Verranno interrogati oggi dai magistrati della Procura di Palermo il colonnello dei Carabinieri Giuseppe De Donno e il maggiore Antonello Angeli, entrambi indagati nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta 'trattativa' tra Stato e Cosa nostra dopo le stragi del '92.
Insieme ai due ufficiali i magistrati della Dda di Palermo hanno iscritto nel registro degli indagati anche il generale Mario Mori, gia' sotto processo per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra per la mancata cattura del boss Bernardo Provenzano e lo stesso capomafia.
L'accusa per De Donno e' di "volenza o minaccia a un Corpo politico", che punisce chi "usa violenza o minaccia ad un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, per impedirne, in tutto o in parte, anche temporaneamente, o per turbarne comunque l'attivita'". Angeli, invece, e' accusato di favoreggiamento.
Secondo l'accusa De Donno avrebbe partecipato attivamente alla trattativa tra Stato e mafia, rivolgendosi all'ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, che avrebbe dovuto fare da 'tramite' con i boss mafiosi.
A raccontare i retroscena della trattativa e', da piu' di un anno, Massimo Ciancimino, figlio di Vito Ciancimino, che dice di avere appreso la cirocstanza direttamente dal padre. Ciancimino junior ha anche consegnato ai magistrati diversi documenti. Fino ad oggi il colonnello De Donno, che all'epoca dei fatti era un capitano del Ros, ha pubblicamente negato di aver mai parlato a Liliana Ferraro, ex direttore generale del Ministero della Giustizia, della vicenda Ciancimino.
Sempre oggi gli inquirenti interrogheranno anche il maggiore dei carabinieri Antonello Angeli che nel 2006, da capitano in servizio a Palermo, perquisi' l'abitazione di Massimo Ciancimino, all'epoca indagato per riciclaggio. Al centro della vicenda ci sarebbe la mancata perquisizone di una cassforte in casa Ciancimino, che conteneva - secondo il figliod ell'ex sindaco - il cosiddetto 'papello' contenente le richieste mafiose del '92 per far cessare le stragi.