Più volte ho avuto l’opportunità di interessarmi a Turi Sottile e alla sua pittura ed è singolare come un artista come lui accetti, in modo quasi provocatorio, di lasciarsi “contaminare” da altri artisti. Nel caso di questa mostra, attualmente in corso alla Galleria Studio 71 di Palermo, Turi Sottile realizza una trentina di dipinti su carta e li offre alla creatività di altrettanti poeti e scrittori per far sì che costoro possano completare l’opera da lui iniziata, aggiungendovi dei versi o delle frasi.
Il risultato è pressoché sorprendente. Alla pittura si sono sommate le parole. Parole e frasi in libertà danzano tra e nelle “sciabolate” di colore tipiche della pittura di Sottile. Ma mentre la poesia ha la proprietà e la necessità della parola per essere intesa e capita la pittura, di contro, è muta, il suo silenzio spesso è indicativo. Non ha bisogno di parole per essere letta. Ha bisogno degli “occhi” per essere vista e della sensibilità per essere capita. Gli occhi hanno la proprietà di trasmettere alla mente le “parole necessarie” affinché, attraverso un processo di decodificazione, le immagini diventino parole.
I processi della mente di Turi Sottile nel suo corpo a corpo con i poeti hanno un non so che di strano e nebuloso presagio. A fronte di una positività dell’artista pittore Sottile, rispondono i poeti con frammenti di frasi o di versi: “Quaggiù resisto in questa terra brulla …” di Alberto Scarponi; “Certe sere sono più solo della rana nello stagno, …” di Dante Maffia; “Esiste un modo radicale per non farsi abbindolare dall’arte: non capirla.” di Donato Di Stasi; “Nella foresta esistono più occhi che foglie …” di Marcia Theophilo; “Più che gli uccelli ascolto i pipistrelli …” di Donatella Mei; “Basta” di Dego.
In ognuno di loro si percepisce una profonda tristezza, quasi un segnale di irrimediabile sconfitta. Parole e colori si fondono fino a formare un corpo unico, un assemblaggio del quale, in qualche caso, il poeta o lo scrittore ha voluto spostare l’asse percettivo su di sé mortificando in qualche modo la pittura. Nel suo intervento Marco Palladini ha coperto parzialmente l’opera con strip rosse scrivendogli sopra: “Stretta la foglia è scomparsa la via, danza funebre è la nostra arte degenerata in coscienza rivendicata”.
Nel suo lavoro di contaminazione lo scrittore entra prepotentemente nel lavoro del pittore togliendo la sacralità all’opera che, in altri casi, il poeta ha voluto invece rispettare intervenendo ai margini del foglio dipinto o, al massimo, facendo sì che il suo pensiero non disturbasse l’opera. Vale la pena sottolineare, in ogni caso, che l’impatto di insieme risulta accattivante, per la scelta cromatica; romantico perché così sa essere il poeta; culturale perché l’artista, rinunciando ad una parte di sé, accetta di dividere con altri la propria opera. Una mostra, quindi, che è un evento per una città distratta alle iniziative private che tengono desta l’attenzione intellettuale e formativa. La mostra, alla galleria Studio 71 di Via Fuxa 9 a Palermo, è visitabile fino al 13 marzo 2010 dalle 17.00 alle 20.00 tutti i giorni eccetto i festivi. Catalogo in galleria.