loro congiunti al popolo di Messina.
Infatti i garibaldini contravvenendo ai termini della capitolazione, andavano costruendo opere d’attacco che avrebbero costretto Fergola a sparare sulla città.
I contenuti del carteggio tra Fergola ed il feroce Cialdini vengono diffusi nelle Corti europee, suscitando vere e finte proteste e riprovazioni.
L’11 marzo 1861 Cialdini apre il fuoco contro la cittadella coi cannoni, appoggiato dalle navi: vengono colpiti tre depositi di munizioni e si scatena un vasto incendio, i morti sono centinaia. Alle ore 23 del 12 marzo Fergola annuncia la “resa a discrezione” ovvero si consegna a Cialdini, le cui condizioni di resa saranno durissime. Dal 13 al 14 marzo si effettua lo sgombramento della cittadella.
E’ opportuno ricordare che il giorno seguente, 15 marzo 1861, arriva tardivamente a Messina il generale Clary che reca l’ordine per Fergola di consegnare la cittadella, di arrendersi senza combattere per preservare la città di Messina. L’ordine è datato Roma 10 marzo 1861, ed è firmato da Francesco II.
Questa è l’estrema sintesi degli avvenimenti, della cui brevità e superficialità cui il mezzo costringe, mi scuso con i lettori, ma credo che gli argomenti affrontati, sia pur sommariamente, possano costituire un interessante punto di partenza ed un significativo elemento di riflessione sulle complesse vicende che portarono, più alla consegna del Regno che non alla sua caduta. Fatti e documenti che si è spesso voluto sostituire con opinioni di parte ed invenzioni di comodo.
L'equilibrio è tutto tuo perchè sei un filoborbonico: io penso che sia una documentazione del tutto distorta e priva di reale sensatezza storica: Sia Vittorio Emanuele che Francesco II non volevano che Garibaldi passasse lo Stretto. Anzi le trattative in corso dovevano portare all'abdicazione di Francesco per dare vita al regno d'Italia, con alcune prerogative della corte di Napoli!
Sono stati gli imbecilli dello Stato Maggiore di Napoli, guidati dalla mogli e austriaca di Francesco, a volere a tutti i costi lo scontro ...ed ecco i risultati...
QUALE SCONTRO? LA SUA RICOSTRUZIONE E' PRIVA DI QUALSIASI FONDAMENTO E CONTRADDETTA DA OGNI EVIDENZA STORICA. VITTORIO EMANUELE INVITO' ESPRESSAMENTE GARIBALDI A PASSARE LO STRETTO (ARCHIVIO LITTA - BIGLIETTO DI SUO PUGNO IN DATA 31 LUGLIO 1860). I PIEMONTESI FACEVANO SOLO FINTA DI TRATTARE.
A COSA SERVIVA L'ABDICAZIONE DI FRANCESCO SE LO AVEVANO GIA' MESSO CON LE SPALLE AL MURO GARIBALDI ED IL TRADIMENTO DEI SUOI GENERALI? NAPOLI AVEVA CONTRO TUTTA L'EUROPA CON POCHE ECCEZIONI.
Gentile Sig. Di Bella
vada avanti, le persone serie rispondono con nome e cognome, e cmq come faccio io con un recapito dove in ogni caso posso esporre privatamente le mie opinioni all'interessato.
Sono un bisnipote di un testimone oculare dei fatti, combattendo con Giuseppe Garibaldi finanche all'Aspromonte.
Ma come tanti Siciliani furono delusi...
In quinta elementari tra i miei coetanei favoleggiavamo delle famosi pensioni date da Garibaldi ai garibaldini, e vantandomi dei racconti di mio padre chiesi ai compagni gioco come mai mio padre fosse emigrato e non avesse la pensione fino alla quinta generazione. Con la testa di un ragazzino ragionavo in questo modo ingenuamente.
I miei compagni risposero, solo il primo figlio maschio! Peccato mio padre era il 2 fratello maschio in mezzo a tante zie femmine. Ma non contento del tutto decisi di chiedere al fratello maggiore di mio padre, omonimo del bisnonno testimone.
