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Aborti sospetti nel Nisseno? L'Asp di Caltanissetta indaga
Nel mirino alcune operazioni svolte in maniera irregolare

di Rosario Cauchi
03 settembre 2010 17:35
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L'Azienda sanitaria provinciale di Caltanissetta, diretta da Paolo Cantaro, ha avviato un'indagine interna volta ad accertare il rispetto di tutte le ordinarie procedure relative a diversi interventi d'interruzione anticipata della gravidanza.

A finire nel mirino, infatti, aborti effettuati all'interno di alcuni presidi sanitari ricadenti nella gestione dell'Asp nissena.

 

Negli ultimi giorni, lo stesso Cantaro aveva pubblicamente lanciato l'allarme.

“Alcuni

punti nascita - aveva detto - sono stati chiusi non solo per il calo di parti ma anche a causa di gravissime irregolarità concernenti gli aborti”.

Tra i presidi interessati dall'indagine ci sarebbero il “Suor Cecilia Basarocco” di Niscemi e il “Santo Stefano” di Mazzarino.

L'inchiesta cercherà di raggiungere precise conclusioni.

La direzione dell'azienda sanitaria nissena, infatti, vuole capire se effettivamente sia stato possibile, anche a minorenni, accedere a prestazioni svolte nell'inosservanza della normativa in vigore.

 

Fra i punti più critici che hanno condotto all'estrema decisione della chiusura di alcuni punti nascita in provincia, proprio l'anomalo tasso di aborti con protagoniste giovani donne, anche straniere.

Percentuale elevata già registrata in altri casi, l'ultimo dei quali denunciato dai medici del presidio ospedaliero “Guzzardi” di Vittoria, centro in provincia di Ragusa non distante dall'area nissena.

 

Un risvolto connesso alla frequenza di questi interventi, stando a fonti interne e sindacali, potrebbe individuarsi nell'elevata presenza di giovani lavoratrici straniere, soprattutto provenienti dall'est europeo, impegnate nei tanti campi della zona o all'interno di case private.

Anche in passato, sono stati denunciati casi di sistematico abuso sessuale sulle lavoratrici straniere, spesso sottoposte a veri ricatti dai propri datori di lavoro.

© Riproduzione riservata
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Anonimo 04 settembre 2010   01:38

Anche a Gela ci sono aborti sospetti, dovuti non alla malasanita' o ad operazioni anomale di presunti dottori ma alla deliziosa aria che respiriamo. In questo paese nessuno e' capace di superare il muro di gomma posto in essere dall' Eni. La politica e i politicanti e lo sappiamo che sono marionette assoldate proprio dall' Eni, alcuni ex sindaci sono addirittura ex dipendenti Eni. Quello che non si riesce a capire e' come neanche la magistratura riesca a cavarne niente. Potenza dei petrodollari.

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