Centinaia di tonnellate di prodotti freschi rimasti a marcire sui camion, prezzi del carburante alle stelle e boom di produzioni a km 0 negli scaffali dei supermercati che a stento tornano a riempirsi. E' la fotografia della Sicilia dopo i cinque giorni di protesta attuata da Forza d'Urto, il movimento che ha messo insieme i padroncini dell'Aias e gli agricoltori dei Forconi e i pescatori. Secondo l'ultima stima fornita dal Centro ricerche a tutela dei consumatori e del mercato il
Previsioni nere, dunque, condivise anche dalle associazioni di categoria. Per Coldiretti, ad esempio, i sei giorni di stop del trasporto su gomma, che nell'Isola muove oltre il 90% dell'economia, hanno prodotto il tracollo dell'economia siciliana con almeno 50 milioni di euro andati in fumo. Ma al danno economico immediato si somma ''la perdita di credibilita' con la grande distribuzione europea pronta a sostituire il made in Italy con quello proveniente da Paesi come la Spagna e Israele, diretti concorrenti della produzione siciliana nell'ortofrutta''. Un rimpiazzo che ha portato i prezzi alle stelle con un aumento anche del 15% e con i produttori siciliani che rischiano di dire addio ai mercati faticosamente conquistati.
Anche Confindustria tenta una prima sommaria stima e parla di 50 milioni di danni solo nelle province di Siracusa, Catania e Palermo. Numeri, tuttavia, destinati a lievitare. Secondo gli industriali palermitani nella sola provincia sono almeno una sessantina le aziende costrette a chiedere l'avviamento delle procedure di cassa integrazione, con oltre 2mila lavoratori coinvolti. Non va meglio nemmeno nel comparto agricolo, dove secondo la Flai Cgil sono state perse 500mila giornate di lavoro. E adesso Coldiretti, Cia e Confagricoltura, che hanno incontrato l'assessore regionale alle Risorse agricole della Sicilia, Elio D'Antrassi, chiedono la quantificazione dei danni causati dal blocco dei tir, dichiarazione stato di crisi e l'abbattimento delle accise per il gasolio agricolo.
Produco Agrumi e sono anni che vendo sottocosto e Coldiretti, Confagricoltura e Cia dove sono stati nel frattempo? Che ne sanno degli accordi internazionali che da sempre penalizzano il prodotto agricolo a vantaggio del prodotto industriale? Come mai non si sono mai indignati andando al supermercato e trovare che una bottiglia di acqua minerale vale più di un litro di latte pagato all'allevatore? Il signor Claudio Melchiorre, direttore di Consumerinst (Centro ricerche a tutela dei consumatori e del mercato), come mai non ha mai pensato di fare una ricerca per capire a quanto ammontano i danni che ogni giorno patiscono gli agricoltori a seguito di questi accordi? E a quanto ammontano le minori entrate della Regione per le produzioni invendute o per i terreni che si stanno abbandonando a causa del saldo di produzione negativo che subiscono, da anni, gli agricoltori? E a quanto ammonta il danno sociale per disoccupazione? Qualcuno vi ha mai informati che la nostra produzione agricola non potrà mai essere di tipo industriale perchè il territorio siciliano non lo consente? Qualcuno vi ha informati che l'abbandono dei terreni agricoli è una delle concause che fanno crescere il rischio idrogeologico e che quindi l'agricoltura andrebbe incentivata per l'azione di protezione del territorio che esercita? A quanto ammontano i benefici sociali che l'agricoltura elargisce "a gratis"? Potrei continuare nelle rivendicazioni ma penso che sarebbe perfettamente inutile perchè "lor signori" staranno già sorridendo abbastanza di quello che ho scritto. "Lor signori" sanno di avere dalla loro parte il potere e di rappresentare l'ordine costituito. "Lor signori" sanno che il "popolo bue" tornerà e piegarsi, con o contro la propria volontà, perchè la "congiuntura internazionale di profonda crisi sta mettendo in ginocchio l'economia mondiale" (quante belle parolone vero?). "Lor signori" avranno pure ragione contro ogni ragione ma la smettessero di perseverare negli errori. Il "popolo bue" potrebbe anche svegliarsi dal torpore e cambiare in "toro inferocito". Tutto ciò che è accaduto finora potrebbero anche solo essere delle "prove di trasmissione". E allora perchè continuare a fare sondaggi più o meno pilotati ed accompagnarli con dichiarazioni più o meno autorevoli ma comunque criminalizzanti di un'area produttiva che è già debole di suo? Perchè le associazioni di categoria non provino a commissionare sondaggi che guardino ai privilegi e agli utili dei "poteri forti"? Le risposte a queste mie domande le conosciamo tutti vero? E allora se conosciamo le risposte conosciamo anche alcune delle ragioni della protesta. E allora smettiamola di parlarci addosso e per la prima volta nella storia della nostra terra proviamo ad ascoltarci e magari riusciremo a fare sistema e far valere anche altrove le nostre ragioni di giustizia.
Giuseppe Gentile
gentgius@tiscali.it
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