Con l'accusa di avere rapinato una banca a Prato i carabinieri hanno arrestato Francesco Ruisi, 37 anni, di Alcamo (Tp), che è uno dei fondatori dell'associazione antiracket e antiusura alcamese e lavora in un patronato. Insieme a un complice, secondo gli investigatori, entrò nella filiale della Cariprato e si fece consegnare 600 euro da un cliente.
Ad incastrarlo è stato l'altro rapinatore Emilio Greco, 34 anni, anche lui alcamese, che fu arrestato nel maggio 2009 per un colpo commesso a San Mauro a Signa. Le impronte di Greco erano già presenti nella banca dati perché era stato bloccato in precedenza per un'altra rapina a mano armata. Greco, che è stato condannato a 3 anni e 4 mesi di reclusione, indicò Ruisi come suo complice nella rapina a Prato. Successivamente vennero prese le impronte digitali di Ruisi ed inviate a Ris di Roma per le comparazioni dattiloscopiche. La corrispondenza delle impronte si è avuta in ben 18 punti, confermando l'identità del complice del Greco che è stato condotto nel carcere di Trapani.
Le manette non sono prova di colpevolezza e Ruisi non ha subito una condanna, quindi è solo un indagato in custodia cautelare. Fatta questa premessa, tuttavia, la notizia – è innegabile, lascia basiti. Ci troviamo di fronte ad un caso di doppia personalità: Rusi avrebbe usato il suo ruolo pubblico, di difensore dei cittadini dalla criminalità organizzata, proprio per allontanare da sé ogni sospeto e potere agire con maggiore libertà, magari avendo confidenza con forze dell’ordine e magistrati?
La risposta, al momento, non l’abbiamo. Di sicuro la scoperta dei carabinieri avrà delle conseguenze su quei presidi antiracket che stanno sorgendo un poco ovunque con lo scopo di reagire al dominio delle mafie locali che taglieggiano commerci e imprese. Getta un’ombra di sospetto anche verso le iniziative coraggiose e di grande rilievo che stanno cambiando la cultura dei taglieggiati. Non più una rassegnata convivenza, ma una reazione organizzata per liberare l’economia dal parassitismo e dalla violenza del crimine organizzato.
L’episodio di Alcamo, dunque, va osservato con attenzione perché non si dia per scontato nulla, ma resta un caso e solo un caso, di maligna strumentalizzazione dei presidi antimafia.
Le mele marce vi sono ovunque, purtroppo. Non bisogna perdere, comunque, la fiducia in questo tipo di organizzazioni che, mettendoci la faccia e, diciamolo, rischiando a livello personale, tanto stanno facendo per ripristinare un po' di legalità.
Non bisogna fare di tutta l'erba un fascio.
Spero che il millantatore in questione abbia una pena esemplare.
ditemi voi come si fa ad avere fiducia alle associazioni ,a parte che se ne fregano delle vittime prendono soldi dallo stato e poi.................
gia' ... per questo le pene verso questi buffoni, dovrebbero essere di gran lunga piu' aspre...
ditemi voi come si fa ad avere fiducia alle associazioni ,a parte che se ne fregano delle vittime prendono soldi dallo stato e poi.................