"Ma quale cassaforte! Non c'era alcuna cassaforte nella casa di Massimo Ciancimino. Sono convinto che sia stata fatta mettere solo dopo dal proprietario". Ne e' convinto l'avvocato Pietro Milio, uno dei difensori del generale Mario Mori, che in una pausa del processo di oggi ha conversato con i giornalisti.
Secondo il racconto di Ciancimino, durante la perquisizione nel febbraio del 2005 i Carabinieri non controllarono la cassaforte al cui interno ci sarebbe stato il cosiddetto 'papello' di Riina, contenente le richieste del boss allo Stato durante la trattativa.
"Non c'era la cassaforte", ribadisce Milio che spiega: "Come mai nella villa di Riina la cassaforte fu indicata nel verbale e nel caso della villa di Ciancimino non e' stato scritto nulla al riguardo. E' possibile che fossero tutti d'accordo, investigatori di vari corpi e magistrati?".
"Il generale Mario Mori e' un galantuomo con la schiena dritta, che non l'ha mai piegata". E' quanto afferma Pietro Milio, uno dei difensori dell'alto ufficiale, imputato
"Mori mi venne presentato da Giovanni Falcone prima del maxiprocesso - spiega ancora Milio - Ha tenuto la schiena dritta anche quando l'Italia era in braghe di tela. Dopo le stragi il generale si rimbocco' le maniche e si rivolse a Vito Ciancimino, che aveva arrestato per due volte, per riuscire ad arrivare ai latitanti di mafia".