Quanto rimane di postmoderno nella nostra epoca, sospesa tra i ritmi fagocitanti della globalizzazione e l'azzeramento della memoria storica? L'Europa degli anni '80 e '90 ha vissuto in pieno il graduale deteriorarsi di interi stati e comunità. Per quanto ci riguarda, in Italia, abbiamo visto scomparire una classe politica, che adesso siamo costretti a rimpiangere a causa del dilagante berlusconismo. Sono cambiati stili di vita, mezzi di comunicazione, abitudini alimentari e qualità delle relazioni.
Il postmoderno, almeno secondo una certa scuola di pensiero che va da Lyotard, Derrida fino a Baudrillard, tanto per fare qualche nome, allude al clima culturale che si respira dopo il cosiddetto tramonto delle ideologie. Il pensiero si relativizza rimescolando le carte, mettendo insieme cultura alta e derivazioni pop. L'illuminismo, l'idealismo e il marxismo non bastano a spiegare la realtà, anzi non servono più. La società postmoderna è decentralizzata e tecnologica, soggiogata dai media e da un'economia capitalistica. Le idee hanno smesso d'incidere nelle coscienze e il sapere si è frantumato in mille rivoli, diventando merce di scambio da vendere al miglior offerente.
Se confrontiamo il contesto culturale in cui si è sviluppato il pensiero postmoderno, ovvero dagli anni '70 in poi, con la nostra epoca, sembrano passati millenni. Eppure siamo figli di quella frattura e sembriamo conservarne con cura l'impalpabile eredità. Il dominio dell'era tecnologica è appena all'inizio e noi ne siamo custodi e testimoni, nostro malgrado. Nello stesso tempo, soprattutto in Italia, la coscienza della gente è sempre più lontana, più che dalla politica in senso stretto, dall'idea stessa di partecipazione alla cosa pubblica. Le istituzioni dello Stato sono state ridotte a spettacolo d'intrattenimento, in certi casi anche di volgare fattura, e si vive più sulla rete che nella società vera.
Questa è l'estrema conseguenza del postmoderno? Forse ha ragione Umberto Eco quando dice che “il passato ci sta incatenando” e che “ogni era ha una sua postmodernità” che diventa “una forma di manierismo”. Dunque siamo in piena decadenza? Forse sì, ma il bello o brutto che sia, è che non sappiamo ancora quando toccheremo il fondo.
Preg.mo Giulio Giallombardo
Purtroppo non solo abbiamo toccato il fondo, ma per usare un termine sindacale è da qualche anno che stiamo "raschiando il barile". Ma ciò che preoccupa è l'assoluta inefficenza della politica, occupata com'è a litigare come quelle donne che sentendosi tradite dal proprio marito dicono puttana all'amante del proprio congiunto consapevoli che a loro volta lo sono perchè tradiscono il proprio di marito.
Questa società, dalla quale purtroppo non riesco a disinteressarmi, produce ogni giorno che passa nuovi mostri, pronti a divorare qualsiasi cosa buona "attraversa" la piazza.
Ma voglio essere ottimista passerà. Tutto passa. Bisogna però capire che per andare avanti dobbiamo ricordarci sempre dove vogliamo andare. E' questo al momento, il vero problema della nostra società.
Francesco Scorsone