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In sciopero i dipendenti dell'Ato rifiuti 1

05 marzo 2010 11:10
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I dipendenti dell'Ato rifiuti Palermo 1, che comprende 12 Comuni della provincia di Palermo, sono in sciopero da oggi, perché le casse della società d'ambito sono vuote e non saranno pagati gli stipendi di febbraio. I lavoratori protestano presso gli autoparchi di Partinico e Cinisi, dove si trovano i mezzi degli Ato.

 

Intanto, i sacchetti d'immondizia continuano ad accumularsi accanto ai cassonetti ed è a rischio la salute

pubblica. I dipendenti denunciano l'assenza dei requisiti minimi di sicurezza nello svolgimento della raccolta rifiuti ed accusano i vertici dell'Ato di non avere rispettato la promessa di accreditare gli stipendi di febbraio entro oggi. Protestano anche i 140 dipendenti della Temporary, la società privata che affianca nel servizio di raccolta rifiuti l'Ato, che non ricevono lo sipendio da dicembre e perderanno il posto di lavoro se la bozza riforma degli Ato sarà approvata.

 

Intanto, i carabinieri di Palermo hanno arrestato 3 persone, sorprese a trasportare materiale ferroso senza le necessarie autorizzazioni: sono un palermitano di 27 anni, Alessandro Lombardo, che è stato condannato con il rito direttissimo ed avrà avrà l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; Salvatore Di Mariano, 26 anni, palermitano, e Giovanni Palizzotto, 21 anni, di Carini (Palermo). Per questi due il Tribunale ha convalidato l'arresto e fissato il rinvio dell'udienza.

 

"Il conferimento dei rifiuti nelle discariche ha un prezzo eccessivo e ingiustificato e i bilanci comunali rischiano di essere trascinati nel baratro". Lo ha affermato l'AnciSicilia durante una riunione tra i rappresentanti dell'associazione e l'assessore per l'Energia e i Servizi di Pubblica Utilità, Pier Carmelo Russo. L'AnciSicilia ha anche sottolineato che "esiste un mercato distorto sotto il profilo delle tariffe forse anche a causa del ristretto numero delle discariche". "I costi sono sicuramente sproporzionati rispetto al servizio - ha sottolineato il presidente dell'AnciSicilia, Roberto Visentin - e gli oneri che gravano sulle casse dei Comuni mettono a rischio l'approvazione dei bilanci".

 

"Mentre in tutta Italia le discariche pubbliche mantengono costi proporzionati alle regole di mercato in modo da consentire a Comuni e società d'ambito costi accessibili, la discarica di Bellolampo gestita dall'Amia applica un prezzo di conferimento di 130 euro a tonnellata che sta mettendo in ginocchio le società e sta mandando in dissesto i Comuni del comprensorio". Lo dice Salvino Caputo, presidente della commissione Attività produttive che questa mattina ha chiesto all'assessore regionale all'Energia, Pier Carmelo Russo, di avviare un'ispezione all'Amia per conoscere le motivazioni che impongono un costo così alto e ha chiesto al Presidente dell'Ars, Francesco Cascio, di avviare la costituzione parlamentare di indagine sulla gestione della discarica di Bellolampo. "Bisogna uscire da una logica impositoria - prosegue - che vieta alle società d'ambito, dopo la prima inadempienza, di non conferire rifiuti in discarica gettando in questo modo i Comuni in emergenza sanitaria e di ordine pubblico. L'Amia è convinta di ripianare i debiti di una gestione discutibile con l'imposizione di tassi simili a quelli usurai. Questo modo di fare non è accettabile soprattutto per un'azienda che gestisce un impianto costruito e realizzato interamente con soldi pubblici".

© Riproduzione riservata
Fonte: ansa
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