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Vacche tedesche ed inglesi nel mirino:
inquinano quanto gli autotreni e i Suv di grossa cilindrata

di Maurizio Crispi
13 gennaio 2010 11:05
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A quanto sembra, non è solo il traffico veicolare su gomma a determinare l'inquinamento atmosferico e l'avanzare del temuto effetto-serra.

Anche il consumo smodato di carne e, di conseguenza, la crescita numerica dei capi di bestiame (soprattutto bovini) fanno la loro parte.

E' così che scienzati ed ambientalisti volgono, in questi ultimi tempi, un occhio preoccupatio al ruolo che hanno i bovini nell'inquinamento atmosferico e nell'immissione di gas metano nell'aria che respiriamo.

 

Secondo quanto riporta la Reuters l’agricoltura tedesca manda nell'atmosfera 133 milioni di tonnellate di CO2 all'anno. Thilo Bode, numero uno dell'organizzazione Foodwatch, organizzazione di difesa dei consumatori della Germania: «Le mucche sono una bomba climatica». Non la scampa più nessuno, questa battaglia sui cambiamenti del clima. Solo che – aggiunge – la lobby agricola è finora riuscita a tener il fatto nascosto, al contrario di quanto non hanno saputo fare acciaierie, produttori di energia, industria dell’automobile, compagnie aeree.

 

Nello stesso tempo, giunge un'analoga notizia dall'Inghilterra le cui mucche - a quanto sembra - sono responsabili del 4% delle emissioni totali di metano nell'atmosfera e, doves arebbero stati attivati degli interventi genetici per modificare sia la flora batterica intestinale dei ruminanti sia i geni responsabili della produzione di quegli enzimi che facilitano la formazione di gas metano.

 

 

Scenari da fantascienza, dunque.

Ma anzichè tormentare i poveri bovini (e poi si attenzioneranno sicuramente anche i suini) con apparrecchi misuratori delle emissioni di metano, si potrebbero pensare altre soluzioni che, tra l'altro, vadano verso forme di economia sostenibile, compresa la produzione energetica da fonti povere.


Per esempio, tutte queste emissioni di metano che - detto in soldoni - altro non sono che le flatulenze dei nostri bovini potrebbero essere utilizzate come fonte energetica.

In un famoso (e mitico) film (Mad Max beyond the thunderdome, in Italiano Mad Max - Oltre la sfera del tuono) che ipotizza un mondo futuro, degradato da una catastrofe nucleare e privato di fonti energetiche, gli abitanti di Bartertown, una cittadella tecnologizzata (anche se dominata da un clima di potere medievale), traggono l'energia di cui hanno bisogno proprio dalle esalazioni gassose dei suini che, allevati in gran di greggi, vivono in una sorta di sotto-mondo che assomiglia molto ad un'anticamera degli Inferi. E, qui, si innesta un conflitto irriducibile tra il capo carismatico della cittadella (impersonato da una Tina Turner a metà tra sacerdotessa carismatica e guerriera) e il nano frustrato che possiede le conoscenze tecnologiche per far funzionare la centrale energetica
Pensiamoci...

 

Una scheda tecnica sul metano (CH4)

La concentrazione del metano nell’atmosfera sta aumentando in modo costante da alcuni secoli, insieme all’aumento della popolazione mondiale e all’espansione dell’economia globale. Le principali fonti di emissione sono: gli allevamenti dei ruminanti (i cui sistemi digerenti producono metano), le risaie, la decomposizione anaerobica di materiale organico nelle zone paludose, le discariche urbane, l’estrazione e l’uso del metano e dei prodotti petroliferi. I livelli di metano crescono oggi ad una velocità dimezzata rispetto a 20 anni fa, ma le ragioni di questo fenomeno non sono chiare. Si valuta che il metano eserciti un effetto serra pari a un terzo di quello della CO2, cioè circa il 23% del totale.

La molecola del metano, che è ritenuto il combustibile più “pulito” grazie al fatto che durante la sua combustione non vengono rilasciati altri prodotti inquinanti oltre all'inevitabile anidride carbonica, ha un effetto serra circa 21 volte superiore a quello di una molecola di CO2.

Il caso del metano ci deve far riflettere sul fatto che attività, come l’agricoltura e l’allevamento, che a prima vista potrebbero essere considerate ecologicamente “pulite”, comportano anch’esse delle emissioni nell’atmosfera il cui impatto non deve essere trascurato.

© Riproduzione riservata
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Anonimo 03 giugno 2010   18:21

MITTEMUCI UN TUBU E RECUPERAMU U GAS NTE BUMMULI PI CUCINARI.

angelo41 14 gennaio 2010   19:06

Questa storia proprio non la capisco: le vacche ci sono sempre state, da secoli; scorreggiano solo oggi? Boh.

Anonimo 13 gennaio 2010   11:50

E' la globalizzazione, bellezza!

Così, un peto (di mucca) a Berlino,

si sente pure in Trentino... (per dire..)

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