GUARDA LA GALLERIA DI IMMAGINI (7).
(Michele Marraffa) Un ambiente naturale unico, aspro e rigoglioso insieme, custodito all’interno di uno dei Parchi più importanti d’Italia. Qui sopravvivono, sorvegliati speciali, gli ultimi esemplari di Abies Nebrodensis. Ma anche i piccoli centri medievali che costellano questo microcosmo svolgono una funzione fondamentale: quella di preservare una cultura anch’essa a rischio estinzione.
Le Madonie hanno un’anima? Se per “anima” s’intende una forza vivificatrice, comunicativa, capace di suscitare emozioni, allora la risposta non può che essere positiva. Perché, per quanto la loro importanza, dal punto di vista scientifico, sia legata alla flora e alla fauna, ciò che emana da questo territorio è qualcos’altro, che tocca tutto: natura, uomini, cose. Un fascino magnetico, che solo chi ama e comprende la montagna riesce a percepire fino in fondo.
Su questa porzione di territorio, che costituisce appena il due per cento di quello regionale, nel 1989 è stata istituita una delle zone protette più importanti d’Italia: il Parco delle Madonie che su quasi 40 mila ettari di superficie custodisce un prezioso patrimonio botanico e faunistico. Basti pensare che il suo campionario vegetale comprende più della metà delle specie presenti in Sicilia e almeno centocinquanta delle duecento piante endemiche isolane. Come in una sorta di crocevia, qui si incontrano specie vegetali fra le più eterogenee, piante che provengono dal nord Europa, dall’Africa, dall’Asia, dai Balcani.
Qui sopravvivono, ultimo baluardo, una trentina di esemplari di abete dei Nebrodi, un tempo numerosi sulle Madonie e decimati per l’ottima qualità del legno. Abies Nebrodensis, a ricordare la vicina catena montuosa. Ma non tragga in inganno il nome: fino alla fine dell’Ottocento anche queste montagne venivano chiamate Nebrodi, a rievocare un passato di splendore, in cui gli animali selvatici (e tra essi anche il cerbiatto: in greco “nebros”) popolavano numerosi la fitta vegetazione.
E, ancor oggi, benché vittima anch’essa dell’uomo, la fauna di questo Parco costituisce una preziosa risorsa per il territorio, campionario di tutti i mammiferi che vivono in Sicilia e del 65 per cento dei volatili. Dal mar Tirreno fin verso l’interno, che raggiunge quasi quota 2000 metri con Pizzo Carbonara, la seconda catena montuosa più alta di Sicilia, preceduta solo dall’Etna, offre allo sguardo più di un paesaggio, che si fa ora aspro e ingeneroso, ora inaspettatamente florido, su cui il vicino mar Tirreno riesce ogni tanto a far capolino.
La roccia, dove si mostra nuda, rivela i segni del tempo; si sarebbe formata, in base allo studio dei fenomeni carsici e dei fossili (per lo più Lamillibranchi ed alghe) che ne ricoprono le zone calcaree, duecento milioni di anni fa, durante il Triassico.
Ma le Madonie non sono solo natura, esse racchiudono, soprattutto, un microcosmo sociale, fatto di gesti, riti, tradizioni; di angoli nascosti, pronti a svelarsi allo sguardo attento di chi, trovandosi in questi luoghi, ne voglia comprendere l’essenza. In una sola parola, di cultura. Dal mar Tirreno alla parte più interna del parco, da Campofelice di Roccella ad Alimena; ogni paese, qui, è in sé un piccolo scrigno che custodisce tradizioni e umori d’altri tempi. Feste patronali, sagre e rituali antichi, nello stupendo scenario medioevale che caratterizza i centri madoniti, continuano a scandire la vita della gente del luogo, oggi come ieri indissolubilmente legata al lavoro della terra a ai suoi cicli. Come la Sagra della spiga di Gangi, una festa legata al culto di Cerere, dea delle messi, che ripropone costumi e tradizioni della vita campestre di un tempo. Sette giorni scanditi da momenti rituali, come ‘a vanniata dà festa, in cui un banditore in costume medievale annuncia l’apertura dei festeggiamenti; ‘u corteu dù zitu, sfilata di figure d’epoca a cavallo che rievoca l’antica usanza da parte del fidanzato di far visita alla famiglia della futura sposa per chiederne la mano; fino al momento centrale, il corteo di Cerere, che rievoca figure mitologiche, segno della matrice pagana dell’usanza.