Quando ebbi l'opportunità che mio zio aveva attaccato il mulo per la raschiatura del pelame, chiesi in merito alla pensione, ma è vero che dettero la pensione al nonno, rispose di si. E chiesi se lui la riceveva o almeno suo padre, il mio nonno paterno. Mi rispose, ma kuannu mai! Domandai, pirkì? Ka successiru kosi a Palermu, rispose?
Capii che mio zio volle nascondermi qualcosa non adatto alla mia età. Anni dopo so cosa successe a Palermu, la rivolta del Sette e mezzo, in tale frangente gli venne revocata la pensione.
Successivamente ho chiesto a mio padre ancora della pensione, ma mi disse che la pensione riguardava i danneggiati del 1848, cioè a mio bisnonno e ad vari miei compaesani, tra cui una parente di mia madre, per la "persecuzione" o il "danneggiamento" subito dai Borboni. Il mio paese è stato feudo della famiglia dei Settimo.
Recentemente discorrendo con mia madre, seppi che la famiglia parentale per via materna usufruì della pensione fino a dopo la 1 guerra mondiale, perchè un parente sapendo leggere e scrivere ed essendo impiegato alle poste, seppe trasferire i benefici del danneggiamento.
Purtroppo non voglio indicare i nomi e cognomi, ma se qualcuno fosse interessato gli farò avere le testimonianze...
Ritornando all'articolo il commento che non si doveva disturbare la festa... della repubblica, mi sembra che la persona non sa per niente contestualizzare i fatti. L'Autonomia venne concessa come riconoscimento della lotta del Popolo Siciliano che ha sempre avuto una propria amministrazione dai tempi del Conte Ruggero.
Da parte del Re Savoia, in quel caso il suo luogotenente Umberto II, sancirono tale atto. Tale atto è una patto confederale e non una concessione..., ci sono stati dei cittadini Siciliani che sono morti per la libertà della ns. terra, che hanno subito violenza e finanche l'arresto e il confino politico. Questo in tempo del famigerato Comitato di Liberazione Nazionale, ovvero con i partiti che per 50 anni hanno dominato la scena politica italiana.
Si informi bene anonimo delle 10.44. Cio' che ha studiato nei sussidiari delle scuole dell'obbligo puo' essere buono solo come cartapesta per le rappresentazione allegoriche. Facci come me che a 11 anni si posi quella domanda, se potevamo prendere la pensione perchè mio padre è emigrato?
rrusariu@libero.it
La ringrazio per l'intervento e per la preziosa testimonianza sulla revoca dei benefici ai reduci a seguito della rivolta del sette e mezzo, argomento che merita un approfondimento.
Cordiali saluti
Giuseppe Di Bella
Solo per dire che i fratelli Anguissola erano siciliani.
CHI HA DETTO IL CONTRARIO?
Signore,
In ogni testo si può vedere ciò che non c’è, sol che si parta da pregiudizi.
Non trovo nel suo commento rilievi storici “tecnici” ma solo opinioni, il che mi esime dall’entrare nel merito degli avvenimenti, stante poi che non è mia intenzione convincerla di alcun che.
Ma a fronte delle sue gravi affermazioni in merito all’articolo, Lei ha l’onere di dimostrare che anche soltanto uno dei documenti da me citati, sia stato travisato o utilizzato surrettiziamente o mistificato.
Ho ricostruito i fatti attraverso i dispacci militari e gli ordini Ministeriali e del Re Francesco. Ho utilizzato solo qualche aggettivo circostanziato: ho detto “valoroso“ del generale Fergola e “feroce” del generale Cialdini. Confermo ambedue questi aggettivi ed aggiungo che Fergola era un militare d’onore a prescindere dal fatto che servisse nell’esercito borbonico.
L’articolo è basato su atti noti da 150 anni, pur non presenti nei libri di testo. Per quanto al significato di taluni documenti, indico chiaramente che la loro lettura va contestualizzata in una realtà dinamica e complessa che variava di ora in ora. Nulla esclude che Pianelli mentisse per uno scopo diplomatico e politico, ma le trattative sono una realtà, come lo scioglimento dell’esercito a Messina, che certo non fa onore ai borbonici. Ma non per questo l’ho omesso.
