I rondoni che dalle nostre parti sono l'equivalente delle piccole rondini dalla livrea nera e bianca, affollano i nostri cieli da metà primavera a metà estate circa. Nidificano dovunque trovino degli anfratti in luoghi alti e poco accessibili che consentano loro di raggiungere il nido e di staccarsene in volo. Infatti, come le più piccole rondini, non sono in grado di decollare da terra. Se per caso, in uno dei loro voli, cadono a terra, non sono più in grado di riprendere il volo e devono essere materialmente aiutati, levando in alto le mani che li reggono e lanciandoli il più in alto possibile. Dopo che la loro prole diventa atta al volo ripartono.
E' una meraviglia stare ad osservarli nelle sere d'estate...
Di solito, i rondoni si aggregano casualmente e si lanciano di continuo in voli solo apparentemente ludici. Vanno in caccia di insetti volanti e, quindi, con le loro prede nel becco ritornano frequentemente nei nidi a nutrire dei piccoli.
I nidi di erba secca, rinsaldati con fango rappreso con la saliva, spesso sono collocati nei cassoni delle serrande, da dove i rondoni possono entrare ed uscire con maestria in volo.
I loro voli sono stridenti e danno la vertigine.
Passano e ripassano a velocità trubinosa e, osservandoli, ci si chiede come facciano ad infilarsi al volo nei ristretti passaggi che li conducono al nido.
Volano al mattino e all'alba, nelle ore più fresche delle giornate estive, da fine primavera a metà estate.
Con i loro voli rendono l'aria vibrante ed elettrica, carica dell'energia che si sprigiona dai loro corpi.
Poi, improvvisamente, dopo aver riempito il cielo dei loro voli, dall'oggi al domani, quasi si fossero dati un comune segnale, scompaiono.
I piccoli nutriti amorevolmente sono cresciuti e sono diventati atti al volo: e, quindi, lo stormo è pronto a partire per migrare altrove seguendo rotte millenarie.
Quest'estate è successo il 7 agosto.
Il giorno prima c'erano ancora.
Il giorno dopo erano scomparsi e il cielo era vuoto e silente, morto quasi.
In una città semideserta per l'esodo di Ferragosto che si avvicinava a grandi passi anche i rondoni se ne sono andati di botto, lasciando in coloro che amano osservarli un senso di vuoto ed una cupa tristezza.
Ma tanto sai che torneranno l'anno prossimo, di nuovo con i loro voli allegri.
Ma gli amici rondoni, intanto, non ci sono più.
Il cielo è irrimediabilmente vuoto ed anche se è dello stesso colore azzuro di prima è triste e melanconico.
Ci vuole un po' di tempo a riabituarsi al vuoto...
Al posto delle loro strida disordinata, solo il frinire delle cicale e il richiamo sporadico di qualche merlo solitario.
I rondoni appartengono alla categorie delle cose che, all'improvviso vengono a mancarci, ma che poi ritorneranno.
Sono di quelle cose prima ci sono e che poi non ci sono più. I corsi e i ricorsi. Le nuvole che vanno e, vengono e ritornano in un continuo movimento. La marea che si alza e poi refluisce. Il giorno che segue la notte. Il tempo ciclico che muove tutte le cose della natura e che, con le certezze dei ritorni, aiuta a stemperare l'ansia sconfinata indotta dalla percezione del tempo lineare che si muove lungo un vettore in movimento inesorabile verso la fine.Il tempo ciclico è un tempo che ritorna, riavvolgendosi su stesso, mentre il tempo lineare ha delle sue scadenze inevitabili e, per noi umani, è "a termine", con un punto di scadenza per ciascuno di noi.?
In verità, il tempo ciclico ci serve da antidoto alla crudeltà del tempo lineare e al più o meno rapido incedere verso la fine.
Noi uomini, tuttavia, non possiamo vivere solo di tempo ciclico, ma abbiamo bisogno di avere nella nostra vità anche la percezione del tempo lineare che significa poter sempre riflettere sulla caducità e di quanto prezioso sia prezioso il tempo che abbiamo a disposizione, ma anche per introdurre nella nostra vita progettualità e attivare desideri che, per essere realizzati, implicano determinazione, lavoro e capacità di attesa.
Chido scusa ho dimenticato di firmare il commento : Ciao Virgi !(commento in data 18/08/2010 ore 22.42 )
Complimenti vivissimi per la descrizione poetica di un evento offertoci dalla natura che riesce sempre a stupirci malgrado tutti i maltrattamenti che gli vengono inflitti da noi per così dire "Umani" . Grazie !
bellissima foto e articolo molto piacevole - io pure amo tanto i nostri visitatori pennuti - per me sono il simbolo dell'arrivo del caldo in città e il loro caratteristico richiamo in qualche modo è per me parte integrante del vivere a Palermo - si fonde perfettamente con quella misteriosa ed esotica realtà nostrana.
grazie - ho molto gradito
cristina
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