E ancora a Cerere, e ai doni concessi dalla madre terra, è dedicato il Ballo della cordella sull’aia di Petralia Soprana, un’antichissima danza ballata in occasione dell’ultimo fazzoletto di terra trebbiato. Secondo l’usanza, dodici coppie, al ritmo della tarantella, intrecciano cordelle colorate che si dipartono da un palo, dando vita ad una serie di figure suggestive. A guidarle il Bastoniere, che rivolge i suoi canti alla Madonna del Ponte, la vergine onorata dai contadini prima di andare nei campi. Religiosità e folklore, sacro e profano: nei centri madoniti, il rispetto delle tradizioni si traduce anche in un profondo legame con i propri santi patroni. Una fede che, ogni domenica mattina, porta gli abitanti del piccolo paese di Blufi a ritrovarsi nell’antico Santuario della Madonna dell’Olio. Un nome curioso, dovuto alla presenza, nelle vicinanze del tempio, di un sito in cui affiora un olio minerale a cui già in epoche remote erano attribuite proprietà curative e che, secondo gli anziani del luogo, anticamente veniva utilizzato anche come condimento per i cibi. Nel secolo passato, probabilmente in seguito al repentino prelievo da parte degli abitanti della zona, esso si esaurì, riaffiorando sotto forma di liquido scuro combustibile dov’è oggi, a circa un centinaio di metri dal santuario.
Alla fonte sacra farebbe riferimento anche Aristotele in una delle sue opere scientifiche, la “De Mirandis”. Scrive lo stagirita: “esiste in Sicilia nell’agro sicanico un liquido di sorgente, di sapore salso e acidulo, adoperato come condimento in alcune specie di vivande”. Parole che, secondo lo storico Giuseppe Inguaggiato Collisani, autore dei “Cenni Topografici e Storici di Petralia Soprana”, si riferirebbero proprio all’olio di Blufi. Legame con la terra, generosa dispensatrice di sostentamento; ma anche con il Cielo e le forza benevole che da lassù governano le cose di questo mondo. Sta tutto qui il cuore dei madoniti, nella loro volontà di affrontare la dura vita dei campi, forti della fiducia data ai propri santi, amati e celebrati. Ma anche nella loro capacità di restare fedeli alla montagna e alla sua cultura, tanto da esserne divenuti testimoni e custodi. E l’istituzione del Parco, qui più che altrove, va oltre l’affermazione di una crescente coscienza ecologica. Perché preservare questo territorio, questi luoghi, vuol dire soprattutto garantire la sopravvivenza ad una civiltà che, altrimenti, sarebbe andata perduta.
Gentile dott. Marraffa, le segnalo un po di confusione tra Petralia Sottana e Soprana, Giuseppe Collisani è autore di "Cenni Topografici e Storici di Petralia Sottana" e non Soprana e si riferisce al fiume salso che si innesta all'Imera e non alla fonte di "petrolio" non proprio adatto quale condimento; Alimena e Campofelice inoltre, sono fuori dal Parco benchè sempre dentro le Madonie. Mi scusi delle precisazioni e la ringrazio per il bell'articolo sul nostro territorio.
Cordiali saluti,
Comune di Petralia Sottana
Gentile Dott. Maraffa,
le segnalo che nella descrizione dei paesi delle Madonie ha commesso una imperdonabile dimenticanza. Non ha citato il piccolo paese di Isnello che si trova proprio nel cuore delle Madonie ai piedi del parco. Questo piccolo paese medievale, che é quello dei miei avi, é ricco di storia,tradizioni e cultura. Le ricordo tra l'altro, l'antichissima rappresentazione della Casazza che mette in scena la passione di Cristo in quadri viventi di cui purtroppo l'ultima edizione risale agli anni cinquanta. Segnalo ancora a coloro che si interessano alla fauna e alla flora del territorio il libro del Dott. Carmelo Virga "Notizie storiche e topografiche di Isnello e del suo territorio" pubblicato nel 1879 e ripubblicato dalla Casa Editrice Sellerio nel 1999.
Isnello é davvero la perla delle Madonie e le si farebbe gran torto non citarla fra gli splendidi paesi madoniti.
Distinti saluti
Dott.ssa Magda Virga
Gentile dott. Marraffa, le segnalo un po di confusione tra Petralia Sottana e Soprana, Giuseppe Collisani è autore di "Cenni Topografici e Storici di Petralia Sottana" e non Soprana e si riferisce al fiume salso che si innesta all'Imera e non alla fonte di "petrolio" non proprio adatto quale condimento; Alimena e Campofelice inoltre, sono fuori dal Parco benchè sempre dentro le Madonie. Mi scusi delle precisazioni e la ringrazio per il bell'articolo sul nostro territorio.
Cordiali saluti,
Comune di Petralia Sottana
Una fonte indispensabile di informazioni statistiche. Consulta l'intero archivio o esegui una ricerca.
Consulta l'intero archivio o esegui una ricerca.