Sull’ingenuità di Francesco II, nel pensare di “trattare” con Vittorio Emanuele, non ho bisogno di aggiungere nulla, perché è l’opinione che dichiaratamente Egli aveva di se stesso, espressa subito dopo l’esilio.
Gli elementi analizzati, cosa che sfugge ad una lettura superficiale, delineano uno dei motivi del mancato impegno dell’esercito duosiciliano (altro che guerra totale) in tutta la sua forza. A parte la cronaca della caduta di Messina, sulla quale c’è poco da dire o commentare, gli elementi raccolti “spiegano” perché Francesco II, consigliato dai suoi ministri, abbia deciso per una linea politica e non militare. Aiutano a comprendere perché 100.000 uomini ben armati ed addestrati, con cavalleria, reggimenti esteri, artiglieria e la prima flotta del Mediterraneo, abbiano ceduto il passo ad una forza inizialmente molto inferiore e mal organizzata.
Se poi parliamo di tradimenti e spergiuri, vi furono comportamenti diversificati anche nella stessa famiglia e non credo che Anguissola possa essere ritenuto un eroe per aver consegnato la nave ai garibaldini. Ritengo però giusto all’occorrenza ricordare che i suoi fratelli, ambedue ufficiali a Messina, chiesero a Clary di andare a combattere a Milazzo come soldati semplici per riscattare l’onore della famiglia. Per la cronaca, non gli venne concesso. Riconoscere dei meriti ai borbonici quando sono comprovati dai fatti, o evidenziare i limiti politici dell’azione garibaldina ciecamente unionista, con le conseguenze del caso, non significa essere anti unionista, ma realista. Sussiste ancora una visione arcaica e monolitica della storia, faziosa ed utilitarista che purtroppo stenta a tramontare.
Per quanto alla sua strana affermazione “In ogni caso ci si ricordi ogni tanto che la "polemica" storica - visto che si vuol fare al posto della documentazione storica …”, vorrei farle notare che ho evidenziato la provenienza documentale, con date e tipo di atto, di tutto quanto affermato. Al contrario lei esprime negativi giudizi di merito ma non indica alcun documento: se ne ha di diversi, e non ha solo opinioni diverse, li citi ed io sarò ben lieto di leggere la sua argomentata contro documentazione.
Ed in tema di opinioni, Lei mi pare ne abbia espresse numerose e di molto personali: “a me pare che le ricostruzioni del Di Bella portino a una visione frammentaria e antiunitaria dell'Italia. Tutto ciò in barba alla festa del 2 giugno che dovrebbe essere anche per gli anti-piemontesi, un momento di riconciliazione nazionale visto che col 2 giugno si dà inizio a uno Stato nazionale repubblicano, con autonomia regionale per la Sicilia, chiudendo i conti con la storia sabauda e fascista d'Italia. O no?”
Non volevo rovinarle la festa, ma lo studio della storia non è preordinato alla omologazione delle festività civili o religiose, né tanto meno alla chiusura di conti col passato: non è un problema di “giudizio finale” bensì di “adeguata comprensione”.
Se poi qualcuno non ha dubbi, ed ha già capito tutto quello che è avvenuto durante il Risorgimento, o vuole chiudere i conti col passato mettendoci una pietra sopra, può provare a dichiarare ufficialmente chiuse le ricerche storiche.
Infine respingo la sua affermazione “che si capisce sia chiaramente di parte dai commenti anti-garibaldini e anti-sabaudi”, poiché non rispondente alla realtà, tanto è vero che Lei non indica alcun mio commento anti - garibaldino e anti – sabaudo, né potrebbe farlo.
Gentile Sig. Di Bella
vada avanti, le persone serie rispondono con nome e cognome, e cmq come faccio io con un recapito dove in ogni caso posso esporre privatamente le mie opinioni all'interessato.
Sono un bisnipote di un testimone oculare dei fatti, combattendo con Giuseppe Garibaldi finanche all'Aspromonte.
Ma come tanti Siciliani furono delusi...
In quinta elementari tra i miei coetanei favoleggiavamo delle famosi pensioni date da Garibaldi ai garibaldini, e vantandomi dei racconti di mio padre chiesi ai compagni gioco come mai mio padre fosse emigrato e non avesse la pensione fino alla quinta generazione. Con la testa di un ragazzino ragionavo in questo modo ingenuamente.
