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Palermo ricorda Dalla Chiesa. Maroni depone una corona di fiori in memoria del generale ucciso dalla mafia

03 settembre 2010 09:56
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Le sentenze,tutte ormai definitive, parlano di "coesistenza di specifici interessi, anche all'interno delle istituzioni, all' eliminazione del pericolo costituito dalla determinazione e dalla capacità del generale Carlo Alberto dalla Chiesa". Ma anni di processi non hanno fatto luce sul ruolo di soggetti diversi da Cosa nostra nell'eccidio di via Carini. A ricordare oggi, nel giorno del ventottesimo anniversario, la figura del prefetto di Palermo è il ministro dell'Interno Roberto Maroni che ha deposto una corona di fiori sul luogo dell'eccidio. Una messa sarà celebrata nella caserma dei carabinieri intestata al generale, in corso Vittorio Emanuele. Insieme con Dalla Chiesa vennero assassinati la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo. Il 3 settembre del 1982 la guerra che la mafia aveva dichiarato allo Stato segnò uno dei momenti più tragici. Sotto una pioggia di piombo cadde un simbolo delle istituzioni, costretto, negli ultimi giorni della sua vita, ad affidare al giornalista Giorgio Bocca l'amaro sfogo di chi ha capito di essere solo. "Un uomo viene colpito quando viene lasciato solo", disse. Nell' uccisione di Dalla Chiesa, massacrato a colpi di kalashnikov in via Isidoro Carini, mentre era in auto con la moglie, seguito dall' Alfetta di scorta dell'autista, il ruolo esecutivo della mafia è ormai accertato. La giustizia, però, si è fermata ai mandanti mafiosi, dunque, e agli esecutori materiali. All'ergastolo sono stati condannati i killer Raffaele Ganci, Giuseppe Lucchese, Vincenzo Galatolo, Nino Madonia e a 14 anni i collaboratori di giustizia Francesco Paolo Anzelmo e Calogero Ganci. Gli uomini della "cupola", Totò Riina, Bernardo Provenzano e Michele Greco, erano già stati condannati al maxiprocesso, nato proprio da un rapporto di Dalla Chiesa contro 162 esponenti di Cosa nostra. Quello che accadde la sera del 3 settembre in via Carini ha provato a descriverlo la Procura di Palermo, attraverso una simulazione dell'eccidio realizzata dagli esperti della scientifica. L'A112, su cui si trovavano il prefetto e la moglie, venne affiancata e superata da una Bmw 518. A bordo c'erano Antonino Madonia e Calogero Ganci. A fare fuoco con un kalashnikov fu Madonia che sparò dando le spalle al parabrezza. Una seconda vettura, guidata da Anzelmo, seguiva il prefetto, pronta ad intervenire per bloccare l' eventuale reazione dell' agente di scorta. Dal giorno del suo insediamento erano passati poco più di 3 mesi, cento giorni. Il 30 aprile 1982 Dalla Chiesa era giunto in Prefettura a bordo di un anonimo taxi. Durante i giorni che precedettero la strage di via Carini cercò di rispondere allo strapotere delle cosche e di spezzare il legame tra mafia e politica. Le iniziative di Dalla Chiesa furono frenate da ostilità politiche ambientali e da una ridotta capacità di intervento. Il prefetto reclamò continuamente la concessione di poteri di coordinamento che solo dopo la sua morte, però, vennero formalizzati.

 

