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Nuove scoperte sulla "Natività" del Caravaggio

02 febbraio 2010 13:24
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Nel quarto centenario della scomparsa, di uno degli artisti più famosi di tutti i tempi: Michel Angelo Merisi detto il Caravaggio ancora oggi lancia una sfida per una nuova lettura della sua “Natività” realizzata a Palermo per l’Oratorio di San Lorenzo e tristemente famosa per essere stata trafugata il 17 ottobre del 1969, “in una notte buia e tempestosa” come ricorderanno le cronache del tempo.


Chi ha accettato la sfida è Ludovico Gippetto, appassionato ricercatore palermitano, ed ideatore del progetto “Wanted… presi per il verso giusto”, che si dedica dal 1992 alla prevenzione, promozione e tutela del Patrimonio Culturale. L’iniziativa utilizza un metodo semplice e geniale, con uno staff di intelligence senza poliziotti, interrogatori o appostamenti, ma partendo da uno slogan: “se la pubblicità è l’anima del commercio, Wanted costituisce un deterrente per l’illecito commercio” sono riusciti ad ottenere dei risultati eccellenti, recuperando alcune importanti opere, semplicemente pubblicizzando le immagini delle stesse con delle campagne pubblicitarie mirate. Lo scopo è quello di disturbare la loro illecita commercializzazione, volume di affari secondo solo al traffico di droga.


 

Dalla scomparsa 40 anni fa della "Natività" di Caravaggio, non è mai stata abbassata la guardia sul grave problema dei furti e contemporaneamente, continuare gli studi e nuove ipotesi sui significati allegorici raffigurati in questa tela.


La recente scoperta iconografica che dà una nuova ipotesi di lettura artistica, apre così uno squarcio su un misterioso personaggio celato da quattrocento anni, nei panni di un “Pastore” raffigurato accanto a S. Francesco.


“Tutto è iniziato – dichiara Ludovico Gippetto - fin dal primo momento che vidi l’immagine della tela, e mi chiesi perché Caravaggio aveva rappresentato di spalle S. Giuseppe, che per la prima volta, non viene raffigurato passivamente nella scena della Sacra notte. Inoltre, chi era il suo misterioso interlocutore? Dopo varie ipotesi e due anni di studi, sono arrivato alla conclusione che il “Pastore” che poteva stare in piedi accanto a S. Francesco e davanti la Sacra Famiglia, non poteva essere altro che un altro Santo. Dal tipo di abbigliamento, potrebbe essere S. Giacomo con la sua inconfutabile veste da pellegrino.


La conferma l’ho avuta –continua Gippetto- quando guardando i decori in pregevole stucco, eseguiti nel 1699 da Giacomo Serpotta all’interno dell’Oratorio di S. Lorenzo in Palermo, mi accorsi che nella “folla” di statue e scene di virtù, nell’arco trionfale, davanti a dove stava il quadro (prima del furto), il maestro degli stucchi aveva posizionato a sinistra, non a caso, una statua ad altezza naturale che simboleggiava la Carità ed a destra l’Ospitalità, ispirandosi volutamente alla scena del quadro.

Nella iconografia religiosa la carità viene rappresentata da S. Francesco così come l’ospitalità viene raffigurata da S. Giacomo.

Perché, S. Giuseppe di spalle, in una scena apparentemente quieta, agita la mano indicando il bambino appena nato ai due Santi?


Grazie a l’unica foto a colori, realizzata da Enzo Brai poco prima del furto, si vede chiaramente che il dito indice della mano di S. Giuseppe, ha una piccola ferita sulla punta, come un graffio o una scheggia di legno.

Prendendo in prestito un principio della Geometria che recita: per un punto passano infinite rette, per due punti passa una ed una sola retta.


Prolungando con una semiretta la proiezione del dito, si nota che indica la parte destra del torace del Bambino appena nato, dove si trova una “singolare” ferita nella parte del costato, come a presagire quale sarà il suo destino di Salvatore sulla Croce.

Caravaggio, ancora una volta, non perde l’occasione per sottolineare la tragicità del momento e l’indifferenza nei confronti della Madonna, nella Santa Notte, non ricevendo ne Carità ne tanto meno Ospitalità in nessuna locanda, ecco, forse perché, S. Giuseppe quasi con ira dice ai due Santi: Guardate come hanno trattato il Salvatore appena nato, a terra, come un guscio di tellina”

 

 

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Anonimo 05 febbraio 2010   00:01
L'utente ha risposto al commento anonimo del 05 febbraio 2010. Visualizza »

Con tutto il rispetto per il ricercatore. Questa analisi mi sembra un'ipotesi un pò fantasiosa, degna comunque di rispetto. Forse sarà il caso che venga suffrogata dal parere di uno storico del Maestro.

Alessio Mazzacurati

a me la ricostruzione non sembra fantasiosa ma estremamente commovente e coerente con la grande e profonda carnalita' del Caravaggio grande peccatore e pertanto grande cattolico che percorre la tragicita' della vita nei  suoi aspetti piu' oscuri...ma sempre in cerca di un Qualuno ...lo cerca in quel pargolo gia' destinato al Golgota ma capace di sconfiggere la morte...un bell'articolo , forte ,denso ...complimenti ....un articolo che fa aumentare il dolore per la perdita di questo capolavoro...e la vergogna per non averlo saputo difendere     luigi culmone

Anonimo 04 febbraio 2010   12:06

Con tutto il rispetto per il ricercatore. Questa analisi mi sembra un'ipotesi un pò fantasiosa, degna comunque di rispetto. Forse sarà il caso che venga suffrogata dal parere di uno storico del Maestro.

Alessio Mazzacurati

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