I miei compagni risposero, solo il primo figlio maschio! Peccato mio padre era il 2 fratello maschio in mezzo a tante zie femmine. Ma non contento del tutto decisi di chiedere al fratello maggiore di mio padre, omonimo del bisnonno testimone.
Quando ebbi l'opportunità che mio zio aveva attaccato il mulo per la raschiatura del pelame, chiesi in merito alla pensione, ma è vero che dettero la pensione al nonno, rispose di si. E chiesi se lui la riceveva o almeno suo padre, il mio nonno paterno. Mi rispose, ma kuannu mai! Domandai, pirkì? Ka successiru kosi a Palermu, rispose?
Capii che mio zio volle nascondermi qualcosa non adatto alla mia età. Anni dopo so cosa successe a Palermu, la rivolta del Sette e mezzo, in tale frangente gli venne revocata la pensione.
Successivamente ho chiesto a mio padre ancora della pensione, ma mi disse che la pensione riguardava i danneggiati del 1848, cioè a mio bisnonno e ad vari miei compaesani, tra cui una parente di mia madre, per la "persecuzione" o il "danneggiamento" subito dai Borboni. Il mio paese è stato feudo della famiglia dei Settimo.
Recentemente discorrendo con mia madre, seppi che la famiglia parentale per via materna usufruì della pensione fino a dopo la 1 guerra mondiale, perchè un parente sapendo leggere e scrivere ed essendo impiegato alle poste, seppe trasferire i benefici del danneggiamento.
Purtroppo non voglio indicare i nomi e cognomi, ma se qualcuno fosse interessato gli farò avere le testimonianze...
Ritornando all'articolo il commento che non si doveva disturbare la festa... della repubblica, mi sembra che la persona non sa per niente contestualizzare i fatti. L'Autonomia venne concessa come riconoscimento della lotta del Popolo Siciliano che ha sempre avuto una propria amministrazione dai tempi del Conte Ruggero.
Da parte del Re Savoia, in quel caso il suo luogotenente Umberto II, sancirono tale atto. Tale atto è una patto confederale e non una concessione..., ci sono stati dei cittadini Siciliani che sono morti per la libertà della ns. terra, che hanno subito violenza e finanche l'arresto e il confino politico. Questo in tempo del famigerato Comitato di Liberazione Nazionale, ovvero con i partiti che per 50 anni hanno dominato la scena politica italiana.
Si informi bene anonimo delle 10.44. Cio' che ha studiato nei sussidiari delle scuole dell'obbligo puo' essere buono solo come cartapesta per le rappresentazione allegoriche. Facci come me che a 11 anni si posi quella domanda, se potevamo prendere la pensione perchè mio padre è emigrato?
rrusariu@libero.it
Non mi convince affatto la ricostruzione di Di Bella che si capisce sia chiaramente di parte dai commenti anti-garibaldini e anti-sabaudi: un vero storico non commenta e non dà giudizi.
Quello che si evince è che la parte "illuminata" del Regno Borbonico(compreso il conte di Siracusa che avrebbe dovuto sostituire l'imbelle Francesco)stava tentando una trattativa con Cavour e Vittorio Emanuele affinchè Garibaldi non passasse lo Stretto, e l'impresa garibaldina fosse circoscritta alla Sicilia.Imbecilli come Clary(che aveva massacrato i catanesi pochi giorni prima)dimostrano la confusione che regnava nell'esercito delle Due Sicilie: da un lato i "conservatori" guidati dalla regina austriaca intenzionati alla guerra totale, dall'altro gli "illuminati" che avrebbero voluto, a questopunto, l'unificazione col minore danno possibile per il sud. Si ricordi che proprio nei giorni in cui i "garibaldini" attendevano sullo stretto avveniva lo scontro tra Garibaldi e il messinese La Farina(agente di Cavour)cacciato via da Palermo quale orditore di intrighi che dovevano portare allo scontro tra garibaldini repubblicani(quelli che volevano andare fino a Roma)e garibaldini monarchici(che volevano fermarsi a Messina). Ma c'è ancora dell'altro. In ogni caso ci si ricordi ogni tanto che la "polemica" storica- visto che si vuol fare al posto della documentazione storica- ha una sua ragion d'essere se porta a un punto di vista accettabile. a me pare che le ricostruzioni del Di Bella portino a una visione frammentaria e antiunitaria dell'Italia. Tutto ciò in barba alla festa del 2 giugno che dovrebbe essere anche per gli anti-piemontesi, un momento di riconciliazione nazionale visto che col 2 giugno si dà inizio a uno Stato nazionale repubblicano, con autonomia regionale per la Sicilia,chiudendo i conti con la storia sabauda e fascista d'Italia.O no?