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione del ventottesimo anniversario dell'uccisione del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell'agente Domenico Russo, ha inviato al prefetto di Palermo, Giuseppe Caruso, un messaggio in cui rinnova ai familiari delle vittime i sentimenti di vicinanza e gratitudine di tutti gli italiani e la sua personale e solidale partecipazione: "Servitore dello Stato di grande rigore civile e morale, da alto ufficiale e da prefetto della Repubblica, il generale Dalla Chiesa pose costante impegno nell'azione di contrasto al terrorismo e alla mafia adottando metodi investigativi atti a fronteggiare efficacemente l'espandersi di fenomeni criminali che andavano segnando tragicamente il nostro paese. Le sue capacità, il suo coraggio e la sua determinazione lo resero punto di riferimento della comunità nazionale, ma anche obbiettivo della delinquenza mafiosa che ne eseguì l'omicidio con modalità spietate nell'intento di provocare un diffuso stato di intimidazione. La sua morte contribuì invece a far crescere un ancora più ampio e diffuso moto di indignata e consapevole difesa di quei valori di giustizia, democrazia e libertà per i quali egli si era battuto anche a costo della vita. Il ricordo del sacrificio del generale Dalla Chiesa è perciò ancora oggi preziosa occasione per rafforzare, specialmente nei giovani, la cultura della legalità e il senso della democrazia, e per rinnovare un convergente e deciso sostegno delle istituzioni repubblicane e della società civile all'attività di contrasto delle organizzazioni criminali svolta dalla magistratura e dalle forze dell'ordine, al fine di contenerne la capacità di controllo del territorio e di infiltrazione nella economia, nazionale e internazionale".

 

 

"In occasione del 28° anniversario della strage di via Carini, desidero, a nome mio e dell'Assemblea di palazzo Madama, ricordare Carlo Alberto Dalla Chiesa, sua moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente Domenico Russo. Ancora una volta il mio pensiero va a questi martiri della giustizia, che hanno pagato con il prezzo estremo della vita la loro lotta quotidiana e senza riserve contro la mafia nella terra di Sicilia". Lo scrive il presidente del Senato Renato Schifani nel messaggio inviato al Prefetto di Palermo, Giuseppe Caruso, nel ventottesimo anniversario della strage di via Carini in cui persero la vita il Prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa e sua moglie Emanuela Setti Carraro "Dalla Chiesa -aggiunge Schifani- ha dedicato ogni momento della sua esistenza al servizio delle Istituzioni con senso del dovere, con lealta' e rettitudine, con rigore, con altruismo e immenso amore per l'Italia e per i cittadini onesti. Un esempio al quale ciascuno di noi deve guardare, un modello al quale fare riferimento in ogni azione quotidiana per continuare a realizzare la difficile ma non impossibile vittoria dello Stato sulla violenza criminale mafiosa".

 

 

"La situazione e' migliorata, ma indubbiamente una maggiore iniezione di risorse porterebbe a notevoli miglioramenti nella lotta a Cosa nostra". Lo ha detto il procuratore capo di paelrmo, Francesco Messineo, a margine della commemorazione in via Isidoro Carini, a Palermo, del 28esimo anniversario dell'uccisione per mano mafiosa del prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, della moglie Emanuela Setti Carraro e dell'agente di scorta Domenico Russo. "Credo tuttavia -ha puntualizzato Messineo- che le situazioni di criticita' che esistevano al tempo del prefetto Dalla Chiesa oggi non trovino piu' riscontro".

 

"Il ricordo di Carlo Alberto Dalla Chiesa è, ancora oggi, un monito per quanti ricoprono un ruolo pubblico e di governo, a qualsiasi livello: la mafia si combatte non soltanto con il quotidiano sforzo di magistrati e forze dell'ordine che frutta sempre nuovi successi investigativi, ma anche affermando, con atti e comportamenti esemplari e trasparenti, il rispetto delle leggi e delle istituzioni". Lo dice il presidente della Regione siciliana, Raffaele Lombardo, nel giorno del ventottesimo anniversario della strage mafiosa di via Isidoro Carini. "La lezione - aggiunge - del generale e prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa ci spinge a operare un continuo sforzo culturale tra i giovani perché senza rispetto della legalità non c'é sviluppo, non c'é libertà e non c'é riscatto sociale per la nostra Sicilia. Accanto alla memoria di Carlo Alberto Dalla Chiesa, vogliamo onorare il ricordo di sua moglie, Emanuela Setti Carraro, e dell'agente della scorta, Domenico Russo, assassinati con lui".

© Riproduzione riservata
Fonte: ansa
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