Confartigianato Sicilia adotta il codice etico contro le mafie. L’imprenditrice Valeria Grasso: “Volevano impedirmi di lavorare, ma non ci sono riusciti”

di Stefania Brusca
27 gennaio 2012 22:17
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Il contrasto alla criminalità organizzata è fondamentale per lo sviluppo dell’economia siciliana e dell’intero Paese. La zona grigia gestita dalle mafie toglie al Pil italiano una fetta consistente di denaro oltre ad alimentare le estorsioni, i traffici illeciti e il malaffare. Queste premesse sono alla base del risveglio della classe imprenditoriale siciliana che vuole alzare la testa e cambiare lo status quo. In questo contesto è stato presentato oggi alla Camera di Commercio di Palermo il Codice etico approvato all’unanimità dalla Giunta regionale di Confartigianato Imprese Sicilia.

 

“Con il codice etico parte dalla Sicilia un messaggio forte e chiaro – dice Rosario Carlino, direttore generale di Credimpresa - Confartigianato ha fatto una scelta di campo, accolta poi dall’associazione a livello nazionale, che si è dimostrata particolarmente sensibile al tema. Il codice indicherà i principi che dovranno essere rispettati da chiunque vuole fare parte del mondo di Confartigianato, da Bolzano a Favignana”.

 

Ma il codice etico non è l’unica iniziativa messa in campo da Confartigianato Sicilia. “Intendiamo contrastare questo fenomeno con esempi concreti come sostenere Valeria Grasso, presidente di un’importante categoria come quella delle donne imprenditrici”, continua Carlino che aggiunge: “Facciamo appello alle istituzioni perché pongano massima attenzione a questo problema. Occorrono delle risposte adeguate e immediate nei confronti degli imprenditori che corrono questi rischi”.

 

L'imprenditrice, che ha denunciato i suoi estorsori, nei giorni scorsi ha lanciato un appello alla Commissione Centrale Protezione del ministero dell'Interno per chiedere, tra l’altro, di estendere la tutela anche alla sua famiglia. La palestra di Mondello che la Grasso gestisce è stata nuovamente danneggiata. “Hanno manomesso la caldaia in palestra circa una settimana fa. Volevano impedirmi di lavorare - dice Valeria Grasso - o peggio potevano farci saltare in aria. Grazie a Confartigianato nel giro di 24 ore la mia attività è ripartita. Se il tentativo era quello di non farmi lavorare non ci sono riusciti”.

 

L’imprenditrice aspetta ancora oggi la convocazione ufficiale della Commissione. “Sono stata trasferita con i miei figli in una località protetta. Il procuratore Messineo ha richiesto che venissimo inseriti nel programma di protezione testimoni perché ritenuti a rischio di vita – racconta la Grasso che aggiunge - dopo tre mesi mi hanno portato a Palermo in attesa della convocazione definitiva. Da allora sono passati sette mesi e ancora il ministero non mi ha convocato”.

 

La donna è scortata dalle forze dell’ordine ma la sua famiglia non rientra ancora nel programma di protezione: “Mi hanno dato momentaneamente una tutela di quarto livello, solo per me, in un mezzo non blindato con due carabinieri, che cercano di fare il loro lavoro nel miglior modo possibile, ma è chiaro che non è sufficiente. Non credo sia giusto che per un imprenditore a rischio i tempi d’attesa siano così lunghi”.

 

Qualcosa sembra muoversi. “Ieri sono stata ricevuta in via informale da un membro del ministero. Mi ha assicurato che tra tre giorni massimo verrò convocata ufficialmente – aggiunge la Grasso - voglio lavorare qui e svolgere il mio lavoro e il mio ruolo di Presidente di Confartigianato Donne Impresa. Ognuno deve fare la propria parte, anche le istituzioni, che devono prendersi la responsabilità di vederci non come pratiche ma come vite umane”.

 

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