Signore,
In ogni testo si può vedere ciò che non c’è, sol che si parta da pregiudizi.
Non trovo nel suo commento rilievi storici “tecnici” ma solo opinioni, il che mi esime dall’entrare nel merito degli avvenimenti, stante poi che non è mia intenzione convincerla di alcun che.
Ma a fronte delle sue gravi affermazioni in merito all’articolo, Lei ha l’onere di dimostrare che anche soltanto uno dei documenti da me citati, sia stato travisato o utilizzato surrettiziamente o mistificato.
Ho ricostruito i fatti attraverso i dispacci militari e gli ordini Ministeriali e del Re Francesco. Ho utilizzato solo qualche aggettivo circostanziato: ho detto “valoroso“ del generale Fergola e “feroce” del generale Cialdini. Confermo ambedue questi aggettivi ed aggiungo che Fergola era un militare d’onore a prescindere dal fatto che servisse nell’esercito borbonico.
L’articolo è basato su atti noti da 150 anni, pur non presenti nei libri di testo. Per quanto al significato di taluni documenti, indico chiaramente che la loro lettura va contestualizzata in una realtà dinamica e complessa che variava di ora in ora. Nulla esclude che Pianelli mentisse per uno scopo diplomatico e politico, ma le trattative sono una realtà, come lo scioglimento dell’esercito a Messina, che certo non fa onore ai borbonici. Ma non per questo l’ho omesso.
Sull’ingenuità di Francesco II, nel pensare di “trattare” con Vittorio Emanuele, non ho bisogno di aggiungere nulla, perché è l’opinione che dichiaratamente Egli aveva di se stesso, espressa subito dopo l’esilio.
Gli elementi analizzati, cosa che sfugge ad una lettura superficiale, delineano uno dei motivi del mancato impegno dell’esercito duosiciliano (altro che guerra totale) in tutta la sua forza. A parte la cronaca della caduta di Messina, sulla quale c’è poco da dire o commentare, gli elementi raccolti “spiegano” perché Francesco II, consigliato dai suoi ministri, abbia deciso per una linea politica e non militare. Aiutano a comprendere perché 100.000 uomini ben armati ed addestrati, con cavalleria, reggimenti esteri, artiglieria e la prima flotta del Mediterraneo, abbiano ceduto il passo ad una forza inizialmente molto inferiore e mal organizzata.
Se poi parliamo di tradimenti e spergiuri, vi furono comportamenti diversificati anche nella stessa famiglia e non credo che Anguissola possa essere ritenuto un eroe per aver consegnato la nave ai garibaldini. Ritengo però giusto all’occorrenza ricordare che i suoi fratelli, ambedue ufficiali a Messina, chiesero a Clary di andare a combattere a Milazzo come soldati semplici per riscattare l’onore della famiglia. Per la cronaca, non gli venne concesso. Riconoscere dei meriti ai borbonici quando sono comprovati dai fatti, o evidenziare i limiti politici dell’azione garibaldina ciecamente unionista, con le conseguenze del caso, non significa essere anti unionista, ma realista. Sussiste ancora una visione arcaica e monolitica della storia, faziosa ed utilitarista che purtroppo stenta a tramontare.
Per quanto alla sua strana affermazione “In ogni caso ci si ricordi ogni tanto che la "polemica" storica - visto che si vuol fare al posto della documentazione storica …”, vorrei farle notare che ho evidenziato la provenienza documentale, con date e tipo di atto, di tutto quanto affermato. Al contrario lei esprime negativi giudizi di merito ma non indica alcun documento: se ne ha di diversi, e non ha solo opinioni diverse, li citi ed io sarò ben lieto di leggere la sua argomentata contro documentazione.
Ed in tema di opinioni, Lei mi pare ne abbia espresse numerose e di molto personali: “a me pare che le ricostruzioni del Di Bella portino a una visione frammentaria e antiunitaria dell'Italia. Tutto ciò in barba alla festa del 2 giugno che dovrebbe essere anche per gli anti-piemontesi, un momento di riconciliazione nazionale visto che col 2 giugno si dà inizio a uno Stato nazionale repubblicano, con autonomia regionale per la Sicilia, chiudendo i conti con la storia sabauda e fascista d'Italia. O no?”
Non volevo rovinarle la festa, ma lo studio della storia non è preordinato alla omologazione delle festività civili o religiose, né tanto meno alla chiusura di conti col passato: non è un problema di “giudizio finale” bensì di “adeguata comprensione”.
Se poi qualcuno non ha dubbi, ed ha già capito tutto quello che è avvenuto durante il Risorgimento, o vuole chiudere i conti col passato mettendoci una pietra sopra, può provare a dichiarare ufficialmente chiuse le ricerche storiche.
Infine respingo la sua affermazione “che si capisce sia chiaramente di parte dai commenti anti-garibaldini e anti-sabaudi”, poiché non rispondente alla realtà, tanto è vero che Lei non indica alcun mio commento anti - garibaldino e anti – sabaudo, né potrebbe farlo.
Non mi convince affatto la ricostruzione di Di Bella che si capisce sia chiaramente di parte dai commenti anti-garibaldini e anti-sabaudi: un vero storico non commenta e non dà giudizi.
Quello che si evince è che la parte "illuminata" del Regno Borbonico(compreso il conte di Siracusa che avrebbe dovuto sostituire l'imbelle Francesco)stava tentando una trattativa con Cavour e Vittorio Emanuele affinchè Garibaldi non passasse lo Stretto, e l'impresa garibaldina fosse circoscritta alla Sicilia.Imbecilli come Clary(che aveva massacrato i catanesi pochi giorni prima)dimostrano la confusione che regnava nell'esercito delle Due Sicilie: da un lato i "conservatori" guidati dalla regina austriaca intenzionati alla guerra totale, dall'altro gli "illuminati" che avrebbero voluto, a questopunto, l'unificazione col minore danno possibile per il sud. Si ricordi che proprio nei giorni in cui i "garibaldini" attendevano sullo stretto avveniva lo scontro tra Garibaldi e il messinese La Farina(agente di Cavour)cacciato via da Palermo quale orditore di intrighi che dovevano portare allo scontro tra garibaldini repubblicani(quelli che volevano andare fino a Roma)e garibaldini monarchici(che volevano fermarsi a Messina). Ma c'è ancora dell'altro. In ogni caso ci si ricordi ogni tanto che la "polemica" storica- visto che si vuol fare al posto della documentazione storica- ha una sua ragion d'essere se porta a un punto di vista accettabile. a me pare che le ricostruzioni del Di Bella portino a una visione frammentaria e antiunitaria dell'Italia. Tutto ciò in barba alla festa del 2 giugno che dovrebbe essere anche per gli anti-piemontesi, un momento di riconciliazione nazionale visto che col 2 giugno si dà inizio a uno Stato nazionale repubblicano, con autonomia regionale per la Sicilia,chiudendo i conti con la storia sabauda e fascista d'Italia.O no?
Articoli sempre interessanti e devo dire ... sorprendenti, per quanto in Italia ci si possa sorprendere di qualche cosa, come la mistificazione avvenuta per 150 anni. Ma al di la dell'interesse degli argomentati riscolti, devo riconoscere all'autore un equilibrio "storico" notevole. Complimenti.
L'equilibrio è tutto tuo perchè sei un filoborbonico: io penso che sia una documentazione del tutto distorta e priva di reale sensatezza storica: Sia Vittorio Emanuele che Francesco II non volevano che Garibaldi passasse lo Stretto. Anzi le trattative in corso dovevano portare all'abdicazione di Francesco per dare vita al regno d'Italia, con alcune prerogative della corte di Napoli!
Sono stati gli imbecilli dello Stato Maggiore di Napoli, guidati dalla mogli e austriaca di Francesco, a volere a tutti i costi lo scontro ...ed ecco i risultati...